Ricordando Stan Lee

Lunedì 12 novembre 2018 è una data che la maggior parte degli appassionati di fumetti non dimenticherà tanto facilmente: in quella serata è stata annunciata la dipartita del grande Stan Lee, il fondatore della Marvel per come la conosciamo oggi e creatore di numerosissimi supereroi entrati ormai nell’immaginario collettivo. Per tanti Lee era conosciuto principalmente a causa delle sue immancabili, brevi e spesso esilaranti apparizioni nelle pellicole dedicate ai personaggi nati dalla sua fantasia. Ma Stan Lee era assai più di questo. È stato un instancabile innovatore, un formidabile creativo che ha dato vita a un’infinità di super-umani che hanno suscitato fin da subito l’entusiasmo del pubblico. In un’epoca in cui il fautore delle gesta eroiche era un essere quasi invincibile dotato di poteri alieni o un miliardario che combatteva il crimine grazie ad un’attrezzatura altamente tecnologica, Lee ha avuto l’intuizione (e la sfrontatezza) di proporre una versione dell’eroe più vicina alla gente comune Spesso e volentieri questi non era altro che una persona ritrovatasi suo malgrado ad avere abilità fuori dal normale, e da quel momento in poi lottava costantemente per trovare un equilibrio tra una vita normale e la responsabilità di usare i suoi poteri a fin di bene. L’approccio rivoluzionario di Lee al mondo superoistico ha fatto sì che chiunque potesse immedesimarsi nelle sue creature, proponendo un nuovo modello di narrare le storie eroiche che ancora adesso si dimostra vincente, sia sulla carta stampata che sul grande schermo. Ma chi era davvero Stan Lee e quali sono le origini dietro la creazione del suo meraviglioso mondo di fumetti?

Stanley Martin Lieber nasce a New York il 28 dicembre 1922. I suoi genitori sono una coppia di immigrati romeni ebrei che vivono in un piccolo appartamento nel Bronx. Le difficili condizioni familiari portano il piccolo Stan a cercare uno svago andando al cinema e leggendo molto, da H. G. Wells a Shakespeare. Si appassiona in particolare anche ai pulp magazine, delle riviste a basso prezzo di racconti fantastici e popolari. Fin da giovane inizia a mostrare subito il suo carattere esuberante e fuori da ogni schema; basti pensare che a 17 anni scrisse sul soffitto di una scuola “Stan Lee is god”, coniando così lo pseudonimo che lo accompagnerà per tutta la vita. Sul finire degli anni ’30 viene assunto grazie al fratello di sua mamma in una casa editrice di fumetti, la Timely Publications, dove deve occuparsi di svariate mansioni. La paga è misera ma lui non si scoraggia e nel giro di pochi giorni propone già a Simon e Kirby, autori della testata principale della Timely Captain America Comics, un racconto completamente nuovo, che verrà pubblicato il 5 agosto 1941. Lee viene presto nominato direttore editoriale, carica che ricoprirà solo pochi mesi prima di venire arruolato nei Signal Corps, i corpi di comunicazione dell’esercito americano. Terminato il conflitto, sembra che le cose per lui non possano andare meglio: la Timely sotto la sua direzione riscuote un successo crescente, nel 1947 sposa una modella inglese e nel 1950 diventa papà di Celia. Tuttavia, la campagna sociale e mediatica che si scatena contro i fumetti nei primi anni ’50 porta ad un drastico calo delle vendite e ad un ridimensionamento generale del settore; il Comics Code Authority, un codice di autoregolamentazione interno, non fa che peggiorare le cose. La prima a capire che è il momento di cambiare è la DC Comics, che ripropone i suoi pezzi forti in maniera più leggera e meno violenta. Stan si mette sulla stessa lunghezza d’onda, ma con un’intuizione che si rivelerà rivoluzionaria: per la creazione delle storie si fa affiancare dagli stessi disegnatori, che diventano parte integrante del processo creativo. Nasce il cosiddetto “Metodo Marvel”, dal quale escono racconti estremamente innovativi, con un mix di vari generi che coinvolge il lettore come mai era successo finora. Va riconosciuto che buona parte del merito della riuscita di questa innovazione va ai due disegnatori che collaborarono con il baffone sorridente, ovvero Steve Ditko e Jack Kirby, senza i quali nulla di ciò che è venuto dopo sarebbe stato possibile. A sancire il debutto della nuova Era dei comics è il n°1 di Fantastic Four, uscito nel novembre 1961.

