Il Trono di Spade – Recensione 7×01

Lo show dei record l’ha fatto ancora, e che lo si ami o lo si odi è innegabile che la puntata di ieri conferma che Game of Thrones è ancora saldamente seduto sul trono dei serial in pay-per-view. E lo dimostra ancor prima della messa in onda, perchè sui social non si parla d’altro prima di una puntata del serial HBO, perchè persino l’audience europea e italiana non teme l’orario proibitivo e segue l’episodio in contemporanea con la messa in onda statunitense e perchè ormai non è più solo una serie tv, ma un fenomeno culturale di massa inarrestabile. Ma ora bando alle ciance e parliamo dell’episodio di ieri “Dragonstone“.

SPOILER ALERT!! Non proseguite se non avete ancora visto l’episodio 7×01 “Dragonstone

L’episodio, e di conseguenza la stagione, parte esattamente dove si era concluso il precedente, mostrando Arya Stark che continua a prendersi la sua vendetta sui Frey prendendo le sembianze dell’ormai defunto Walder, dimostrando come la più piccola degli Stark, dopo un passato fra i più travagliati della serie, è pronta a farla pagare a tutti, è determinata e sarà una dei motori che muoveranno questa stagione. Esordire con una sua scena così forte è senza dubbio un segnale in questo senso.  Questo conferma quanto detto dallo showrunner David Benioff, che affermava che la settima e ottava stagione sono da intendersi come un unico grande finale della serie.

Sul fronte Approdo del Re invece ci viene mostrata una Cersei Lannister intenta a osservare, insieme al fratello Jaime, una mappa dei sette regni, rendendosi conto dei pericoli provenienti da ogni angolo e della necessità di trovare alleati forti (non mancando di minacciare comunque Jon Snow di spazzarlo via se non gli avesse giurato obbedienza). E’ qui che la performance di Johan Philip Asbæk, nei panni di Euron Greyjoy ruba la scena, stuzzicando lo spettatore con i suoi modi stravaganti e al contempo accattivanti e offrendo alla regina l’aiuto della sua flotta in cambio della mano della donna più bella del mondo.

Poco da commentare riguardo Grande Inverno. Anche qui si ricomincia esattamente da dove ci eravamo lasciati, con discussioni politiche e intrighi da parte di Petyr Baelish pronti a essere messi in atto, ma ancora celati. Molto legata a questa squenza è quella invece dedicata a Samwell Tarly che, sorvolando sulle sue disgustose mansioni, riesce finalmente ad avere accesso (con l’inganno) alla sezione proibita della biblioteca nella Cittadella nella Città Vecchia, trovando informazioni interessanti che è intenzionato a fornire all’amico Jon. Grandissima sorpresa la presenza di Jorah Mormont proprio nella Cittadella, di cui vediamo solo il braccio che testimonia un evidente progressione del morbo grigio di cui scopriremo sicuramente altro nelle prossime puntate.

L’episodio si chiude con la madre dei draghi, che finalmente tocca terra a Roccia del Drago (che da il nome all’episodio) dopo il suo lunghissimo viaggio in mare, e lì si siede sul trono, anticipando il suo imminente arrivo che finalmente la vedrà combattere per i regni che le appartengono per diritto di nascita.

Per quanto riguarda il ritmo della puntata c’è stato un leggero passo indietro rispetto alle puntate precedenti, obbligato per esigenze di svolgimento della trama, tuttavia l’episodio resta scorrevole e spedito per essere una premiere. L’atmosfera è fredda, come ci era stato promesso, poichè come ormai ben sappiamo “l’ inverno è arrivato”, e i nemici giungono da ogni parte dei sette regni per ognuna delle fazioni in gioco, che siano umani o estranei. Tuttavia non mancano i momenti più “leggeri” come il cameo di Ed Sheraan, apparentemente inutile nello svolgimento della storia, quanto adatto per spezzare la tensione e far rilassare lo spettatore con qualche sorriso, complice l’evidente eccitazione del cantante nell’essere parte del cast di una serie di cui è dichiaratamente fan.

Dal punto di vista tecnico la puntata non delude le aspettative e si attesta nella media della serie per quanto riguarda la qualità complessiva della fotografia, scenari, regia, recitazione, colonna sonora e effetti speciali, senza tuttavia segnare un nuovo standard come hanno fatto le ultime due puntate della stagione scorsa (ma non c’è ancora molto tempo per stupire il pubblico e alzare l’asticella ancora una volta).

In conclusione la puntata riesce nel suo intento primario, ovvero riallacciare i fili con la stagione precedente, creare i presupposti per i prossimi eventi e generare un forte hype per ciò che seguirà.

Chi ben comincia…

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