La Torre Nera – Recensione

“L’uomo in nero fuggì nel deserto e il pistolero lo seguì.”

Sul finire dell’estate che per il mondo dei cinecomic verrà ricordata come quella in cui l’amichevole Spider-Man di quartiere è tornato da mamma Marvel con un convincente reboot, non c’è da stupirsi che l’uscita de La torre nera sia passata, perlomeno nel nostro paese, abbastanza in sordina rispetto ad altri franchise. Eppure i motivi per interessarsi ad un titolo del genere non sarebbero pochi: si tratta della trasposizione di una fortunatissima serie di romanzi firmati Stephen King (dai quali è stata tratta una decina di anni fa un’apprezzata serie a fumetti), il cast è di prim’ordine, l’ambientazione è suggestiva e il trailer lascia presagire azione in gran quantità. Nonostante le premesse allettanti, il risultato finale non è dei più entusiasmanti.

La trama: Jake è un ragazzo di New York orfano di padre che continua a sognare una gigantesca torre nera e un misterioso uomo in nero che cerca di distruggerla. Spesso sogna pure un pistolero che sembra essere l’unico in grado di contrastare il malvagio stregone. In concomitanza con questi strani incubi strani terremoti si susseguono su New York e quando si presentano a casa sua due loschi individui Jake ci mette poco a capire che i suoi sogni non sono altro che percezioni provenienti da un’altra realtà, il cosiddetto Medio-Mondo. Dopo essere scappato riesce a raggiungere l’universo parallelo grazie ad un portale e si unirà a Roland, l’ultimo pistolero rimasto, per proteggere la torre nera dall’uomo in nero. La torre è il fulcro che controlla lo spaziotempo e l’uomo in nero è intenzionato a farla cadere per scatenare le tenebre su tutto il Medio-Mondo.

Recensione: King ha scritto diversi libri dedicati, o comunque collegati, al mondo de La torre nera, per cui il materiale da cui attingere per una versione cinematografica era notevole. Si è preferito invece optare per una sorta di sequel dei racconti del maestro dell’horror, pur scegliendo di restare fedeli al contesto e ai personaggi originali. La trama risulta discretamente avvincente sebbene sia a tratti prevedibile e non provvista di particolari spunti originali. Dopo una prima parte prevalentemente introduttiva ci si ritrova ad assistere ad una classicissima battaglia tra Bene a Male, rappresentati in modo nettamente dicotomico.

Nello svolgimento il vero difetto risulta la durata complessiva del film: appena 95 minuti. Condensata in questa ora e mezza la storia procede a ritmi elevatissimi, ma a farne le spese sono l’approfondimento psicologico dei protagonisti e il coinvolgimento dello spettatore nell’universo ideato da King. Perfino gli stessi dialoghi sono estremamente veloci e non sempre di immediata comprensione. Alcune parti avrebbero inoltre meritato un maggiore spazio e diversi aspetti avrebbero dovuto essere esplicati meglio. A rimetterci particolarmente in tutto questo è l’epicità dello scontro tra il pistolero e la sua nemesi. Sarebbe stato saggio sfruttare in maniera migliore la lotta senza esclusione di colpi tra il guerriero solitario e il demone disposto a fare qualunque cosa per far crollare la torre. Il conflitto tra i due viene ridotto soltanto a qualche sporadica apparizione nella parte iniziale e centrale per sfociare poi nell’ineluttabile confronto finale, rapido e non mozzafiato come era lecito aspettarsi.

Si poteva giocare diversamente sul dualismo tra Roland e Walter anche tenendo conto dei due attori chiamati a ricoprire i due ruoli. Idris Elba, pur non avendo dalla sua una grande espressività, convince nella sua interpretazione di un guerriero taciturno e scontroso in cerca di vendetta. Il pistolero del romanzo aveva delle caratteristiche differenti (l’autore aveva detto di essersi ispirato a Clint Eastwood nella Trilogia del dollaro per delineare il suo eroe), però la scelta di Elba non è fuori luogo, anzi. Tuttavia bisogna ammettere che la performance da applausi la sfoggia Matthew McConaughey, diventato ormai uno degli attori più talentuosi della sua generazione. L’attore si cala nei panni dell’antieroe dandogli un carisma superiore a quello del suo acerrimo nemico e conferendogli una certa dose di fascino che per un villain non guasta mai. Ci si ritrova dunque davanti all’ennesimo caso in cui il cattivo offusca il buono. Di sicuro la prova di McConaughey porta un contributo essenziale nell’innalzare il livello di un fantasy non privo di criticità. Ultimo ma non meno importante, il ragazzo che dà volto al giovane Jake è senza infamia e senza lode.

Conclusione: Come insegna il recente passato, fissare la data di uscita per un film ad alto budget in estate può essere un azzardo. La tiepida accoglienza che il botteghino americano sta riservando a La torre nera sembra confermare questa teoria. A dire il vero, considerato il prodotto finale non impeccabile, non c’è da stupirsi tanto degli incassi per ora modesti, anche perché il soggetto di base poteva dar adito ad aspettative più alte. Al netto dei difetti gli va d’altro canto riconosciuta  la capacità di farsi seguire dall’inizio alla fine. Probabilmente i fan del celebre autore della saga, a patto che non siano troppo esigenti, troveranno sicuramente dei motivi per uscire dalla sala con il sorriso sulle labbra, o in ogni caso potranno divertirsi a cercare all’interno della pellicola le svariate citazioni delle sue opere.

Salvo clamorosi colpi di scena sembra che tra circa un anno debba uscire una serie TV ispirata alla serie de La torre nera. Il format della serie appare maggiormente indicato per offrire al pubblico una trasposizione efficace. Per concludere quindi, in attesa dei futuri sviluppi, un’occhiata a questa versione per il grande schermo forse vale la pena darla. Non sarà di certo un capolavoro del suo genere, ma non fa nemmeno venir voglia di farsi rimborsare i soldi del biglietto.

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