L’ascesa del mandaloriano

Pochi giorni fa, come ogni 4 maggio, i fan stellari di tutto il mondo hanno celebrato lo Star Wars Day. Per l’occasione la Disney ha pensato di far uscire in dvd e Blu-Ray l’ultimo controverso capitolo della nuova trilogia della saga degli Skywalker, il famigerato Episodio IX che sembra quasi essere riuscito nell’impresa di sollevare più reazioni negative rispetto al tanto criticato Gli ultimi Jedi. Con l’occasione L’ascesa di Skywalker è stato caricato su Disney+, che fortunatamente al suo interno offre anche altri contenuti di assoluto interesse per tutti gli appassionati dell’universo fantascientifico inventato una quarantina di anni fa da George Lucas. Basta citare ad esempio la serie animata The Clone Wars, che sempre il 4 maggio è giunta alla sua definitiva conclusione con l’arrivo nella piattaforma disneyana del dodicesimo episodio della settima stagione. Ma un paio di giorni prima, precisamente venerdì 1 maggio, nel medesimo canale di streaming era stato caricato l’ottavo ed ultimo episodio della prima stagione di una serie destinata a fare breccia nei cuori del fandom di Star Wars: The Mandalorian.

Le otto parti che compongono la prima esaltante stagione sono un’autentica gioia per gli occhi, in grado di poter essere apprezzata fino in fondo sia da chi conosce a menadito ogni minimo particolare della “galassia lontana lontana”, sia dai neofiti che si avvicinano per la prima volta a questo mondo. Tenendo in considerazione tutti i punti di forza di The Mandalorian e il consenso praticamente unanime di pubblico e di critica il rinnovo per una seconda stagione era praticamente scontato, e le indiscrezioni provenienti dal set riguardanti i nuovi (si fa per dire) personaggi che compariranno e i possibili risvolti che potrebbero esserci nelle vicende dei protagonisti inducono a guardare con ottimismo al prossimo nuovo ciclo di episodi, anche se per ora non ci è dato sapere con certezza quando verranno ultimati e distribuiti.
Eccovi i tre motivi principali per i quali si può considerare The Mandalorian uno dei prodotti più all’avanguardia dello Star Wars Universe:

La storia

Nel corso delle otto puntate la vicenda che si dipana davanti allo spettatore riesce a coinvolgere sin dalle sequenze iniziali. Sembra di ritrovarsi di fronte ad un western di fantascienza in cui sono presenti tutte le caratteristiche tipiche del genere. Il protagonista è un cacciatore di taglie solitario e apparentemente distaccato da tutto e da tutti, dedito soltanto al suo lavoro in cui ha fama di essere uno dei migliori in circolazione. Però quello che doveva essere un incarico come tutti gli altri (ma assai più remunerativo) lo pone di fronte a un bivio cruciale, e una volta scelta la strada da seguire la sua vita cambierà definitivamente. Dopo aver deciso di non “terminare” una strana creatura bambina-l’ormai celebre “Baby Yoda”-per i due inizia una rocambolesca odissea in giro per la galassia che li porterà a cercare rifugio in pianeti ostili, a unirsi a bande poco raccomandabili, a scontrarsi con nemici senza scrupoli, fino a tornare per la resa dei conti finale dove la narrazione ha avuto inizio per la chiusura-momentanea-del cerchio.

Nel corso di questa sensazionale avventura i due impareranno a fidarsi l’uno dell’altro, conosceranno inaspettati alleati e subdoli doppiogiochisti, e il mandaloriano non sarà mai più lo stesso di prima. L’intero racconto ha il merito di essere suddiviso egregiamente in otto parti, ognuna della quali ha una sua organicità interna e, nonostante l’alternanza di vari registi dietro la macchina da presa, il ritmo e la tensione sono sempre distribuiti equamente in tutti gli otto capitoli.

I personaggi

La galleria dei personaggi che ci vengono presentati in questa prima stagione include alcune figure simili ad altre già viste nei vari archi narrativi del franchise ed altre completamente nuove. Il protagonista che dà il titolo alla serie, il misterioso pistolero solitario cresciuto dalla stirpe mandaloriana che scopriremo chiamarsi Din Djarin, è l’eroe indiscusso della storia. Pur avendo la faccia perennemente coperta dall’elmo, dietro al quale si nasconde il volto di Pedro Pascal, si possono intuirne facilmente i suoi sentimenti e si può assistere, di pari passo col lo sviluppo della trama, al suo profondo cambiamento e ad un progressivo disvelamento delle sue origini.

Tuttavia non si sarebbe parlato così tanto di questa prima serie live action di Guerre Stellari se non ci fosse stato l’infante che “Mando” dovrebbe catturare ed invece si ritroverà a proteggere come fosse suo figlio (chi ha già visto le prime puntate saprà benissimo che in realtà si tratta di una creatura cinquantenne ma si sa, il suo illustre omologo Maestro Jedi ha abbandonato le sue spoglie mortali alla veneranda età di 900 anni). Il “Baby-Yoda” di cui tanto si è parlato nei mesi che sono intercorsi tra il debutto americano e quello italiano della serie è il fulcro intorno al quale ruotano tutti gli avvenimenti, ed è incredibile come riesca a suscitare un’immediata empatia grazie ai suoi occhioni fin dalla sua primissima apparizione. Merito del suo enorme successo va attribuito all’accuratezza tecnica che si cela dietro alla sua creazione, che prevede un mix di animazione di burattini e di CGI.

Le altre figure che compaiono nel corso dei primi otto capitoli includono svariati comprimari interpretati da un cast super stellare che comprende nomi altisonanti come Nick Nolte, Werner Herzog, Taika Waititi e Giancarlo Esposito.

