Addio a Roger Moore

Si è spento ieri a 89 anni uno degli attori inglesi più iconici della seconda metà del novecento. Sir Roger Moore era un simbolo di eleganza e classe, sempre mantenuta anche quando si era ritirato dalle scene.

Aveva iniziato a farsi conoscere dal grande pubblico all’inizio degli anni ’60 con la fortunata serie tv Il Santo. La sua fama cresce ulteriormente una decina di anni dopo quando nel 1972 affianca Tony Curtis in Attenti a quei due, un telefilm di enorme successo anche nel nostro paese. L’anno successivo avviene la svolta decisiva della sua vita. Sean Connery ha definitivamente abbandonato la saga di James Bond dopo sei film (intervallati dalla poco apprezzata interpretazione di George Lazenby in Al Servizio Segreto di Sua Maestà) e i produttori sono alla ricerca di un nuovo volto per l’agente britannico con licenza di uccidere. La scelta ricade proprio sul quarantacinquenne Moore, che si rivelerà perfettamente a suo agio nella parte fin dal suo debutto in Vivi e lascia morire. Raccogliere l’eredità di Connery poteva apparire per chiunque un’impresa quasi impossibile e rischiosissima per la carriera (e il povero Lazenby citato prima ne sa qualcosa…) ma Moore è riuscito a scrollarsi di dosso il peso di succedere al primo storico volto di Bond dandogli un’impronta diversa e brillantemente originale. Il suo 007 è meno rude e decisamente più ironico del precedessore, ma allo stesso tempo non dimentica di conferirgli il suo tradizionale carisma e il proverbiale fascino.

Superato dunque lo scoglio dell’esordio, Moore proseguirà la sua avventura in smoking per ben 12 anni, prestando il suo volto all’agente doppio zero in 7 film. Tra i maggiormente riusciti vanno ricordati La spia che mi amava (1977) e Solo per i tuoi occhi (1981). A quasi 58 anni, accorgendosi di essere più anziano della madre dell’attrice che interpretava la bond girl di turno e dicendosi disposto a tornare in un altro capitolo solo se gli avessero dato il ruolo del cattivo, dice addio al suo personaggio nel 1985 con Bersaglio Mobile. Dopo di lui la serie di James Bond subirà una pesante battuta d’arresto che durerà fino alla metà degli anni ’90, quando riuscirà a risollevarsi ancora una volta con l’arrivo di Pierce Brosnan.

Terminata la settima fatica bondiana la sua filmografia si fa sempre più ristretta. Nel frattempo Moore ha iniziato un importante impegno umanitario come ambasciatore UNICEF che lo vedrà impegnato fino all’ultimo periodo della sua vita. Roger Moore rappresenta per molti il vero e autentico Agente 007. Difficile stabilire se sia meglio lui o Connery, o se addirittura Daniel Craig stia lentamente riuscendo ad oscurare le loro stelle. Quel che è certo è che non vedremo più un attore interpretare Bond in sette pellicole consecutive, e tanto ci basta per ricordarlo con nostalgia come un elemento indispensabile per il successo di una saga che va avanti da oltre mezzo secolo.

E se ancora questo non bastasse a ricordare Roger Moore come si deve, tanto vale riportare un simpatico aneddoto pubblicato da un certo Marc Haynes nel suo profilo Facebook:

“Più meno nel 1983, quando avevo sette anni, prima che gli aeroporti avessero le lounge per i viaggiatori di prima classe, ero con mio nonno all’aeroporto di Nizza e vidi Roger Moore seduto in attesa di prendere un aereo, che leggeva un giornale. Dissi a mio nonno che avevo appena visto James Bond e gli chiesi se fosse possibile andare da lui per chiedergli un autografo. Mio nonno non aveva idea di chi fossero James Bond o Roger Moore, così andammo da lui e mi ci piazzò davanti, dicendo: «Mio nipote dice che sei famoso, potresti fargli un autografo?».
Con la massima gentilezza possibile Roger chiede il mio nome e firma per bene il retro del mio biglietto aereo con una frase gentilissima. Io sono felicissimo, ma mentre torniamo ai nostri posti butto un occhio alla firma. Non si capisce bene, ma di certo non c’è scritto James Bond. Mio nonno guarda l’autografo e capisce che c’è scritto Roger Moore. Non ho idea di chi sia Roger Moore e inizio a starci male. Dico a mio nonno che ha sbagliato a firmarlo, che l’ha fatto con il nome di qualcun altro. Così mio nonno torna da Roger Moore, con in mano il biglietto autografato. Mi ricordo che mentre sono ancora seduto al mio posto, mio nonno gli fa: «Mio nipote dice che hai firmato con il nome sbagliato, che il tuo nome è James Bond». Roger Moore fa una smorfia, capisce, e mi dice di andare da lui. Quando gli sono vicino si abbassa, si guarda intorno, alza un sopracciglio e con voce bassa mi dice: «Ho dovuto scrivere “Roger Moore” perché altrimenti… Blofed [il nemico di James Bond] potrebbe scoprire che sono qui». Mi chiese quindi di non dire a nessuno di aver visto James Bond, dicendomi che dovevo tenere il segreto. Tornai contentissimo a sedere. Mio nonno mi chiese se c’aveva scritto “James Bond”. Gli dissi di no, che mi ero sbagliato. Ero quindi diventato un alleato di James Bond.
Molti, molti anni dopo, stavo lavorando alla sceneggiatura di una cosa che aveva a che fare con l’Unicef e Roger Moore ci stava recitando come ambasciatore. Fu gentilissimo e mentre i cameramen stavano sistemando le cose gli raccontai di quella volta in cui lo incontrai all’aeroporto di Nizza. Ne fu felice, fece una risatina e disse: «Beh, non me ne ricordo ma sono felice che tu abbia incontrato James Bond». Fu bellissimo.
Poi fece una cosa geniale. Dopo le riprese mi passò vicino in un corridoio, andando verso la sua macchina. Quando mi fu accanto si fermò, si guardò intorno, alzò un sopracciglio e con voce bassa mi disse: «Certo che me lo ricordo quell’incontro a Nizza. Ma prima non potevo dire niente, con tutti quei cameramen attorno: avrebbero potuto essere uomini di Blofed». Avevo 30 anni e la felicità fu la stessa che provai quando ne avevo sette. Che uomo straordinario.” (da http://www.ilpost.it/flashes/roger-moore-james-bond/)

 

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