Da sinistra Stan Lee, Jack Kirby e Steve Ditko negli anni ’60
La copertina di Fantastic Four n°1

Da allora la Timely viene rinominata Marvel. Il trio sembra inarrestabile e sforna eroi in rapida successione: entro il 1965 esordiscono l’Uomo Ragno (per capire meglio le origini dell’Arrampicamuri leggetevi questo articolo), Thor, Iron Man, Hulk, Daredevil, I Vendicatori, Ant-Man, Dottor Strange, Nick Fury e gli X-Men.
Dal 1972 Stan Lee diventa editore della Marvel. Durante il ventennio che ne segue intraprende iniziative che puntano a sviluppare ulteriormente il suo marchio in altri ambiti come il cinema, senza però raggiungere risultati apprezzabili. Non mancano i momenti di difficoltà: basti pensare, solo per citarne alcuni, alla crisi di vendita al principio della sua carriera da editore o alla bancarotta della sua casa editrice nel 1996. Ciononostante “The Smiling” (uno dei suoi innumerevoli soprannomi) ha sempre saputo uscirne a testa alta, cercando continuamente di adeguarsi ai mutamenti della società e ai desideri dei lettori. I risultati sono sotto i nostri occhi di tutti ancora oggi. Adesso la Casa delle Idee è un’industria verticale che gestisce molteplici aspetti dell’intrattenimento, e i cui personaggi oramai sono dei veri e propri brand. Se si è arrivati ad un simile traguardo è soprattutto grazie a quel simpatico vecchietto sorridente che appare per una manciata di secondi in ogni cinecomic della Marvel.

Ci sarebbero moltissimi altri episodi della vita di Stan Lee che meriterebbero quantomeno di essere citati, e ugualmente sarebbe interessante riflettere su come sia riuscito a mantenere per interi decenni lo status di uomo immagine della sua casa editrice oscurando parecchi suoi collaboratori. Al di là di ogni considerazione, è comunque innegabile che chiunque abbia mai sfogliato un suo albo o visto un film in cui lui compariva gli è in qualche modo debitore. Alla fine si può dire che la sua stessa vita sia stata una storia avvincente degna di essere raccontata in un fumetto e, perché no, pure in un adattamento cinematografico.
“Excelsior!”

Alla scoperta del giovane Han Solo

Quando a distanza di mesi non si è ancora placato del tutto il dibattito tra estimatori e detrattori dell’ultimo capitolo della celebre saga stellare, ecco che la Lucasfilm si prepara a lanciare sul mercato una nuova produzione che, visto il soggetto in questione, promette di scatenare entusiasmo,divertimento, e-come al solito-reazioni contrastanti. Dopo il successo del riuscitissimo Rogue One, dove si mostrava l’audace impresa della Ribellione per impossessarsi dei piani della Morte Nera-la serie spin-off Star Wars Anthology si arricchisce con un nuovo episodio che rappresenta una sfida tanto ambiziosa quanto rischiosa: raccontare le origini della canaglia più amata della galassia, nonché pilota del Millennium Falcon, che risponde al nome di Han Solo. Prima di immergerci in questo viaggio alla scoperta di come il giovane Han sia diventato l’eroe che tutti conosciamo, conviene riepilogare quanto già si sa sulle vicende antecedenti al suo esordio e cosa possiamo aspettarci dal primo film dedicato interamente a lui.

Han al cinema

La storia di Han Solo presente nella trilogia originale, che avrà la sua tragica conclusione nel recente Il risveglio della Forza (2015), è ampiamente risaputa. Ma quali sono i suoi trascorsi prima del suo incontro con Luke Skywalker ed Obi-Wan Kenobi nella taverna di Mos Esley in Guerre Stellari (1977)?
Dagli avvenimenti successivi alla sua apparizione ci viene rivelato che il futuro membro dell’Alleanza Ribelle aveva contratto un grosso debito dei confronti del viscido (letteralmente) gangster Jabba the Hutt, il quale per vendicarsi dell’inadempienza del giovane Solo mette una taglia sulla sua testa che verrà riscossa da Boba Fett in persona. Quando ne L’Impero colpisce ancora (1980) il cacciatore di taglie gli tende, con la complicità di Darth Vader, una trappola per catturarlo a Cloud City, facciamo la conoscenza di un suo amico di vecchia data che è costretto a tradirlo per sopravvivere, ma che sarà pronto a riscattarsi alla grande salvando Luke e Leila dalle grinfie di Vader e dando un contributo non indifferente nello scontro finale contro l’Impero: si tratta di Lando Calrissian. Grazie alla sua entrata scena scopriamo che Han è entrato in possesso del Falcon vincendolo proprio a spese di Lando in una partita di gioco d’azzardo qualche anno prima.