La resa scenica

Con un budget di oltre 100 milioni di dollari, un esperto di blockbuster ad alto tasso di spettacolarità come Jon Favreau ad ideare e poi a seguire il progetto in ogni sua fase, il risultato finale non poteva che essere eccellente, ed infatti è proprio così. Complice l’ambientazione in un periodo non ancora oggetto di altre trasposizioni cinematografiche, ovvero il caotico interregno tra la caduta dell’Impero e la nascita della Nuova Repubblica, il mondo stellare in cui si muovono i protagonisti è un elegante commistione di riferimenti ai vecchi film della saga e di nuovi luoghi e creature perfettamente in linea con l’estetica di Lucas. Tutto ciò contribuisce a una resa scenica che rasenta la perfezione. La cura per il dettaglio e la scelta di inquadrature visivamente emozionanti la si può notare soprattutto nelle diverse scene d’azione.

Un piccolo esempio dell’abile maestria riscontrabile in ogni aspetto della lavorazione la si può ammirare nelle splendide illustrazioni che accompagnano i titoli di coda.

The Mandalorian – Recensione dei primi tre episodi

In un periodo difficile e complesso come quello che stiamo vivendo in questi giorni, dove la maggior parte di noi sono costretti a rimanere l’intera giornata tra le mura domestiche per evitare il propagarsi del contagio, diventa fondamentale più che mai trovare degli appigli che ci consentano di evadere dalla complicata realtà quotidiana che dobbiamo affrontare. Per uscirne a testa alta, desiderosi di riappropriarsi delle abitudini e delle azioni che al momento siamo impossibilitati a fare, è importante trascorrere questo periodo di isolamento cercando di passare il tempo in maniera-per quanto possibile-leggera e spensierata. A darci una grossa mano nel tentativo di alleggerire il clima pesante dell’attualità ci ha pensato Disney+, la piattaforma di streaming della Casa del Topo che da martedì 24 marzo è accessibile anche nel nostro paese (ad un prezzo, sia mensile che annuale, per il momento davvero competitivo).

Tra gli innumerevoli contenuti di assoluto interesse che vi si possono trovare all’interno, tra serie e grandi classici del passato, non mancano però nemmeno dei contenuti inediti progettati esclusivamente per il lancio del servizio. La maggior parte di questi, specialmente quelli provenienti dai Marvel Studios, arriveranno nei prossimi mesi, ma uno, forse il più atteso di tutti, è disponibile fin da adesso: si tratta ovviamente di The Mandalorian, la serie spinoff di Star Wars che è stata pensata appositamente per lanciare in pompa magna la nuova trovata disneyana, e di cui è già stata annunciata una seconda stagione. I più attenti potrebbero aver visto la prima puntata trasmessa in anteprima su Italia 1 domenica 22 poco prima di mezzanotte, moltissimi ne avranno sentito parlare a causa delle immagini di “Baby Yoda” che hanno invaso i social network ancora mesi fa, ma la serie è molto più di quello che potrebbe apparire ad un primo sguardo. La sorpresa parzialmente negativa che coglierà l’utente appena iscritto a Disney+ è che non troverà tutte le puntate della prima stagione pronte per essere guardate, magari con un bel binge watching: è stato purtroppo deciso di mettere a disposizione al debutto solo le prime due puntate, per poi caricare le successive sei con cadenza settimanale ogni venerdì. Per ora dunque si possono visionare soltanto tre capitoli, che tuttavia bastano e avanzano per farsi un’idea abbastanza definita su The Mandalorian. Eccovi una breve recensione, senza spoiler che ve ne rovinino la visione, dei primi tre episodi di un racconto che ci riporta in quella galassia lontana lontana che ormai da 40 anni è entrata nel nostro immaginario collettivo.

La trama:

Dopo il crollo dell’Impero e prima della nascita del Primo Ordine, nell’anno 9 ABY (dopo la battaglia di Yavin), nella galassia regna una situazione complessivamente tranquilla, ma dietro una calma apparente agiscono ancora dei malvagi senza scrupoli fedeli alle decadute istituzioni imperiali. In questo contesto si muove un cacciatore di taglie mandaloriano: è un misterioso guerriero solitario originario del pianeta Mandalore, il ché implica anche la sua appartenenza ad un rigoroso codice etico al quale deve sempre attenersi: una delle sue regole principali, ad esempio, è quella di non togliersi mai l’elmo metallico che indossa. “Mando” (così viene soprannominato dal leader della sua Gilda) è uno dei più bravi nel suo lavoro, che svolge in maniera impeccabile e senza porsi alcun dilemma morale. Cercando una taglia più remunerativa rispetto alle ultime che aveva raccolto, viene messo in contatto con un sinistro committente che gli affida un compito promettendogli un’eccellente remunerazione: dovrà individuare e consegnargli, possibilmente vivo, un soggetto di 50 anni. Non sapendo nient’altro se non l’età dell’obiettivo e la sua posizione, Mando accetta e parte per la sua nuova missione. Quando, superate diverse peripezie, si ritroverà davanti all’individuo in questione, scoprirà che l’incarico era più difficile del previsto, e sarà costretto a compiere delle scelte che rischieranno di cambiare radicalmente la sua vita.

Recensione:

La prima impressione, terminata la visione del terzo episodio, è che questo innovativo spinoff live action sia riuscito ad attingere al meglio dell’universo di Star Wars e che abbia tutte le carte in regola per soddisfare la gran parte degli appassionati del franchise, evitando le polemiche e le proteste che l’ultima trilogia cinematografica si è attirata. Sebbene la vicenda sia ambientata cronologicamente tra fine della prima e il principio dell’ultima trilogia-i fatti si svolgono infatti tra Il ritorno dello Jedi e Il risveglio della Forza-non è presente nessun personaggio già noto: il protagonista ricorda sotto parecchi aspetti il famoso Boba Fett, ma sia lui che ciascuno dei comprimari compaiono qui per la prima volta.

