È morto George Romero, padre del genere Zombie

Il regista americano George A. Romero, è morto all’età di 77 anni, lo annuncia il Los Angeles Times riportando le parole del produttore Peter Grunwald che ha riferito che il regista è morto nel sonno a seguito di una breve ma aggressiva battaglia con un cancro ai polmoni.

Aveva accanto a sé la moglie Suzanne Desrocher Romero e la figlia Tina Romero.

Regista di cult come La Notte dei Morti Viventi, George Romero ha creato un genere cinematografico che apparentemente era puro intrattenimento ma invece nascondeva un linguaggio politico e sociale molto marcato.

Nel 1968 usciva La Notte dei Morti Viventi (in Italia sarebbe arrivato nel 1970): per la prima volta gli zombie non erano creati con rituali vudù o pratiche stregonesche, ma erano “figli” di un virus, il protagonista era il nero Duane Jones in anni in cui vedere un uomo non bianco come personaggio principale di un lungometraggio era impensabile. La pellicola è stata interpretata nelle maniere più disparate: allegoria della Guerra in Vietnam, della Guerra Fredda, del razzismo negli Stati Uniti.

Prima di dirigere Zombi Romero firmò un paio di altri horror che però non ebbero riscontro nel pubblico dell’epoca: La stagione della strega, 1972 e Wampyr, 1978.

Qualche tempo fa, Romero affermò:

“Solo dopo La notte dei morti viventi, capii come quella degli zombie potesse essere una metafora potente, e importante. Se non li si considera mostri, ma una rappresentazione di quel che noi uomini siamo diventati, ecco allora che il genere dei morti viventi acquista un’altra dimensione, Zombi nasce nel clima psicologico e sociale successivo a uno dei più bui e turpi periodi della storia americana, dopo l’escalation di sangue e morte della guerra del Vietnam”.

Romero completò la sua “Trilogia dei morti viventi” nel 1985 con il meno acclamato e più cupo Il giorno degli zombi.

L’influenza esercitata dal film sugli altri media è stata immensa: basterebbe citare Shinji Mikami, il regista e ideatore della saga videoludica di Resident Evil, che non ha mai nascosto di essere stato influenzato dal film di Romero, il “nostro” Dylan Dog o in tempi più recenti, i fumetti e la serie tv di The Walking Dead. Serie che, però, il regista ha sempre criticato più o meno aspramente.

Nel 2011, ad esempio, spiegò perché non avesse accettato di dirigere un episodio di The Walking Dead:

Amo i libri, ma non ho visto neanche un episodio della serie. Adoro i film di Frank Darabont e so che ha fatto un buon lavoro con The Walking Dead, ma non ne ho guardato alcuna puntata perché i miei zombi sono qualcosa di personale. Non volevo prendere parte a questo progetto anche se i produttori mi hanno proposto di dirigere degli episodi. Era semplicemente qualcosa che non mi apparteneva. I miei zombi sono un autentica calamità. E’ Dio che ha cambiato le regole del gioco e qualcosa di terribile comincia ad accadere, li uso come allegoria di fatti sociali. Ora c’è una sorta di rivoluzione zombi, eppure, se consideriamo che il solo film di morti viventi ad aver superato i 100 milioni al box office è stato Zombieland, penso di aver influenzato più che altro i videogame che, messi insieme, hanno venduto decine di milioni di copie.

Vi lasciamo con il capolavoro per eccellenza del maestro Romero: La Notte Dei Morti Viventi.

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