The Witcher – Recensione

Quando si traspone un’opera da un medium all’altro, che sia da romanzo a videogioco o da romanzo a serie televisiva, vi è sempre il rischio di snaturare la visione originale dell’autore, dando vita ad un prodotto non all’altezza. E’ questa una delle principali critiche mosse dai detrattori a “The Witcher”, la nuova serie prodotta da Netflix ispirata ai romanzi di Sapkowski e alla celebre trilogia videoludica. Ci sono però altri due fattori da tenere in considerazione: libro e televisione sono, per l’appunto, due medium diversi e non è scontato che ciò che funziona benissimo in uno possa funzionare altrettanto bene nell’altra; inoltre, un prodotto come “The Witcher” deve necessariamente parlare ad un pubblico più ampio possibile, composto anche da coloro che non hanno mai sfogliato i romanzi o non hanno mai preso il controllo di Geralt di Rivia sui loro PC. Personalmente, ho divorato il secondo e terzo capitolo della trilogia sviluppata da CD Project, ma non ho mai avuto il piacere di gustare l’opera di Sapkowski, per cui mi trovo nel mezzo e posso affermare che questa serie diverte e convince, al netto di alcune piccole sbavature che analizzerò nel seguito della recensione.

Sguardo fiero e fisso sull’orizzonte, in cerca della prossima avventura!

Trama:

In un continente immaginario, ma dal chiaro sapore medioevale, sono ambientate le gesta di Geralt di Rivia, cacciatore di mostri mutante dalle poche parole, ma dalla grande abilità con la spada. Dopo essersi tenuto lontano per tutta la vita dalle dispute politiche tra i vari stati, Geralt ne viene inevitabilmente coinvolto quando l’Impero di Nilfgaard invade i Regni Settentrionali, minacciandone la sopravvivenza. Ma più che alla semplice conquista, il principe del Sud sembra interessato ad una misteriosa bambina dagli straordinari poteri magici..

Giudizio:

The Witcher è una serie ricca di particolari e di spunti di riflessione, nonostante lo stile di narrazione piuttosto ermetico possa farla apparire quasi “povera” ad un primo sguardo. Le origini di Geralt, così come la situazione politica del mondo e l’interessante ruolo svolto dalla Confraternita dei Maghi, sono soltanto suggeriti da sogni, flashback e dialoghi, questi ultimi davvero ben scritti e piacevoli. Siamo ben lontani, insomma, dagli “spiegoni” visti in Game of Thrones e ciò, a seconda dei vostri gusti personali, sarà un elemento che vi farà amare il serial oppure ve ne farà allontanare inesorabilmente. Molto più esplicite, invece, sono le riflessioni di natura morale che il protagonista si troverà più volte a fare nel corso delle varie puntate. Si tratta di dilemmi non originalissimi, in verità, ma comunque interessanti e ben inscenati, che contribuiscono a dare tridimensionalità al personaggio di Geralt e all’ottimo supporting cast. In questo senso, è veramente sorprendente ed encomiabile la prova di Henry Cavill il quale, al netto di alcune insicurezze in certe scene, riesce a rendere giustizia al Lupo Bianco. Un’altra caratteristica che farà storcere il naso a molti, ma che rappresenta una precisa scelta degli autori e come tale va interpretata, è la divisione della storia in tre tronconi separati, ambientati ciascuno in una timeline differente che, naturalmente, tenderà a riunirsi alle altre procedendo verso il finale di stagione. Ad esempio, nei primi episodi assisteremo alle imprese iniziali di Geralt, all’incontro con Ranuncolo che costruirà la grande fama del Witcher mediante le sue ballate, mentre contemporaneamente assisteremo all’addestramento della maga Yennefer, iniziato molti anni prima, e alla fuga di Ciri, avente luogo alcuni anni dopo l’incontro tra Geralt e il bardo. Se siete confusi non vi preoccupate, anche io ero piuttosto perplesso, ma dalla quarta puntata in poi tutto si fa abbastanza chiaro, anche grazie al riferimento ad alcuni eventi chiave del continente che in una timeline devono ancora accadere, mentre in un’altra sono già successi.

Tre timeline differenti. tre personaggi inesorabilmente legati tra loro dal destino..

Passiamo ora all’unica, vera nota dolente di questa serie TV: il basso budget. E’ vero che non è giusto giudicare la qualità di un serial dal numero di combattimenti, esplosioni o mostri che compaiono a schermo, ma in questo caso quel poco che compare è realizzato discretamente male. La battaglia di Cintra e lo scontro finale sono accettabili, anche se avrei preferito una maggior cura delle armature e delle vesti dei combattenti, mentre i mostri sono quasi tutti poco credibili, e questo è un grosso problema in un prodotto fantasy dedicato ad un cacciatore di mostri. Spero che questa prima stagione abbia il successo che meriti, di modo che per la seconda gli autori abbiano a disposizione fondi maggiori per avvicinarsi, a livello puramente scenografico, a mostri sacri come GoT. Per quanto riguarda infine l’aderenza con l’universo narrativo già delineato dai videogiochi (per i romanzi, come detto in apertura, non posso giudicare), ho trovato in “The Witcher” molta fedeltà e molto rispetto: i luoghi che ho amato ci sono tutti e i personaggi si comportano come si sarei aspettato, al netto di alcune scelte di casting “discutibili”. Mi preme sottolineare, in ogni caso, che questa è una (buona) serie godibile anche da chi non ha mai sentito nominare Geralt di Rivia e perfino da chi non mastica molto il genere fantasy; questo non può che essere un decisivo punto a favore di “The Witcher” e della fruizione immediata dei suoi otto episodi.

Lo scontro con la strige è uno di quelli meglio realizzati. In altri casi, il risultato finale lascia molto a desiderare..

PRO:

  • L’ambientazione è ricca ed affascinante, nonostante la narrativa ermetica non ne esalti al meglio le caratteristiche.
  • L’interpretazione di Henry Cavill, al netto di alcune incertezze, rende giustizia al personaggio di Geralt di Rivia.
  • Dialoghi ben scritti e ben interpretati da un ottimo cast.

CONTRO:

  • Le battaglie e, soprattutto, i mostri non sono molto credibili.
  • La scelta di suddividere la storia in tre timeline differenti può generare parecchia confusione.
  • Molti aspetti sono solamente abbozzati e il loro approfondimento viene rimandato alla seconda stagione.

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