La storia ha svariati richiami alla tradizione dei western, da cui vengono estrapolati alcuni stilemi del genere per essere collocati efficacemente nel contesto fantascientifico della galassia inventata da George Lucas. Paesaggi desolati, cittadine degradate, mercenari spietati e creature minacciose sono una costante nell’arco dei primi 90 minuti suddivisi nelle tre parti finora distribuite. Oltre a ciò non mancano nemmeno quelle caratteristiche che hanno fatto la fortuna della saga stellare: umorismo ben dosato e mai esagerato, pianeti e ambientazioni suggestivi, citazioni e riferimenti agli episodi canonici, sequenze d’azione coinvolgenti e spettacolari.

All’ottima resa scenica danno un contributo essenziale gli effetti speciali, che rendono estremamente dettagliata e curata ogni singola inquadratura in un modo talmente sofisticato che è assai raro riscontrare in una produzione televisiva. Il merito di aver messo a punto un progetto così ben funzionante va senza dubbio all’ideatore che ha pure supervisionato ogni fase della lavorazione, cioè a Jon Favreau, che ha messo in campo tutta la sua competenza e maestria nell’uso delle tecniche digitali.

In un mondo popolato da droidi, alieni ed eroi corazzati dalla testa ai piedi può non essere semplice riconoscere gli attori chiamati a dare il volto-o in certi casi solo la voce-ai vari personaggi. Ciononostante, soffermandosi sui titoli di coda, si potranno individuare i nomi che concorrono a formare un cast superlativo: sotto l’armatura del mandaloriano si nasconde Pedro Pascal, che dopo Game of Thrones e Narcos interpreta qui un altro ruolo iconico che potrebbe consacrarlo definitivamente nel panorama hollywoodiano. In parti secondarie spiccano celebrità del calibro di Nick Nolte, Taika Waititi , e c’è spazio perfino per un cameo del celebre Werner Herzog.

Per quanto riguarda i capitoli successivi è lecito insomma aspettarsi un proseguimento degno di quanto visto fino ad adesso. Ci sarà probabilmente un “Baby Yoda” più presente, anche se si potrebbe ipotizzare che sarà una presenza più dosata e misurata rispetto a quella che avrà nel merchandising. Va detto che allo stato attuale latita la componente femminile, ma da qui alla conclusione quasi sicuramente saprà farsi valere. Non ci resta perciò che attendere il prosieguo delle vicende di quello che, ad oggi, si candida ad essere uno dei migliori prodotti di Lucasfilm degli ultimi vent’anni.

The Witcher – Recensione

Quando si traspone un’opera da un medium all’altro, che sia da romanzo a videogioco o da romanzo a serie televisiva, vi è sempre il rischio di snaturare la visione originale dell’autore, dando vita ad un prodotto non all’altezza. E’ questa una delle principali critiche mosse dai detrattori a “The Witcher”, la nuova serie prodotta da Netflix ispirata ai romanzi di Sapkowski e alla celebre trilogia videoludica. Ci sono però altri due fattori da tenere in considerazione: libro e televisione sono, per l’appunto, due medium diversi e non è scontato che ciò che funziona benissimo in uno possa funzionare altrettanto bene nell’altra; inoltre, un prodotto come “The Witcher” deve necessariamente parlare ad un pubblico più ampio possibile, composto anche da coloro che non hanno mai sfogliato i romanzi o non hanno mai preso il controllo di Geralt di Rivia sui loro PC. Personalmente, ho divorato il secondo e terzo capitolo della trilogia sviluppata da CD Project, ma non ho mai avuto il piacere di gustare l’opera di Sapkowski, per cui mi trovo nel mezzo e posso affermare che questa serie diverte e convince, al netto di alcune piccole sbavature che analizzerò nel seguito della recensione.

Sguardo fiero e fisso sull’orizzonte, in cerca della prossima avventura!

Trama:

In un continente immaginario, ma dal chiaro sapore medioevale, sono ambientate le gesta di Geralt di Rivia, cacciatore di mostri mutante dalle poche parole, ma dalla grande abilità con la spada. Dopo essersi tenuto lontano per tutta la vita dalle dispute politiche tra i vari stati, Geralt ne viene inevitabilmente coinvolto quando l’Impero di Nilfgaard invade i Regni Settentrionali, minacciandone la sopravvivenza. Ma più che alla semplice conquista, il principe del Sud sembra interessato ad una misteriosa bambina dagli straordinari poteri magici..

Giudizio:

The Witcher è una serie ricca di particolari e di spunti di riflessione, nonostante lo stile di narrazione piuttosto ermetico possa farla apparire quasi “povera” ad un primo sguardo. Le origini di Geralt, così come la situazione politica del mondo e l’interessante ruolo svolto dalla Confraternita dei Maghi, sono soltanto suggeriti da sogni, flashback e dialoghi, questi ultimi davvero ben scritti e piacevoli. Siamo ben lontani, insomma, dagli “spiegoni” visti in Game of Thrones e ciò, a seconda dei vostri gusti personali, sarà un elemento che vi farà amare il serial oppure ve ne farà allontanare inesorabilmente. Molto più esplicite, invece, sono le riflessioni di natura morale che il protagonista si troverà più volte a fare nel corso delle varie puntate. Si tratta di dilemmi non originalissimi, in verità, ma comunque interessanti e ben inscenati, che contribuiscono a dare tridimensionalità al personaggio di Geralt e all’ottimo supporting cast. In questo senso, è veramente sorprendente ed encomiabile la prova di Henry Cavill il quale, al netto di alcune insicurezze in certe scene, riesce a rendere giustizia al Lupo Bianco. Un’altra caratteristica che farà storcere il naso a molti, ma che rappresenta una precisa scelta degli autori e come tale va interpretata, è la divisione della storia in tre tronconi separati, ambientati ciascuno in una timeline differente che, naturalmente, tenderà a riunirsi alle altre procedendo verso il finale di stagione. Ad esempio, nei primi episodi assisteremo alle imprese iniziali di Geralt, all’incontro con Ranuncolo che costruirà la grande fama del Witcher mediante le sue ballate, mentre contemporaneamente assisteremo all’addestramento della maga Yennefer, iniziato molti anni prima, e alla fuga di Ciri, avente luogo alcuni anni dopo l’incontro tra Geralt e il bardo. Se siete confusi non vi preoccupate, anche io ero piuttosto perplesso, ma dalla quarta puntata in poi tutto si fa abbastanza chiaro, anche grazie al riferimento ad alcuni eventi chiave del continente che in una timeline devono ancora accadere, mentre in un’altra sono già successi.

