L’Arrampicamuri sul grande schermo

Con Homecoming la saga cinematografica dell’Arrampicamuri si arricchisce di un nuovo capitolo che, stando alle anticipazioni e ai trailer pubblicati negli ultimi mesi, sembra essere uno dei più riusciti. A pensarci potrà fare effetto, ma dal 2002 ad oggi abbiamo assistito all’uscita di cinque film dedicati interamente all’Uomo Ragno. Un anno fa il tessiragnatele è riuscito a tornare sotto il controllo della Marvel che l’ha abilmente inserito in Civil War, creando i presupposti per un rilancio innovativo e connesso al Marvel Cinematic Universe. Ma com’erano i cinecomic precedenti? Quali sono i più riusciti? Meglio la trilogia di Raimi o i due episodi girati da Marc Webb? Qui proveremo ad analizzare brevemente ogni apparizione di Spidey sul grande schermo, cercando di capire quali siano stati i pregi e i difetti di ciascun film.

 

Spider-Man (2002)

Il debutto del supereroe sul grande schermo viene affidato all’esperto di horror e dintorni Sam Raimi, il quale cercando di soddisfare il grande pubblico confeziona un prodotto molto godibile. Tobey Maguire conferisce la giusta credibilità al suo doppio ruolo, Willem Dafoe è un Norman Osborn/Goblin tanto ambiguo quanto terrificante, Kirsten Dunst si fa apprezzare nei panni di Mary Jane, mentre tutti i vari comprimari (Harry Osborn e J. Jonah Jameson in primis) funzionano bene. Anche se con diverse licenze, gli elementi basilari del fumetto originale vengono mantenuti. Le origini del personaggio vengono raccontate in modo efficace ma senza correre il rischio di perdere troppo tempo nella parte introduttiva. Le sequenze d’azione sono tutte spettacolari e la colonna sonora di Danny Elfman è adattissima ad accompagnare sia le scene di tensione che quelle drammatiche. L’enorme successo al botteghino è una logica conseguenza di tutto ciò. Unica perplessità: il costume-armatura di Goblin non convince del tutto.

VOTO:7

Spider-Man 2 (2004)

La seconda avventura è un mix quasi impeccabile di adrenalina, divertimento e momenti introspettivi. Il regista compie un salto di qualità decisivo e si mostra ormai in completa padronanza della storia e del tono da conferire alla sua versione di Spidey. Il fulcro della vicenda del secondo capitolo è la difficoltà del protagonista di conciliare la sua vita normale con quella di Spider-Man, ponendo l’attenzione sulla fragilità e sui sacrifici che si celano dietro la maschera del nostro eroe. Dunque è presente un’introspezione psicologica maggiormente approfondita rispetto all’esordio che non si limita solo a Peter Parker ma si estende alla gran parte dei coprotagonisti, specialmente a Harry e al famigerato Dr. Octopus. Ciò non vuol dire che vengano trascurate le sequenze che fanno rimanere col fiato sospeso (ad esempio lo scontro contro Octavius su un treno in corsa è di quelle che non si dimenticano facilmente). Il finale aperto e l’ottima risposta del pubblico fanno intuire che il sequel sia pressoché garantito.

VOTO: 8,5

 Spider-Man 3 (2007)

Un deciso passo indietro rispetto ai primi due. Pur avendo a disposizione un budget superiore ai capitoli precedenti, Raimi questa volta non si ripete. Viene messa troppa carne al fuoco e il risultato finale è un’accozzaglia di situazioni e vicende rappresentate in modo approssimativo o comunque non all’altezza. Sono presenti tre nemici da affrontare e nessuno di questi presenta il carisma che dovrebbero avere, soprattutto Venom. Ancora una volta c’è l’intento di cercare di dare risalto alla crisi interiore del supereroe, peccato che venga proposta senza mordente e con uno stile tutt’altro che convincente. Va riconosciuto che i combattimenti si mantengono di buon livello e che il ritmo è incalzante dalla prima all’ultima scena, ma ciò non basta a salvare un terzo capitolo dal quale era lecito aspettarsi di meglio. Tra le cose da dimenticare in fretta, oltre al già citato Venom, non possono essere tralasciate la versione pseudo-emo di Peter Parker e una Gwen Stacy ridotta ad inisgnifcante caricatura.

VOTO: 4/5

C’è qualcosa di sbagliato in tutto questo…

 

The Amazing Spider-Man (2012)

Archiviata definitivamente l’ipotesi di un quarto episodio diretto da Raimi, si decide di ripartire da zero con un rilancio della saga. Il progetto viene affidato al giovane Marc Webb, regista al suo secondo lavoro dietro la macchina da presa. A differenza della trilogia precedente, invece che ispirarsi al fumetto tradizionale, attinge parecchio dalla versione degli albi Ultimate dei primi anni duemila. Il discreto Andrew Garfield dà volto ad un Peter Parker meno imbranato ma più cupo del suo predecessore. Di pari passo si nota un’atmosfera leggermente più tetra rispetto ai tre capitoli con Maguire, sebbene non manchino gli intermezzi quasi da commedia. La relazione sentimentale tra Peter e Gwen Stacy, ben interpretata da Emma Stone, viene inserita in modo perfetto nell’intreccio della vicenda. L’indice di spettacolarità è elevato in ogni scena d’azione, principalmente nella seconda parte. La nota negativa sta nel villain di turno, il lucertolone Lizard: di scarso spessore emotivo e dalla resa scenica poco convincente.

VOTO: 6,5

 

The Amazing Spider-Man 2- Il potere di Electro (2014)

Il sequel ha luci e ombre. Viene dato un po’ troppo spazio alla storia sentimentale dei due giovani protagonisti, i quali si mostrano sempre più a loro agio nei rispettivi ruoli. La dinamicità complessiva ne risente, e le due ore e mezza di durata a tratti possono pesare. Per il resto la trama funziona, anche se inserire tre cattivi in un unico cinecomic è un azzardo che non paga. Se da un lato Jamie Foxx dà il meglio di sé nell’interpretare il malvagio Electro, dall’altro la versione di Goblin non è di grande effetto e la sua presenza si limita ad una comparsa nello scontro finale. Le scene con Rhino infine sembrano pensate apposta per dare l’opportunità a Paul Giamatti di comparire nel franchise. Nonostante qualche difetto innegabile rimane un seguito tutto sommato dignitoso che avrebbe forse meritato un’ulteriore opportunità. Con Il potere di Electro invece la saga di Amazing Spider-Man si interrompe.

VOTO: 5,5

 

Captain America: Civil War (2016)

Tornata nuovamente disporre del suo eroe migliore, la Marvel non perde tempo e lo butta subito nella mischia della Civil War tra gli Avengers, mettendo le basi per un nuovo rilancio. Ci viene presentato un giovanissimo Peter ancora insicuro che però non esita un attimo a rispondere prontamente alla chiamata di Tony Stark. Nell’unica battaglia a cui prende parte mostra una spregiudicatezza a tratti ingenua accompagnata da un’irrefrenabile propensione a parlare anche nei momenti più inopportuni.

Prima di esprimere un giudizio definitivo su Tom Holland e la sua interpretazione non ci resta che attendere Homecoming. Le premesse positive ci sono tutte…speriamo che la resa sia all’altezza delle aspettative!

 

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