Venom – Recensione

Trascorsi pochi giorni dall’inizio dell’autunno, verso la fine di un 2018 che ha visto trionfare ai botteghini cinecomic di assoluto valore come il sorprendente Black Panther e l’indimenticabile Avengers: Infinity War, è uscita nelle sale una delle trasposizioni più attese dell’anno: il letale simbionte alieno della Marvel, meglio conosciuto come Venom, arriva nei cinema italiani con tutta la sua ferocia e potenza. Dopo un’apparizione da comprimario che si era attirata numerosissime critiche in Spider-Man 3 (2007), il nemico dell’Arrampicamuri questa volta si ritaglia un ruolo da protagonista indiscusso in una produzione che si prefissa lo scopo di rilanciare definitivamente un villain che da sempre affascina i fan della Casa delle Idee.

La notizia che sarebbe toccato a niente di meno che a Tom Hardy il compito di impersonare il celebre antagonista dava il diritto di aspettarsi, se non qualcosa di sensazionale, quantomeno un adattamento degno di essere ricordato. Peccato che il risultato finale lasci un po’ di amaro in bocca, dal momento che ci si trova davanti ad un prodotto sicuramente godibile ma da cui non emerge nulla di innovativo o di davvero coraggioso. Viene quasi da ipotizzare che senza la presenza di un bravissimo attore come Hardy Venom sarebbe sprofondato in una totale mediocrità.

La trama

Eddie Brock è un intraprendente giornalista investigativo con una sfrontatezza eccessiva che ha finito per comprometterne la carriera. Il magnate Carlton Drake, a capo della Life Foundation, entra in possesso di alcuni simbionti alieni arrivati sulla terra per aver contaminato un organismo umano durante una missione spaziale. Drake, ossessionato da una possibile integrazione degli stessi con l’essere umano, effettua dei test su alcune cavie che però muoiono all’istante. Eddie prova a far luce su queste morti e a causa della sua intromissione perde il lavoro e la fidanzata. Ormai scoraggiato, gli si presenta all’improvviso l’opportunità di infiltrarsi di nascosto nei laboratori. Al suo interno Brock viene contagiato dal parassita, che contrariamente alle previsioni si innesta immediatamente dentro di lui. Inizialmente spaventato, il giornalista tenta di liberarsene, ma scoprirà presto un’inaspettata sintonia con Venom, che sembra avere un’aggressività fuori dal comune difficile da tenere a bada.

Recensione

Considerate le caratteristiche del personaggio in questione e dando uno sguardo alle sue vicende nei fumetti, c’era da auspicarsi un cinecomic che mostrasse le gesta del simbionte umanizzato senza alcun tipo di filtro o censura. Un fantasy dalle forti tinte horror sarebbe stato il format migliore per offrire al pubblico una fedele riproposizione del super cattivo, e il primo trailer rilasciato dalla Sony faceva ben sperare in tal senso. La realtà però si mostra abbastanza diversa, dato che ci viene presentato un film con i pregi e i difetti tipici di tante produzioni dello stesso genere. La prima parte ad esempio stenta a decollare, essendo troppo incentrata nel farci assistere alla vita di Brock-Hardy antecedente al suo incontro con la creatura aliena e ad illustrare i presupposti per la genesi di Venom. Per quanto non ci siano minuti di noia assoluta, aspettare quasi un’ora prima di poter ammirare l’irrefrenabile reporter entrare in piena simbiosi con l’entità venuta dallo spazio non aiuta lo spettatore a farsi trascinare da quello che sta guardando. Un’ulteriore nota dolente proviene dagli altri membri del cast, tra i quali non se ne trova uno degno di nota; ciò è dovuto probabilmente ad una scelta di casting che ha puntato tutto sull’interprete principale, tralasciando tuttavia il resto. La stessa Michelle Williams, attrice capace di dar vita in passato a ruoli memorabili, qui non dà certo il meglio di sé. A spiccare in negativo è indubbiamente il malvagio di turno, totalmente privo di carisma e di qualsivoglia fascino. Ciò lo si nota soprattutto verso la conclusione, quando si arriva ad uno scontro finale caotico e prevedibile. La regia di Ruben Fleischer risulta nel complesso anonima, senza grandi trovate né gravi lacune.

La pellicola regala delle buone sequenze in una seconda parte dove emerge in maniera piuttosto efficace il rapporto-che all’inizio è estremamente conflittuale ma va pian piano trasformandosi in un’interdipendenza reciproca -tra Eddie e la sua controparte. La “coabitazione” tra i due comporta dei momenti di pura comicità, alcuni ben riusciti, altri meno. Gli effetti speciali si fanno apprezzare, in special modo quando l’unione tra umano e l’oscuro organismo senziente dà forma all’antieroe cannibale: le sue sembianze sono convincenti quanto basta da far impallidire la versione apparsa nella trilogia di Raimi. Il vero punto di forza resta comunque la performance di Hardy, capace di cucirsi addosso il ruolo e di interpretarlo con incredibile naturalezza. D’altronde, per uno che una manciata di anni fa ha dato prova del suo straordinario talento calandosi nei panni di Bane in The Dark Knight Rises (2012), stavolta per lui sarà stato un gioco da ragazzi tornare a cimentarsi con un altro villain proveniente dal mondo dei comics.

Conclusioni

Anche se Venom riscuoterà un eccellente risultato al botteghino, si ha la sensazione che per certi versi non si sia osato quanto era necessario per una sua completa riuscita. Scommettere su un taglio ancora più cruento (con buona pace della censura), rendendo l’alter ego di Eddie Brock un autentico villain-e non un soggetto che combatte il male a sua volta-avrebbe potuto lasciare un segno indelebile nella filmografia fumettistica. Recenti dichiarazioni rilasciate da Hardy che fanno riferimento ad un taglio notevole di materiale girato in post produzione (con ogni probabilità scene violente) non fanno che aumentare l’amaro in bocca.
Da quanto emerge dall’ormai immancabile sequenza dopo i titoli di coda il sentiero per il pressoché scontato sequel pare già tracciato. Nonostante ciò, sarebbe veramente interessante vedere, un giorno, il confronto tra questo Venom e lo Spider-Man di Tom Holland. Per ora si tratta soltanto di un’ipotesi suggestiva, ma in futuro mai dire mai!

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