Tre timeline differenti. tre personaggi inesorabilmente legati tra loro dal destino..

Passiamo ora all’unica, vera nota dolente di questa serie TV: il basso budget. E’ vero che non è giusto giudicare la qualità di un serial dal numero di combattimenti, esplosioni o mostri che compaiono a schermo, ma in questo caso quel poco che compare è realizzato discretamente male. La battaglia di Cintra e lo scontro finale sono accettabili, anche se avrei preferito una maggior cura delle armature e delle vesti dei combattenti, mentre i mostri sono quasi tutti poco credibili, e questo è un grosso problema in un prodotto fantasy dedicato ad un cacciatore di mostri. Spero che questa prima stagione abbia il successo che meriti, di modo che per la seconda gli autori abbiano a disposizione fondi maggiori per avvicinarsi, a livello puramente scenografico, a mostri sacri come GoT. Per quanto riguarda infine l’aderenza con l’universo narrativo già delineato dai videogiochi (per i romanzi, come detto in apertura, non posso giudicare), ho trovato in “The Witcher” molta fedeltà e molto rispetto: i luoghi che ho amato ci sono tutti e i personaggi si comportano come si sarei aspettato, al netto di alcune scelte di casting “discutibili”. Mi preme sottolineare, in ogni caso, che questa è una (buona) serie godibile anche da chi non ha mai sentito nominare Geralt di Rivia e perfino da chi non mastica molto il genere fantasy; questo non può che essere un decisivo punto a favore di “The Witcher” e della fruizione immediata dei suoi otto episodi.

Lo scontro con la strige è uno di quelli meglio realizzati. In altri casi, il risultato finale lascia molto a desiderare..

PRO:

  • L’ambientazione è ricca ed affascinante, nonostante la narrativa ermetica non ne esalti al meglio le caratteristiche.
  • L’interpretazione di Henry Cavill, al netto di alcune incertezze, rende giustizia al personaggio di Geralt di Rivia.
  • Dialoghi ben scritti e ben interpretati da un ottimo cast.

CONTRO:

  • Le battaglie e, soprattutto, i mostri non sono molto credibili.
  • La scelta di suddividere la storia in tre timeline differenti può generare parecchia confusione.
  • Molti aspetti sono solamente abbozzati e il loro approfondimento viene rimandato alla seconda stagione.

Game Of Thrones – S8 E2 – RECENSIONE

Il Trono di Spade è finalmente tornato dando inizio alla sua stagione finale. La seconda puntata di Game of Thrones è andata in onda questa notte, alle 3.15, su SKY Atlantic.

Il Trono di Spade 8×01 – IN BRICIOLE

Cos’è successo dunque nella prima puntata dell’ottava stagione? Ecco un veloce riassunto della puntata:

Jon e Daenerys sono giunti a Grande Inverno e com’era prevedibile, gli abitanti del Nord guardano ai due con sospetto. Molti non si fidano della nuova Regina ma soprattutto dell’aiuto dei Lannister.

Nel primo episodio abbiamo fatto il carico di emozioni dato che abbiamo visto anche la tanto attesa reunion tra Jon e i suoi fratelli, per primo Bran e poi con Arya. Intanto il povero Sam Tarly ha appena scoperto, per bocca di Daenerys che sia suo padre che suo fratello sono morti, poichè hanno rifiutato di inginocchiarsi a lei. Sam inoltre rivela a Jon la sua vera identità (per chi non lo ricordasse, egli è Aegon Targaryen figlio di Lyanna Stark e Rhaegar Targaryen, dunque legittimo erede al Trono di Spade). Nel finale dell’episodio Tormund e i Guardiani della Notte scoprono un preoccupante messaggio da parte degli Estranei e Jaime Lannister arriva a Grande Inverno dove trova ad attenderlo Bran.

Il Trono di Spade 8×02

Nel secondo episodio de Il Trono di Spade vediamo i nostri protagonisti prepararsi alla battaglia con l’esercito dei morti.

Come avevamo visto nel finale Jaime è arrivato a Grande Inverno Daenerys e Sansa stanno decidendo del suo destino. Inizialmente entrambe sono restie ad accoglierlo ma l’intervento di Brienne in favore di Jaime fa cambiare idea a Sansa, che decide di accettare il suo aiuto. Jaime porta brutte notizie e informa la Regina che Cersei intende muovere le flotte dei Greyjoy contro di lei e i suoi alleati. In cerca del supporto di Sansa, Daenerys cerca anche un punto d’incontro, ma proprio quando sembrano averlo trovato si scoprono su fronti diversi riguardo al destino del Nord una volta che il Trono di Spade sarà conquistato.

