The Boys Stagione 2 – Recensione

In un periodo in cui il panorama cinematografico vede una dominazione quasi incontrastata del genere supereroistico, capita di frequente che molte produzioni, pur cercando di diversificarsi e di tentare nuove strade, finiscano per assomigliarsi un po’ tutte tra di loro e spesso e volentieri si può avere la sensazione di ritrovarsi davanti a qualcosa di già visto o che non aggiunga nulla di particolarmente innovativo. L’anno scorso una ventata di novità (e di non poco coraggio) è arrivata dal format seriale che ha proposto, a distanza di breve tempo, due serie che hanno saputo offrire al pubblico un prodotto nuovo ed alternativo. Una è Watchmen, la miniserie autoconclusiva di HBO che porta sullo schermo una storia originale ambientata decenni dopo le vicende illustrate nel fumetto di Moore e Gibbons, l’altra invece non può che essere The Boys, una serie prodotta da Amazon che ad un primo sguardo poteva sembrare perlopiù identica a tutte le altre ed invece ha saputo imporsi come una delle più dissacranti, divertenti e audaci degli ultimi anni. A seguito di una prima mirabolante stagione, che ha debuttato a luglio dell’anno scorso, a settembre è uscita l’attesa seconda stagione. A discapito di una scelta distributiva quantomeno discutibile, che prevedeva il rilascio di un solo episodio alla settimana su Prime Video, le 8 puntate che formano la seconda stagione riescono a non disperdere quanto di buono visto nella stagione iniziale, mantenendo alto il livello di una serie che riesce a mettere insieme humour, violenza e azione avendo il privilegio di non voler mai prendersi troppo sul serio. Non c’è infatti il minimo spazio per il realismo, il “politically correct” o sentimentalismi a buon mercato e, considerando l’approccio con cui The Boys si accosta al mondo dei supereroi, è molto meglio così. In un 2020 che dopo anni non vedrà alcun film Marvel sul grande schermo, che ha costretto i set a fermarsi e durante il quale numerose pellicole già pronte per uscire sono stati rinviate di mesi, l’uscita della seconda stagione di The Boys è una ventata di aria fresca che coinvolge senza rinunciare a mettere al centro tematiche drammaticamente attuali. Qualche eccesso e qualche imperfezione non mancano, ma non impediscono di classificarla come una delle serie più interessanti e meglio riuscite tra quelle prodotte da una piattaforma di streaming.

La trama:

L’episodio conclusivo della prima stagione terminava con un cliffhanger inaspettato: dopo aver ucciso la vicepresidente della Vought International Madelyn Stillwell davanti ai suoi occhi, Patriota porta Billy Butcher davanti ad una casa in un luogo non precisato e lo mette davanti ad una verità sconvolgente: sua moglie Becca, da lui creduta morta, è viva ed ha avuto un figlio proprio da Patriota. In seguito a questa scoperta Butcher, accusato di aver ucciso la Stillwell, abbandona Hughie, Latte Materno, Kimiko e Frenchie, che essendo ricercati in tutto il Paese per non farsi trovare vivono rintanati in uno scantinato meditando sulle loro prossime mosse. Starlight intanto inizia ad essere sempre più in difficoltà all’interno dei Sette, che ormai sono interamente controllati da Patriota. A far saltare il precario equilibrio dentro la Vought e il gruppo di “eroi” ci penserà Stormfront, la nuova arrivata dei Sette che grazie alle sue azioni e all’uso dei social media diventerà ben presto l’idolo delle folle, minando la leadership di Patriota. Mentre i Boys cercheranno di compattarsi e di proseguire nella loro battaglia contro la Vought, la minaccia di un nuovo superterrorista arrivato in città rischia di complicare ulteriormente la missione di Hughie, Butcher e gli altri.

Recensione:

Il primo aspetto che balza all’occhio nell’arco delle 8 puntate è il costante riferimento ad argomenti di stringente attualità. Similmente alla stagione precedente, lo sceneggiatore Eric Kripke, che ha adattato il fumetto originale prendendosi più di qualche licenza, mette in scena o fa affrontare ai vari personaggi vicende che toccano problematiche come il razzismo endemico, il suprematismo bianco, il neonazismo, lo stravolgimento della realtà da parte dei social media e i diritti LGBT. Tutto questo non viene mostrato in maniera approfondita, né vi è alcuna pretesa di impartire lezioni, ma i numerosi riferimenti alla realtà attuale statunitense (e non solo), pur mitigati dalla componente satirica e volutamente portati all’estremo, conferiscono alla serie un apprezzabile approccio satirico che mira ad evidenziare con sferzante ironia i temi più scottanti del nostro presente.

Tra i grandi meriti di questo secondo atto non può non essere incluso l’aver offerto un focus maggiore su quello che si sta imponendo come uno degli antagonisti più suggestivi e ben riusciti delle trasposizione seriali dei fumetti, ovvero Patriota. Ciò che rende tremendamente affascinante l’indiscusso leader dei Sette, interpretato alla perfezione dal neozelandese Antony Starr, è il suo mostrarsi allo stesso tempo estremamente potente, se non quasi imbattibile, e celando dietro la facciata dell’eroe impeccabile nevrosi e ossessioni dovute ad un’infanzia negata e ad una mancanza di affetto che lo hanno reso un villain convincente sotto ogni aspetto.

L’intero cast di The Boys conferma quanto di buono aveva mostrato al debutto, sfoderando delle interpretazioni convincenti: sia dalla parte dello schieramento dei “buoni”, sia da quello dei cattivi; da ambo le parti i rispettivi personaggi vengono indagati a fondo e ne vengono mostrati luci ed ombre, rendendoli più sfaccettati e per nulla monodimensionali. Non sfigurano nemmeno le new entry, che sebbene alcune di queste non appaiano chissà quanto (vedasi il bravissimo Giancarlo Esposito, l’indimenticabile Gus Fring di Breaking Bad), riescono ugualmente a ritagliarsi uno spazio rilevante.


Il ritmo talvolta lento e alcune sottotrame secondarie, tipo quella di Abisso ed in parte quella di Queen Maeve, a cui viene dedicato un minutaggio eccessivo e che non supportano in maniera concreta la trama principale, finiscono per appesantire a tratti la visione degli episodi, che tuttavia non sono mai troppo pesanti o noiosi.

A differenza della prima stagione l’ottava puntata finale, ricca di colpi di scena, arriva a dare una conclusione alla vicenda, ma lascia pure diverse incognite aperte che fanno presagire che ci saranno ancora parecchie sorprese in serbo per il futuro. La terza stagione difatti è già in cantiere, e promette di riservare la stessa dose di assurdità e di divertimento che ha caratterizzato la seconda. Non ci resta quindi che guardare con ottimismo per le prossime avventure dei Boys.

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