Ad Astra – Recensione

Per aspera ad astra” recitava un motto latino, il quale sostanzialmente significa che attraverso le difficoltà si può crescere e raggiungere i propri obiettivi, le stelle nella metafora del proverbio. E sicuramente il protagonista di Ad Astra, interpretato da Brad Pitt, di difficoltà ne incontra parecchie durante il suo viaggio nello spazio profondo, alla disperata ricerca di un padre tanto famoso quanto lontano e sfuggente. Una ricerca che, al netto della giustificazione sci-fi, viene intrapresa in modi diversi da ciascuno di noi durante il corso della vita. Ma andiamo con ordine, analizzando nel corpo della recensione i pro e i contro di un film che ha destato un certo scalpore all’ultimo festival del cinema di Venezia, generando di conseguenza un alto livello di aspettative negli spettatori.

La società immaginata da James Gray è ossessionata dalla ricerca di forme di vita extraterrestre.

La trama:

In un futuro prossimo, tutto lo sviluppo tecnologico del genere umano è proiettato verso la ricerca di forme di vita extraterrestri. Sono state costruite delle enormi antenne, che dalla Terra arrivano fin nella stratosfera, per inviare e ricevere messaggi dallo spazio profondo. Proprio ad una di queste lavora Roy McBride, figlio di un leggendario astronauta andato disperso durante una misteriosa missione nei pressi di Nettuno. Quando devastanti scariche di raggi cosmici, apparentemente provenienti proprio dal gigante blu, iniziano a colpire la Terra, McBride riceve il compito di recarsi su Marte per tentare di mettersi in contatto con suo padre e capire cosa sta accadendo prima che sia troppo tardi. E’ l’inizio di un viaggio alla ricerca della verità, ma anche del vero senso della nostra esistenza come esseri umani.

Il giudizio:

Chiariamo subito che Ad astra non è un film di fantascienza, almeno non nel senso più comune del termine. La pellicola si concede pochissime scene di azione e si abbandona ad un ritmo lento (ma perfettamente studiato) che a molti risulterà indigesto, donando in cambio numerosi spunti di riflessione sia a livello sociale che filosofico. Il regista James Gray delinea un società cupa, rigida, in cui gli astronauti devono continuamente reprimere le proprie emozioni per non essere giudicati inabili al servizio da parte di apposite macchine. In questo contesto, stupisce il forte impeto riposto in uno scopo nobile, o comunque idealista, come la ricerca di forme di vita extraterrestri; probabilmente si tratta di un inconscio tentativo di fuga da un sistema opprimente, da una serie di problemi che il genere umano continua ad esportare dalla Terra su altri pianeti. Emblematica, a tale proposito, la riflessione compiuta da Roy mentre attraversa i corridoi di una metropolitana situata nientepopodimeno che sulla Luna.

Il senso di oppressione delle basi sotterranee, reso con l’uso di specifiche tonalità di colore..
.. contrasta con la splendida fotografia ad ampio respiro delle scene nello spazio

La domanda che tuttavia scorre nella testa dello spettatore per tutto il corso del film, e si esplicita nel momento in cui [SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER!] Roy finalmente incontra suo padre,è la seguente: siamo sicuri che la soluzione ai nostri problemi venga dall’esterno e non dall’interno, da un’analisi onesta di noi stessi e del rapporto con gli altri? Clifford Mcbride ha dedicato la sua intera vita a studiare lo spazio per dimostrare che non siamo soli, abbandonando gli affetti più cari e generando un senso di vuoto in Roy il quale, a sua volta, rischia di ripercorrere il cammino paterno, isolandosi dalla moglie. L’esistenza di Clifford è un fallimento non perché non ha trovato le prove che cercava, ma perché se il suo scopo era dare un senso ad ogni cosa ha guardato per decenni dalla parte sbagliata. [FINE SPOILER]. L’interpretazione di Brad Pitt, veramente degna di nota, riesce a rendere credibile questo percorso di formazione e le sensazioni di smarrimento ed angoscia che il protagonista subisce nel mentre.

Un applauso va a Brad Pitt che dimostra ancora una volta di essere un grande attore..

Tutto oro ciò che luccica, quindi? Non esattamente. Nonostante il soggetto sicuramente interessante, Ad Astra è un film inutilmente pesante in certi frangenti che avrebbe tratto giovamento da trovate narrative un pelo più elaborate. E’ vero che il senso della pellicola è proprio che non ci sarà mai nulla dietro il prossimo orizzonte per chi non cambia prima sé stesso, ma il prodotto finale soffre per questa impostazione “minimalista”. Ad astra è comunque un’opera valida, che avrebbe potuto raggiungere il livello del capolavoro a cui si ispira (2001: Odissea nello spazio, of course) se solo avesse mostrato più coraggio nel lasciare qualcosa di sè impresso nella mente del pubblico.

PRO:

  • Soggetto interessante, ricco di spunti di riflessione a livello sociale e filosofico.
  • Buona interpretazione di Brad Pitt, che riesce a rendere credibile lo sviluppo del suo personaggio.
  • La fotografia delle scene nello spazio lascia a bocca aperta.

CONTRO:

  • Ritmo eccessivamente lento e pesante in alcuni frangenti.
  • Qualche colpo di scena o trovata narrativa ulteriori avrebbero potuto rendere questo film indimenticabile.
  • Ricerca il paragone con un mostro sacro come “2001: Odissea nello spazio” rimanendone scottato.