Nel frattempo, a Grande Inverno tornano anche TheonEddTormund e Beric informando i presenti dell’imminente arrivo degli Estranei. La strategia per affrontarli è quella di colpire il Re della Notte per destabilizzare l’armata: per portarlo allo scoperto useranno Bran come esca.

Il finale della puntata vede i nostri protagonisti affrontare la notte prima della battaglia con l’esercito di non morti. JonSamwell e Edd ricordano quando si sono incontrati. TyrionJaimeDavosBriennePodrick e Tormund bevono insieme. Jaime coglie l’occasione per dare il tanto meritato titolo di cavaliere a BrienneArya parla con il Mastino e poi incontra Gendry.

Infine Jon rivela il suo vero nome a Daenerys che si rende conto che Jon è l’effettivo erede al Trono ma poco dopo vengono interrotti dall’arrivo degli Estranei.

Titans – Recensione

Venerdì 11 gennaio 2019 Netflix ha arricchito il suo catalogo di inizio anno con la serie Titans. Negli USA era stata utilizzata per lanciare il nuovo servizio di streaming DC Universe, e fin dalle prime immagini viste nel trailer aveva suscitato da subito curiosità e attesa. Guardando le 11 puntate di cui è composta questa prima stagione si ha la sensazione di essere davanti ad un prodotto differente dalle tradizionali serie televisive targate DC, che cerca coraggiosamente di portare in scena una narrazione intrisa di tonalità oscure e di azione a tratti violenta. L’intento di realizzare una produzione in controtendenza alle altre riesce però solo in parte, dal momento che sono presenti anche diversi punti deboli, legati principalmente alla trasposizione di certi personaggi e alla struttura della vicenda.

Trama:

Dick Grayson, dopo essere stato per anni la giovane spalla di Batman conosciuta come Robin, ha deciso di abbandonare il suo mentore e di lasciare Gotham. Deciso a non seguire più le orme dell’Uomo pipistrello, si è trasferito a Detroit e di giorno fa il detective, mentre di notte occasionalmente indossa ancora maschera e mantello per combattere il crimine libero dai vincoli del distintivo. In maniera quasi casuale fa la conoscenza di Rachel, una ragazza spaventata a cui hanno appena ucciso davanti agli occhi la madre adottiva. Rachel possiede dei poteri letali che fatica a controllare a causa di una forza oscura interiore che prende il sopravvento ogni volta che qualcuno vuole farle del male ed è braccata sia dagli stessi individui che le hanno ucciso la figura materna sia da Kory, un’affascinante donna dotata anch’essa di abilità straordinarie ma priva di memoria del suo passato. La ragazza vuole che Dick la protegga ma quest’ultimo inizialmente è riluttante. L’ex Robin cambierà presto idea e deciderà di aiutare Rachel. I due incroceranno i loro destini con quelli di Gar Logan, un ragazzo in grado di trasformarsi in una tigre.

Recensione:

Fin dall’episodio pilota si capisce immediatamente lo stile che gli autori hanno cercato di imprimere alla serie: personaggi in lotta con i fantasmi del passato, sequenze che non disdegnano di mostrare sangue e violenza (pur senza mai esagerare) e atmosfere cupe si impongono subito per introdurre lo spettatore nel mondo dei giovani eroi, dove le apparenze ingannano e i nemici sbucano fuori nei posti più inaspettati. Si possono notare delle somiglianze con le già note Arrow e Gotham, con la differenza che in questo caso – eccezion fatta per l’aiutante del Cavaliere Oscuro – ci si ritrova di fronte a volti poco conosciuti degli albi a fumetti, e dunque diventa fondamentale introdurli in maniera efficace. Da questo punto di vista l’operazione può considerarsi complessivamente riuscita, quantomeno per i quattro protagonisti principali, tutti ben interpretati dai rispettivi attori.

Dick Grayson ci viene presentato come un uomo assetato di giustizia che fatica a tenere a bada la sua rabbia quando indossa la maschera. Di lui colpisce sopratutto il rapporto conflittuale, quasi rancoroso, che ha con l’alter ego di Bruce Wayne. Quest’ultimo, pur non palesandosi mai di persona, attraverso numerosi richiami e flashback è un elemento tutt’altro che trascurabile sia per comprendere a fondo la psicologia dell’ex ragazzo meraviglia e pure per l’evoluzione della storia.

Rachel Roth è il vero fulcro dell’intera stagione. La sua fragilità, dovuta ad un suo lato oscuro che prende il controllo su di lei ogni qualvolta un pericolo la insedia, la rende a seconda dei casi vittima o minaccia da contenere. Grazie a questa imprevedibilità la ragazza risulta il catalizzatore di tutto l’intreccio e mette spesso e volentieri in secondo piano il resto del team.

I due titani rimanenti non si impongono all’attenzione del pubblico come Dick e Rachel, anche se nei momenti in cui vengono chiamati in causa non deludono le attese. Kory Anders, maggiormente conosciuta con il nome di Starfire, ha il giusto mix di carisma e mistero che la accompagna fino allo svelamento delle sue origini. Gar, il mutaforme che all’occorrenza può trasformare il suo corpo in quello di una tigre, ha uno spazio leggermente ridotto rispetto ai tre ma c’è da scommettere che si rifarà nella seconda stagione, le cui riprese dovrebbero iniziare a breve.

Titans mostra purtroppo tutti i suoi limiti quando entrano in gioco i cattivi o altre persone mascherate. Il fatto che l’intero svolgimento degli eventi ruoti intorno ad un villain che fino all’ultimo evita di mostrarsi comporta l’alternarsi di nemici al suo servizio che finiscono per ritardare eccessivamente l’arrivo del vero antagonista.

