Dunkirk – Recensione

“Il nemico si avvicina di ora in ora”

Se siete dell’idea che il cinema di guerra, in particolar modo quello riguardante la Seconda Guerra Mondiale, abbia già espresso buona parte del suo potenziale e non possa riservare ormai grandi sorprese, con Dunkirk dovrete per forza ricredervi. Christopher Nolan si conferma ancora una volta un regista dalla straordinaria capacità di spettacolarizzare la messa in scena e di coinvolgere totalmente il pubblico seduto in sala. Nolan dà vita ad un’incessante rincorsa per la salvezza che riesce a tenere con il fiato sospeso dal primo all’ultimo minuto. Un occhio distratto potrebbe stentare a riconoscere nelle varie sequenze la mano del visionario filmmaker che ha firmato successi come la trilogia del Cavaliere Oscuro, Inception ed Interstellar. Tuttavia ai più attenti non sfuggiranno alcune sue prerogative alle quali non ha rinunciato neanche stavolta.

Trama

Il 26 maggio 1940, nel pieno del secondo conflitto mondiale, più di quattrocentomila soldati (in prevalenza inglesi, ma anche francesi e belgi), si ritrovano intrappolati nella spiaggia di Dunkerque, una cittadina francese confinante con il Belgio e affacciata sulla Manica. Con l’esercito tedesco alle loro spalle e il mare innanzi a loro, ogni speranza di salvezza sembra persa. Ha inizio così la cosiddetta “Operation Dynamo”, un’eccezionale tentativo di evacuazione verso la Gran Bretagna che vede coinvolti nelle operazioni di imbarco comuni navi da pesca, da diporto e scialuppe di salvataggio. Dopo una settimana abbondante, grazie all’impiego di oltre 700 navi, vengono tratti miracolosamente in salvo circa trecentomila uomini. Si tratta della più grande evacuazione della storia e di un evento che, sebbene sia spesso relegato ai margini della narrazione bellica di quel periodo, ha cambiato in drasticamente le sorti della guerra.

Recensione

A quindici anni esatti dalla sua ultima produzione ambientata in un contesto del tutto realistico (il riuscitissimo e troppo sottovalutato Insomnia) Nolan torna a misurarsi con il mondo reale, anzi con la Storia vera e propria. La sfida poteva sembrare quantomeno azzardata considerando i successi che da parecchi anni l’hanno reso celebre. Evidentemente il cineasta britannico non si è tirato indietro e ha scelto di dedicarsi alla trasposizione nel grande schermo di una storia che era intenzionato a realizzare fin dal principio della sua carriera. Ammirando la sua ultima fatica si può intuire con facilità quanto avesse a cuore il progetto, poiché siamo davanti ad un capolavoro curato nel minimo dettaglio.

Il film si struttura all’interno di tre linee narrative diverse, ciascuna comprendente un arco di tempo differente. La parte sul molo,  incentrata sulle vicende di un giovane soldato inglese e di altri due compagni d’armi alla disperata ricerca di una via di fuga dalla spiaggia, si dispiega nel corso dell’intera settimana dell’evacuazione. La parte sul mare, nella quale si assiste alla spedizione di un cittadino inglese cinquantenne che fa rotta alla volta di Dunkerque insieme al figlio e ad un altro ragazzo con la sua imbarcazione per aiutare nelle operazioni di salvataggio, copre lo spazio narrativo di un giorno. Da ultima la parte via aria, imperniata a seguire due piloti di Spitfire che cercano di fornire supporto aereo alle truppe spiaggiate e bersagliate dal nemico, racconta l’ultima ora di volo. I tre spezzoni si alternano di continuo per arrivare a congiungersi nel concitato finale.  Questa alternanza a tratti quasi frenetica è resa in maniera ottimale: lo spettatore viene sbalzato senza interruzione dalla spiaggia al mare aperto, per poi essere proiettato nel cielo e nuovamente precipitato sul molo. C’è il rischio di un giramento di testa, ma il coinvolgimento per l’ora e mezza abbondante di durata è assicurato.

Molte riprese sono davvero mozzafiato. Qui il merito va indubbiamente all’uso magistrale delle cineprese IMAX, in grado di garantire un’elevatissima qualità dell’immagine. Peccato che il nostro paese abbia ancora pochissime sale dotate di questo sistema, e dunque sarà praticamente impossibile godere in pieno della resa progettata dall’autore (bisognerebbe infatti recarsi in una sala IMAX 70 mm, una tipologia al momento assente in Italia). Ad aumentare la resa coinvolgente concorre una fotografia capace di regalare inquadrature memorabili. Una menzione d’onore va agli effetti sonori, che penetrano le orecchie di chi guarda contribuendo a renderlo partecipe alle peripezie dei protagonisti. La colonna sonora è affidata al fedelissimo Hans Zimmer, che per l’occasione compone dei brani caratterizzati da suoni sordi e martellanti che si sposano alla perfezione con la concitazione e la tensione che pervade la pellicola.  Si può azzardare che il titolo in questione avrà un ruolo dominante alla prossima notte degli Oscar, perlomeno per quanto concerne i premi tecnici. In questo caso si potrebbe azzardare pure il conferimento di riconoscimenti maggiormente prestigiosi, però si sa…le scelte dell’Academy possono essere imperscrutabili.

Il cast, per non smentire la tradizione nolaniana, è di primo livello.  Tornano sotto la sua regia Cillian Murphy e Tom Hardy, entrambi perfetti nei loro ruoli. Non da meno sono Mark Rylance e l’esperto Kenneth Branagh, impegnati in due interpretazioni di rara intensità. Perfino Harry Syles, il cantante degli One Direction, si cimenta in una prova attoriale di tutto rispetto. Essendo la sceneggiatura formata da appena una settantina di pagine, con i dialoghi ridotti all’osso, gli attori si affidano molto agli sguardi per trasmettere il generale senso di smarrimento e di abbandono, riuscendo con successo nel loro intento.

Conclusione

Christopher Nolan si dimostra per l’ennesima volta un talento che riesce ad ottenere il meglio da ogni progetto a cui decide di dedicarsi. C’è chi definisce già Dunkirk la sua opera migliore. Quel che è certo è che siamo davanti ad un nuovo grande classico del cinema.

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