Crash N.(Ostalgy) Trilogy

L’arrivo di Crash Bandicoot N. Sane Trilogy sugli scaffali di tutto il mondo sancisce ancora una volta quanto il fenomeno delle remaster sia in crescita e quanto conta il fattore nostalgia per il pubblico. E’ significativo il dato che arriva dal mercato UK, in cui il gioco si è imposto al primo posto nella classifica delle vendite di Giugno, pur essendo in vendita solo dal 30 del mese stesso. Tuttavia il fenomeno non è circoscritto al solo mercato del Regno Unito, ma è globale come testimoniano i social letteralmente invasi da foto e video di giocatori alle prese con il famoso marsupiale. Questo tipo di remaster scatena spesso aspre diatribe fra coloro che le considerano un modo semplice di fare cassa in mancanza di nuove idee, e coloro che apprezzano vedere i publisher non dimenticare i loro brand storici e riproporli per neofiti e non.

Prima di andare più a fondo nella questione faremo un breve approfondimento sul gioco in sè e sulla storia del brand (concentrandoci solo sulla trilogia originale, ovvero quella siluppata da Naughty Dog per la primissima PlayStation), per coloro i quali non la conoscessero.

 

Quando Sony decise di inserirsi nel mercato video ludico nel 1994, si rese conto che la sola potenza della console non bastava per far imporsi sul mercato, ma c’era la necessità del supporto degli sviluppatori, e soprattutto di grandi esclusive che fossero legate al nome PlayStation. Per rivaleggiare con le dirette concorrenti aveva bisogno di una mascotte, come fu Super Mario per la Nintendo o Sonic The Hedgehog per la SEGA. Decisero quindi di affidare il compito a un team di sviluppo emergente, Naughty Dog che sotto la guida dei fondatori Andy Gavin e Jason Rubin diventerà una delle software house di punta della console Sony e ben presto sinonimo di originalità e qualità. La volontà di ripetere il successo dei giochi sopracitati è testimoniata dalla volontà di sfidarli sul loro stesso campo da gioco, il platform, aggiungendo la componente tridimensionale. Il team di sviluppo lo chiamò scherzosamente “Sonic’s Ass Game” dato che la telecamera inquadrava per la quasi totalità del gioco il retro del protagonista.

L’idea iniziale di Gavin e Rubin era di ricercare un animale poco conosciuto come base per il personaggio, conducendo una ricerca che porterà a considerare inizialmente il Vombato (un marsupiale australiano) e a dare al gioco il titolo provvisorio Willy the Wombat. Tuttavia non erano convinti da questo personaggio tanto che ne cambiarono il nome in Crash (per la sua predisposizione a distruggere casse di legno e altri oggetti) e scelsero un’altro tipo di marsupiale, il Bandicoot. Ed eccola lì, la loro mascotte, Crash Bandicoot prese vita, con i suoi jeans e le scarpe da tennis che rendevano facile ai ragazzi degli anni 90 immedesimarsi nelle avventure di questo strano marsupiale e dei suoi comprimari, come il celebre Dottor Neo Cortex, tanto da portare la serie su innumerevoli piattaforme con svariati spin-off. Proprio questa fu la chiave del successo della serie, una semplicità che crea una connessione immediata con il pubblico contrapposta alla difficoltà intrinseca del gioco con i suoi difficilissimi livelli segreti (come il leggendario livello rimosso dal primo capitolo Stormy Ascent o The High Road). Nonostante i timori iniziali dei piani alti di Sony, il gioco si rivelò un successo planetario sin dal primo istante.

La serie oggi si ritrova ad avere nuova vita, ritornando alle origini, proprio sull’ultima arrivata della famiglia che gli aveva dato i natali, PlayStation 4 (ancora non è perfettamente chiaro se arriverà in futuro su altre console). I fan del Bandicoot sono letteralmente impazziti quando uscirono in rete i primi rumor e le prime immagini a riguardo e oggi i giocatori dimostrano che negli anni l’amore per il marsupiale non è andato perduto.

Spesso questi progetti si limitano a un mero aumento della risoluzione, della qualità delle texture e a una ripulitura generale del codice di gioco (non sempre riuscendo in questo intento) tuttavia Crash Bandicoot N. Sane Trilogy non fa parte di questa categoria. Il gioco (o i giochi) è stato restaurato da cima a fondo rifacendo dal principio le texture, i modelli poligonali e le animazioni, rendendolo in linea con gli standard current gen, aggiungendo persino alcuni nuovi livelli. Non mancano tuttavia le critiche, come la presunta maggiore difficoltà del gioco rispetto all’originale. Causa di quest’ultima sembra essere la differente velocità delle animazioni rispetto all’originale, che rende difficile saltare con precisione, anche per la natura dello scenario che, cambiata solo nell’aspetto, non è stata adeguata alle altre modifiche apportate.
E’ interessante notare in questo panorama la “voce stonata” del diretto concorrente di SonyMicrosoft che invece di puntare anch’essa a rimasterizzare i suoi vecchi cavalli di battaglia (come fece per la Halo : The Master Chief Collection) sembra puntare in modo sempre più massiccio sulla retrocompatibilità. Abbiamo già visto come Xbox One e Xbox One X sono ormai retrocompatibili con moltissimi dei giochi dell’ Xbox 360 e il parco giochi continuerà ad espandersi con quelli dell’Xbox originale negli anni a venire.  Tuttavia il colosso di Redmond, nonostante l’apprezzamento dei fan, sembra essere l’unico a muoversi in questa direzione, dato che sia Sony (sin dai tempi di PlayStation 2) che Nintendo (con la sua nuova console, Switch) sembrano aver abbandonato definitivamente la retrocompatibilità.

Una promettente alternativa potrebbe essere quella dell’emergente servizio di Sony, PlayStation Now, che come un “Netflix videoludico” permette di giocare a buona parte dei titoli PlayStation 3 in streaming su qualsiasi dispositivo, pagando ovviamente un’abbonamento dedicato al servizio. Attualmente il servizio punta ad espandere il suo parco titoli con i giochi PlayStation 4 e perchè no, in futuro, si potrebbe anche puntare sul retrogaming rendendo disponibili anche le vecchie glorie della casa giapponese.

Tuttavia con questi numeri in termini di successo commerciale e mediatico, è impossibile pensare che la Sony non consideri di puntare su altre remaster di serie storiche come MediEvil, Spyro the Dragon  o anche serie di terze parti come Metal Gear Solid o Parasite Eve (in fondo chi di noi non vorrebbe rivivere queste straordinarie avventure ancora una volta, con il trucco rifatto per l’occasione?).

Non ci resta che sperare (e aspettare…).

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