Per quanto riguarda i comprimari, non si può fare a meno di notare che alcuni di loro avrebbero meritato uno spazio diverso. È il caso di Hawk e Dove, una coppia di vigilanti amici di Dick che compare nel secondo episodio per poi ritornare nel terzultimo, dedicato interamente a loro. Ed è proprio vedendoli da soli dividersi i minuti di una puntata che si intuisce l’ottimo potenziale di questo duo così tormentato e complementare. Un simile discorso andrebbe fatto per il gruppo di supereroi Doom Patrol, sui quali è da poco in fase di sviluppo una serie spin-off che li vedrà protagonisti assoluti: ciò spiega perché appaiono soltanto una volta e non vengono approfonditi quanto meriterebbero.

Un ulteriore aspetto che lascia con l’amaro in bocca è il finale decisamente troppo aperto. Per chi ha ormai una certa dimestichezza con i prodotti televisivi targati DC non sarà certo una sorpresa, tuttavia il cliffhanger a cui si assiste prima dei titoli di coda è difficile da accettare.

Considerando perciò i vari aspetti si può dire che Titans ha il merito di scorrere discretamente dall’inizio alla fine e di proporre un’impronta più dark del solito, pur con tutti i limiti di una serie d’esordio. Pertanto, sebbene non manchino i motivi per promuoverla, per darle un giudizio definitivo bisognerà attendere la seconda stagione.

PS: l’episodio conclusivo regalerà una bella sorpresa ai fan del protettore di Gotham. In fin dei conti…può davvero esistere Robin senza Batman?

Daredevil – Stagione 3 – Recensione

Le prime immagini della terza stagione della serie dedicata al diavolo di Hell’s Kitchen erano state inserite al termine dei titoli di coda dell’ultima puntata della seconda stagione di Iron Fist, e pochi giorni dopo l’uscita di quest’ultima sono state diffuse in un teaser a sé stante: si tratta di pochi secondi durante i quali si vedeva il protagonista all’interno di un confessionale, sofferente ma risoluto, dire:”Preferisco morire come il Diavolo che vivere come Matt Murdock”. Queste parole riescono a rendere molto bene i presupposti alla base della terza stagione di Daredevil, disponibile in streaming su Netflix dal 19 ottobre. Le nuove puntate arrivano a oltre un anno di distanza dall’ultima apparizione dell’avvocato cieco nel crossover Defenders (2017), e dimostrano che la lunga attesa non è stata vana. Il terzo capitolo delle avventure del diavolo custode è un oscuro viaggio che ridisegna il percorso dell’eroe, uno scontro senza esclusione di colpi tra bene e male, una ricerca disperata della giustizia ostacolata dal ripresentarsi di fantasmi del passato. Man mano che si procede con gli episodi si ha la conferma di essere davanti al miglior prodotto del binomio Marvel-Netflix, che ha saputo offrire al pubblico una trasposizione autentica e al tempo stesso coraggiosamente innovativa di uno degli eroi più affascinanti della casa editrice di fumetti fondata oltre mezzo secolo fa da Stan Lee.

Trama

Al termine della battaglia combattuta insieme ai Defenders Matt Murdock era stato dato per morto, poiché il suo alter ego vestito di rosso si era sacrificato per salvare i suoi compagni ed era rimasto all’interno di un edificio crollatogli addosso. Ora si scopre che Matt è miracolosamente sopravvissuto, ma riporta numerose ferite, sia interne che esterne. A prendersi cura di lui ci pensano padre Lanthom e suor Maggie, che l’aveva accolto in orfanotrofio quando era rimasto orfano. Murdock comincia lentamente a guarire. Decide poi di riprendere la sua missione con metodi più estremi, tenendo lontane le persone a lui care. Karen e Foggy intanto hanno preso strade differenti: lei continua a fare la giornalista al New York Bullettin ed è convinta che il suo amico con la doppia vita non sia morto, lui invece sembra essersi rassegnato e continua la sua carriera di avvocato. Nel frattempo Wilson Fisk dal carcere stringe un accordo con l’FBI e riesce a farsi trasferire in un appartamento privato sorvegliato dai federali notte e giorno; da lì ricomincia a tessere le fila della sua potentissima rete criminale. Venutolo a sapere, Matt si attiva subito per trovare un modo per fermarlo. Tuttavia si renderà presto conto che è una battaglia troppo grande per un uomo solo, e tonerà a collaborare con i suoi due amici. Fisk naturalmente non rimarrà a guardare e risponderà mettendo ai suoi ordini un sicario con una mira formidabile.
La storia è liberamente ispirata al ciclo Born Again di Frank Miller (1986).

Recensione

L’intera stagione può essere vista come una sorta di ritorno alle origini. I trascorsi accaduti nella seconda stagione appaiono molto distanti e vengono a malapena citati, mentre i fatti di Defenders vengono ripresi, per ovvie ragioni, soltanto nelle puntate iniziali. Ed è proprio guardando i primi episodi che si ha la sensazione di osservare il protagonista ripartire da un nuovo Anno zero e deciso, in seguito alle troppe delusioni, a ripensare il suo ruolo di guerriero mascherato. Il filo si riallaccia così alla prima stagione, dalla quale riemergono diversi volti. Il simbolo emblematico di questa specie di rinascita è rappresentato dal ritorno della tuta nera con la quale Matt aveva mosso i primi passi nella sua lotta al crimine (non aspettatevi quindi di rivederlo con il tradizionale costume rosso con le corna, che sarà sì presente, ma non indossato dal suo legittimo proprietario).


