Avengers: Infinity War – RECENSIONE

Ed infine ci siamo. Dopo dieci anni di dominio incontrastato, grazie ad un’incredibile capacità di rinnovarsi continuamente e di puntare sempre più in alto, il Marvel Cinematic Universe si appresta a chiudere un ciclo iniziato con Iron Man nel lontano 2008 portando sul grande schermo la “Guerra Infinita” tra tutti gli eroi finora comparsi ed il temibile Thanos. Si tratta della prima parte di una storia che vedrà il suo epilogo solo tra un anno, quando a maggio 2019 vedrà la luce il quarto capitolo dedicato ai Vendicatori che metterà la parola fine all’Universo Marvel per come lo conosciamo, e probabilmente getterà le basi per uno nuovo. Inifinity War è dunque un primo atto conclusivo destinato a lasciare un solco indelebile nelle vicende di tutti i personaggi coinvolti. Ciò che comunque conta di più è che il terzo lungometraggio dedicato ai difensori della Terra non delude le altissime aspettative, ed è esattamente come la maggior parte dei fan se lo aspettava: mozzafiato, sorprendente e ricco di colpi di scena.

La trama

Il potente Thanos è deciso a conquistare e sottomettere l’intero universo servendosi del potere delle sette Gemme dell’Infinito che, una volta riunite in un guanto in grado di imbrigliarne l’energia, rendono il suo possessore in grado di distruggere ogni pianeta con il minimo sforzo. Gli Avengers, ormai divisi da tempo e ognuno alle prese con i suoi problemi, si ritrovano ad affrontare questa improvvisa minaccia e cercano di impedire al titano di impossessarsi delle ultime Gemme, ma è una missione che potrebbe rivelarsi più complicata del previsto. Oltre alle new entry Black Panther e Doctor Strange si uniranno in questo disperato tentativo di salvare l’universo anche i Guardiani della Galassia, del cui gruppo fa parte Gamora, la figliastra dello stesso Thanos.

Recensione

La missione affidata ai fratelli Russo, che avevano raccolto il consenso unanime di pubblico e critica con i convincenti Captain America-The Winter Soldier (2014) e Captain America-Civil War (2016) era un azzardo senza precedenti. Riunire tutti i supereroi apparsi nei svariati cinecomic sfornati dalla Casa delle Idee in un unico, straordinario confronto con un nemico all’apparenza invincibile avrebbe fatto tremare chiunque. In realtà, considerato il buon esito della trasposizione della Guerra civile che aveva spaccato gli Avengers un paio di anni fa, la Marvel non avrebbe potuto compiere una scelta migliore, anche se questa volta il soggetto di partenza ha costretto il duo di registi a misurarsi con una sfida tutt’altro che semplice. Pur non rinunciando al loro inconfondibile tratto, caratterizzato da un approccio al mondo del fumetto attento a ritrarre i protagonisti con i loro dilemmi interiori e spesso alle prese con decisioni drastiche da prendere, i Russo provano a conciliare le diverse anime dei partecipanti a questa epica battaglia dando il giusto spazio pure ai comprimari ed inserendo dei momenti umoristici per stemperare la drammaticità di alcuni eventi. Stiamo parlando di oltre venti eroi che devono riuscire a coesistere in due ore abbondanti, vale a dire un mix letale che avrebbe potuto portare ad un’accozzaglia caotica e poco efficace. Al contrario, sotto l’attenta regia dei due fratelli che hanno decretato la fortuna della trilogia dedicata a Cap, quello che all’inizio poteva sembrare un potenziale pericolo si rivela un valore aggiunto della pellicola. Va da sé che certe componenti del team allargato troveranno un maggiore spazio rispetto ad altre-oltre ai membri “storici” e ai Guardiani il Doctor Strange di Benedict Cumberbatch si ritaglia uno spazio di assoluto rilievo-, ma non avrebbe potuto essere altrimenti.

Verrebbe quindi da supporre che il punto di forza di Infinity War risieda nell’equilibrio con cui l’azione viene distribuita tra gli eroici guerrieri, tuttavia non è propriamente così. Il vero pregio di quest’ultimo capitolo è il villain, un autentico catalizzatore in ogni singola sequenza. Tra le principali critiche che si potevano muovere ad alcune recenti produzioni dei Marvel Studios vi era talvolta il cattivo di turno, accusato di essere troppo approssimativo o privo di fascino. Con Thanos un simile rischio viene spazzato via, e lo si intuisce facilmente fin dalla sua apparizione nei minuti iniziali. Siamo di fronte ad un’entità malvagia con una complessità psicologica raramente vista in una storia tratta dai fumetti. Il titano, la cui presenza minacciosa aleggiava-seppure marginalmente-fin da Avengers (2012), si dimostra un avversario dalle molte sfaccettature, grazie alle quali più di uno spettatore non potrà evitare di esserne in qualche modo affascinato. Il merito va al talento di Josh Brolin che, pur pesantemente trasformato dagli effetti digitali, conferisce un carisma da brividi al suo personaggio.

Un ulteriore pregio del blockbuster diretto dai Russo Brothers è la notevole capacità di dare vita a 150 minuti di azione ininterrotta di ottima qualità. Le scene di azione si susseguono infatti con un ritmo che non lascia tregua dal primo all’ultimo minuto. Emerge inoltre la loro bravura di saper coordinare al meglio un cast stellare in forma smagliante. C’è il rischio che qualcuno possa vedere un personaggio al quale è affezionato messo in secondo piano rispetto ad altri, tuttavia l’enorme quantità di ruoli/attori imponeva di fare delle scelte del cui esito è però difficile lamentarsi.

Conclusioni

Aggiungere nuovi elementi relativi al film rischierebbe di rivelare (anche involontariamente o parzialmente) spoiler che ne rovinerebbero la visione al cinema. Tanto vale perciò limitarsi a dire che il finale farà sobbalzare dalla sedia più di qualcuno e aprirà numerosi interrogativi riguardanti il sequel che uscirà l’anno prossimo. Comunque sia, resta il fatto che Infinity War è la quintessenza delle produzioni Marvel, una sintesi perfetta di quanto realizzato finora e (la prima parte di) una conclusione monumentale di una saga straordinaria.

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