Black Panther – RECENSIONE

Il 2018 per tutti i fan italiani dell’universo Marvel ha un’unica data impressa nella mente o evidenziata nel calendario: il 25 aprile. A partire da quel giorno le sale cinematografiche si riempiranno di spettatori ansiosi di vedere quello scontro sensazionale (e stracolmo di combattenti) che promette essere Avengers: Infinity War. Tuttavia, prima di poter ammirare nuovamente il celebre gruppo di eroi riunito, i Marvel Studios hanno deciso di iniziare l’anno portando sul grande schermo un supereroe che aveva già fatto il suo convincente debutto tra le fila di Tony Stark nel conflitto tra quest’ultimo e Captain America in Civil War (2016). Come per Spider-Man, presentatosi nel medesimo film rubando lo scudo a Steve Rogers per poi avere il suo capitolo standalone un anno più tardi, stessa sorte tocca a T’Challa, meglio conosciuto con il nome di Black Panther. Nel dedicare per la prima volta un’intera pellicola ad un personaggio di colore i Marvel Studios si dimostrano capaci di osare e abili nel cambiare approccio e stile a seconda del materiale che hanno tra le mani. Con quest’ultima realizzazione la resa finale non può considerarsi di certo esaltante, ma è comunque apprezzabile e in grado di non sfigurare al cospetto degli altri cinecomics dedicati ai cosiddetti “eroi minori” della Casa delle Idee.



La trama

In seguito alla morte di suo padre nell’attentato di Vienna (ricordate la ratifica degli accordi di Sokovia in Civil War?), il giovane principe T’Challa fa ritorno a casa per essere incoronato re di Wakanda, uno Stato del continente africano isolato dal resto del mondo. Quella che però all’esterno si presenta come una nazione povera e priva di ricchezze è in realtà un Paese tecnologicamente sviluppatissimo e all’avanguardia grazie all’enorme presenza del vibranio, un minerale di provenienza aliena dalle straordinarie potenzialità. L’inaspettato arrivo di due nemici privi di ogni scrupolo costringerà il giovane sovrano a sfoderare gli artigli del suo alter ego Black Panther per difendere il suo regno e i suoi cari. Lo aiuteranno nella sua missione l’agente della CIA Everett K. Ross, l’affascinante guerriera Nakia, la sorella Shuri e della milizia femminile incaricata di proteggerlo Dora Milaje. Nel momento in cui uno dei due avversari mostrerà la sua vera identità T’Challa dovrà fare i conti con una scomoda verità  e sarà obbligato a compiere delle scelte che potrebbero cambiare per sembra la sua vita e quella della sua gente.

Recensione

L’esordio dell’erede al trono di Wakanda nella Civil War che aveva contrapposto Iron Man e Captain America era stato di impatto notevole e lanciava segnali incoraggianti in vista del già annunciato film che l’avrebbe visto al centro della scena. Le vicende della Pantera Nera riprendono esattamente dove si erano interrotte e trasportano lo spettatore in una realtà avveniristica per una volta distante sia dal continente americano che da pianeti remoti. La componente sgargiante, umoristica ed elettrizzante sfoggiata in Guardiani della Galassia (e abilmente inserita anche in Thor: Ragnarok) viene messa da parte per lasciare spazio ad una storia con richiami da spy story e un respiro a tratti da narrazione epica. Nella prima parte del racconto si trovano molti elementi che attingono a saghe ormai entrate nell’immaginario collettivo tipo 007 e Mission Impossibile, mentre nella seconda i contorni diventano quelli inconfondibili del cinefumetto targato Marvel, con tanto di confronto finale senza esclusione di colpi. La regia del giovane Ryan Coogler, regista di Creed-Nato per combattere (2015), si limita a gestire con equilibrio l’alternarsi delle scene d’azione, peraltro ottimamente realizzate, e a far risaltare le caratteristiche uniche di un re guerriero africano che si ritrova di fronte ad una minaccia che rischia di sopraffarlo. Coogler sembra voler attingere dalla trilogia di Captain America e da quella di Thor per condensare il tutto in una trasposizione per certi versi coraggiosa di un supereroe africano che ha debuttato nelle strisce a fumetti nel lontano 1966.

Chadwick Boseman conferma quanto di buono aveva fatto vedere in precedenza e interpreta il ruolo del nuovo sovrano di Wakanda dandogli il giusto spessore, anche se non è sempre impeccabile nel rendere al meglio le difficoltà del suo personaggio nei momenti cruciali. Il villain principale, Killmonger, pur non scadendo mai nel banale o nella totale imitazione di un cattivo antecedente, non presenta nulla di particolarmente innovativo o diverso dai tanti antagonisti dei cinecomic degli ultimi 10 anni. Il resto del cast quasi interamente all black (fanno eccezione solamente Martin Freeman e Andy Serkins) se la cava egregiamente; tra questi spicca l’interpretazione “breve ma intensa” di Forest Whitaker.

L’ambientazione, eccezion fatta per una sequenza in Corea del Sud, non si discosta dal continente africano che viene ritratto in tutta la sua affascinante bellezza, nonostante l’uso indispensabile del green screen in qualche passaggio finisca per snaturarlo forse troppo. La colonna sonora è incalzante e inserita in maniera efficace nelle due ore abbondanti di durata.

Conclusioni

Black Panther ha il merito innegabile di regalare al pubblico un calibrato mix di azione ed intrattenimento fuori dai canoni classici della tradizione delle recenti pellicole tratte dai fumetti. Resta la sensazione che ci si poteva aspettare qualcosa di più, soprattutto per quanto riguarda l’approfondimento del protagonista. Ciononostante, ci si può ritenere complessivamente soddisfatti. Per rivedere la Pantera sfoderare gli artigli l’attesa sarà minima…in fin dei conti al 25 aprile manca davvero poco!

PS: Sarà che è tuttora il mio cartone Disney preferito, ma mentre guardavo Black Panther non facevo che notare molteplici analogie con Il Re Leone: alcune sono palesi ed evidenti, altre sono più nascoste. A voi l’arduo compito, se volete, di provare a trovarle tutte!

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