Mentre “l’uomo senza paura” riparte da capo, parallelamente un grande cattivo prepara un piano che mira a farlo tornare a dominare sulla città, travolgendo tutti quelli che gli si oppongono. Lo scontro, quasi sempre a distanza, tra i due è il vero punto di forza di questo terzo arco narrativo. Merito sicuramente delle performance dei due attori, ma specialmente di Vincent D’Onofrio, che impersona il suo Wilson Fisk facendone trasparire tutta la follia e perfidia anche con il solo sguardo. Ad accrescere il livello della tensione ci pensa un altro antagonista, che irrompe prepotentemente fin da subito e ben presto si rivelerà essere un avversario dalle abilità straordinarie. A stupire in positivo è l’efficacia con cui viene inserito un villain del genere, ricco di sfaccettature e complessità, in un contesto che non rinuncia mai a mettere in scena ogni figura, sia nuova che vecchia, mettendone in luce le contraddizioni e le fragilità. La cornice realistica che fa da sfondo agli eventi è la solita Hell’s Kitchen, un quartiere-città che si mostra fragile e incline alla corruzione, similmente alla Gotham del Cavaliere Oscuro di Nolan.
Arrivata al terzo ciclo a quattro anni dal debutto, la serie mostra la sua netta superiorità rispetto alle altre della Marvel presenti su Netflix sotto molteplici aspetti, non da ultimo la qualità della regia e di alcune sequenze d’azione. Oltre ad un discreto uso delle luci e delle ombre, spiccano gli effetti sonori che stimolano il coinvolgimento dello spettatore e il ricorso a parecchi flashback inseriti con eleganza e di estrema importanza per comprendere fino in fondo un determinato momento. Ai combattimenti invece va riservato un discorso a parte: ne sono presenti almeno tre o quattro che garantiscono un alto indice di spettacolarità e di intrattenimento, grazie a dei piani sequenza che di rado vengono utilizzati così bene in un prodotto televisivo (per chi conosce bene le due stagioni precedenti non si tratta certo di una novità, e se ne avrà la conferma quando ammireranno la lotta di Matt in un corridoio pieno zeppo di carcerati intenzionati a non farlo uscire vivo dalla prigione).

Per quanto riguarda i difetti non è affatto semplice trovarne. Probabilmente la presenza di tante sottotrame non agevola la concentrazione sul plot principale, che talvolta risulta un po’ dilatato. Ciò è riconducibile al solito format di tredici puntate di durata variabile dai 45 ai 60 minuti, che spesso e volentieri costringe gli sceneggiatori a mettere troppa carne al fuoco.

La terza stagione di Daredevil si presenta dunque unendo il meglio delle due che l’hanno preceduta. Vista la recente cancellazione, dopo appena un paio di stagioni, di Luke Cage ed Iron Fist, l’intero futuro della collaborazione tra Marvel e Netflix è una gigantesca incognita. Visto l’ottimo risultato finora ottenuto, conviene sperare che il Diavolo riesca a non farsi trascinare a picco e torni a vigilare nell’ombra sul suo quartiere una quarta volta.

Luke Cage Stagione 2 – Recensione

In quasi perfetta contemporaneità con l’arrivo dell’estate, Netflix ha deciso di mettere a disposizione dei suoi abbonati i nuovi episodi di una delle serie frutto della collaborazione con Marvel Television: dal 23 giugno è infatti possibile vedere sulla piattaforma digitale più famosa del mondo la seconda stagione di Luke Cage, l’impavido protettore di Harlem dotato di pelle indistruttibile e forza straordinaria. Le nuove puntate mantengono intatte le caratteristiche della prima stagione e aggiungono ulteriori elementi di interesse che fanno prendere alla serie una piega più introspettiva e non votata esclusivamente all’azione. Se però da un lato si notano dei miglioramenti in positivo, dall’altro non si può fare a meno di evidenziare anche il ripetersi degli stessi difetti che si erano manifestati già al suo esordio e che sono comuni ad altri prodotti Netflix realizzati dalla Marvel. Rimane una serie che tanti appassionati di cinefumetti gradiranno, ma sarà impossibile non accorgersi che la presenza di alcuni punti deboli rende la visione non sempre piacevole.

La trama

Dopo aver protetto la sua amata Harlem dal gangster Cottonmouth e dal fratellastro Diamondback, le cose sembrano andare decisamente bene per Luke Cage. Ha risolto i suoi problemi con la giustizia, è andato a vivere con Claire Temple e nel quartiere afro-americano di New York tutti lo adorano: è stata creata perfino un’app per cellulare per tracciarne ovunque la posizione e la sua popolarità è alle stelle. Ma quando sembra che nulla possa turbare la ritrovata serenità dell’eroe delle nuove minacce si profilano all’orizzonte. L’ex senatrice Mariah Dillard non ha messo da parte le sue mire su Harlem ed è determinata come non mai a fare piazza pulita intorno a lei. Il suo principale ostacolo si rivelerà essere Bushmaster, un giamaicano desideroso di vendicarsi di Mariah per un vecchio torto e di diventare il nuovo signore del crimine al suo posto. A rendere particolarmente pericoloso Bushmaster è il nightshade, una potente sostanza derivata da una radice che potenzia il suo corpo rendendolo molto simile a quello di Cage. Luke dovrà proteggere il suo quartiere dalla lotta sanguinosa che si scatena tra i due criminali e si darà da fare per neutralizzare entrambe le minacce. Stavolta però dovrà pure reggere il peso della sua fama tra gli abitanti del quartiere, che spesso mal si concilia con la sua indole o le sue intenzioni. Si ritroverà a compiere scelte non semplici che lo costringeranno a fare i conti con chi è davvero e con quello che vuole diventare. Luke Cage è disposto a tutto per mantenere al sicuro la sua gente da chi vuole regnare sul suo territorio, ma Harlem può restare senza un re?

Recensione

Il secondo atto delle avventure dedicate a Power Man-questo è il nome da supereroe che ha nei fumetti-si distingue dai primi episodi a lui dedicati per un apprezzabile approfondimento psicologico dei personaggi principali e per l’efficacia con cui vengono illustrati i problemi quotidiani che deve fronteggiare Luke per essere un paladino costantemente sotto i riflettori. Lontano anni luce dallo stile Avengers, qui si può vedere come la troppa celebrità possa arrivare ad intaccare l’equilibrio psicologico di Cage o come un video girato con un cellulare possa farlo apparire improvvisamente vulnerabile. A far emergere ulteriormente i dilemmi interiori del protagonista ci penserà l’arrivo di suo padre. Il rapporto tra i due Lucas è uno degli spunti più degni di nota della serie, e buona parte del merito va a Reg E. Cathey, lo sfortunato interprete del padre di Luke (nonché volto noto per i fan di House of Cards) morto al termine delle riprese. I due villain tutto sommato funzionano in maniera efficace e contrapposta: se Bushmaster metterà alla prova fisicamente l’eroe, Mariah lo terrà impegnato con stratagemmi e trappole subdole.

Corollario indispensabile per accompagnare gli eventi che si susseguono è la colonna sonora, che alterna tracce hip-hop, rap e perfino jazz. Al termine di parecchie puntate sono anche presenti sequenze musicali live in cui si esibiscono i veri artisti autori dei brani.

La pecca maggiore della stagione è la stessa riscontrabile già in quella precedente, ovvero il numero di episodi rapportato alla storia. Tredici puntate da circa 50 minuti-con alcune che superano anche la durata di un’ora- risultano indubbiamente troppe per raccontare le vicende dell’indistruttibile afroamericano interpretato da Mike Colter. La lentezza dello svolgimento in qualche momento mette a dura prova l’attenzione dello spettatore, che si ritrova davanti alla presenza di non poche sottotrame che hanno l’unico scopo di allungare l’intreccio. A farne le spese è la velocità della narrazione, che viene ripetutamente rallentata da diversi espedienti di scarso interesse che si focalizzano su questo o l’altro comprimario. Tutto questo viene enfatizzato dall’eccessivo spazio riservato a dei personaggi che si rivelano meno interessanti del previsto e sembrano ormai aver poco da dire. L’esempio più lampante è quello della detective Misty Night, il cui ruolo sembra diventato troppo prevedibile e privo di fascino. Un discorso simile va fatto per Claire Temple, la compagna di Cage con il volto della brava Rosario Dawson, che dal suo debutto in Daredevil è andata progressivamente perdendo l’appeal che la contraddistingueva all’inizio (difatti pare che questa potrebbe essere la sua ultima apparizione in una produzione televisiva Marvel).

Ciò che invece appare ben congegnato è l’arrivo, verso metà della vicenda, di Iron Fist. L’entrata in scena del miliardario col Pugno d’acciaio porta una dose di vivacità in una fase in cui la trama sembra aggrovigliarsi e stentare a procedere. La comparsa di Danny Rand riporta un po’ di verve quanto mai necessaria; peccato che rimanga la sensazione di un’occasione almeno parzialmente sprecata, visto che la sua collaborazione con Power Man dura meno di quanto sia legittimo attendersi.

La seconda stagione di Luke Cage, pur compiendo degli evidenti passi in avanti rispetto alla prima serie, risente tanto delle quasi tredici ore di lunghezza totali. Essendo un difetto comune ad altri prodotti televisivi Marvel- la seconda stagione di Jessica Jones e la prima di Iron Fist, giusto per non fare nomi- sarebbe auspicabile in futuro vedere gli eroi del piccolo schermo in un formato più congeniale, magari prendendo spunto da The Defenders, la cui durata era di soli 8 episodi.

ǝuoısuǝɔǝɹ – sƃuıɥʇ ɹǝƃuɐɹʇs

Venerdì 27 Ottobre alle 9 in punto è stata internazionalmente messa a disposizione su Netflix la seconda stagione di Stranger Things. Persone in tutto il mondo di tutte le età si sono lanciate sul divano ed hanno visto tutto d’un fiato questa nuova stagione.

Stranger Things, come tutti sanno, è la serie più premiata di Netflix per diversi motivi: il fattore nostalgia e l’ottima trama l’hanno resa estremamente celebre, e per questa nuova stagione Netflix ha giocato bene le sue carte per divulgarla (facendo uscire un mese prima un gioco interamente gratuito in stile anni ’80) regalandoci anche degli extra (provate a chiamare il 3482321492 e vedete cosa succede). Inoltre viene considerata la serie di binge watching per eccellenza (17 episodi in meno di 15 ore ininterrotte, voglio un premio); si sa che Netflix ha un talento nel fare marketing.
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Doctor Who per neofiti pt 1: Storia dello show, Dottore e Gallifrey

Mi stupisce la carenza di Whovian in Italia. Nonostante sia la serie televisiva da più tempo in onda, spesso mi ritrovo davanti a persone che mi dicono “non è il mio genere” ignorando il fatto che negli anni ha avuto vari generi deuteragonisti della fantascienza.

Doctor Who è molto più che fantascientifico: è fantasy, commedia, storico. Il numero di episodi fa in modo che ricopra un vasto numero di generi.

E allora vi scrivo questa serie di articoli di introduzione al mondo Whovian, senza spoiler con solo dati di fatto parlando della serie classica e attuale in modo che possiate comunque sapere le informazioni basiche in un eventuale conversazione sul tema e nella speranza che cambiate idea e ve lo vediate. Avanti, leggimi!

Il Trono di Spade – Recensione 7×07 – The Dragon and the Wolf

Finale di stagione, e come tutti ben sapete ci vorranno quasi due (2) anni per vedere la prossima stagione che, ahimè, sarà l’ultima.

Ma bando alle ciance!

SPOILER ALERT!! Proseguite nella lettura solo se avete già visto l’episodio “The Dragon and the Wolf” Avanti, leggimi!