La Trilogia di Han Solo

Dai quattro episodi nei quali compare con il volto di Harrison Ford non ci è dato conoscere altro del passato del personaggio. Tuttavia, dove non si sono addentrati i registi e gli sceneggiatori, nel corso degli anni ci hanno pensato gli autori di libri e fumetti. Sono parecchie le storie in carta stampata dedicate al contrabbandiere e al suo fedele Chewbecca, anche se tante si focalizzano prevalentemente sul periodo successivo al suo ingresso nella Ribellione. Ad indagare su chi era il giovane Solo ci ha pensato soprattutto la scrittrice Ann Carol Crispin, autrice tra il 1997 ed il 1998 della Trilogia di Han Solo. Nei tre romanzi si scoprono dettagli interessanti sulle sue origini e su ciò che lo ha portato a diventare un furfante dal cuore d’oro:

Han nasce nel pianeta Correlia 29 anni prima di incontrare il vecchio Obi-Wan ed il suo nuovo apprendista. Rimasto orfano da piccolo, viene preso dal pirata spaziale Garris Shrike che lo addestra con metodi crudeli a diventare come lui. A bordo della nave di Shrike la cuoca Wookiee Dewlanna lo tratta come un figlio: è allora che impara il linguaggio Shyriiwook. Deciso a cambiare vita, a 19 anni scappa da Garris per diventare un pilota dell’accademia imperiale. Diventato in breve tempo tenente, gli capita di trovare una nave cargo piena di evasi e guidata da uno schiavo Wookiee chiamato Chewbecca. Il suo superiore gli ordina di ucciderlo e di scuoiarlo vivo; Solo si rifiuta, spara al suo comandate e fugge con lo Wookie, che dovendogli la vita giura di restargli accanto per sempre.

Il momento che ha cambiato per sempre la vita di Han: invece che obbedire all’ordine del comandante Nyklas, usa il blaster contro il suo superiore salvando la vita di Chewbe

Inizia così per i due una vita dedicata al contrabbando, durante la quale conoscono il giocatore d’azzardo Lando Calrissian. Han in seguito partecipa al Torneo di Sabacc a Cloud City: contro tutte le previsioni arriva a sfidare in finale il suo amico Lando e vince portandosi via come premio la nave di quest’ultimo, il Millennium Falcon. Nello stesso periodo insieme al suo co-pilota Chewbe accetta lavori di contrabbando per conto di Jabba the Hutt. Nel corso di una di queste operazioni, a causa di un controllo imperiale, il duo è costretto a scaricare nello spazio un ingente carico appartenente a Jabba, scatenandone l’ira. Il resto è storia.

Aspettando Solo: A Star Wars Story

È importante ricordare che i tre romanzi in questione fanno parte del cosiddetto Universo Espanso. Questo insieme di pubblicazioni stellari, riunito sotto il marchio Star Wars Legends, a partire dall’acquisizione di Lucasfilm da parte di Disney ufficializzata nel 2014, è stato dichiarato non canonico. Dunque è assai difficile che i racconti contenuti al suo interno diventino oggetto di una trasposizione sul grande schermo. Però c’è da scommettere che qualche riferimento, più o meno diretto, potrebbe essere presente. Quel che è certo è che già dal trailer si possono notare parecchie citazioni della trilogia originale di George Lucas, e quindi è probabile che i fan dei tre episodi troveranno soddisfazione.

Lo spin-off su Han Solo ha avuto una lavorazione molto travagliata (basta ricordare il cambio di regia nel bel mezzo delle riprese o la presenza sul set di un coach di recitazione per aiutare l’interprete del protagonista Alden Ehrenreich a calarsi meglio nella parte). Sicuramente il materiale da cui attingere per realizzare un prequel all’altezza non mancava. Ancora pochi giorni e vedremo se Ron Howard avrà saputo mettere a punto una “Star Wars Story” divertente ed emozionante. Di una cosa possiamo essere certi: comunque vada non si potrà mai realizzare un tributo ad Han Solo peggiore di quello realizzato nel videogioco Kinect:

GIORNATA DELLA TERRA – Salvare una foresta con il machine learning – Istruzioni per l’uso

Si possono unire due cose che in genere si direbbero agli antipodi come ad esempio il Machine Learning ed una Tribù?

A quanto pare sì!

Infatti la tribù dei Tembe, dello stato brasiliano del Parà, sta usando il codice open source di Big GTensor Flow, per riconoscere i rumori prodotti dalle motoseghe in mezzo ai molteplici suoni della foresta pluviale.

Tra le urla delle scimmie:

lo scrosciare della pioggia:

ed i versi del pappagallo Ara:

si sentono dei rumori innaturali, meccanici:

la motosega:

L’Amazzonia è la foresta pluviale tropicale più grande del mondo e ospita un quarto della biodiversità del pianeta.

Dal 1970, il 20% dell’Amazzonia è andato distrutto a causa della deforestazione.

Il popolo indigeno dei Tembe vive su una superficie di 2800 km quadrati di foresta pluviale nel nord del Brasile. I Tembe hanno visto più del 30% del loro territorio sacrificato per l’insediamento di ranch per l’allevamento di bestiame oppure distrutto dagli incendi e dalla deforestazione illegale.

Capo Naldo Tembé

“Nella mia vita il grande momento è arrivato quando avevo 8 anni, all’epoca della mia prima ispezione [della foresta]. Al tempo si sentiva di tutto sui taglialegna fuorilegge che prelevavano legno dalla nostra zona e io rimanevo indignato nel vedere gente che rubava la legna, [così] ci siamo mobilitati.”

– Capo Naldo Tembé

Da piccolo, Naldo Tembé ha sacrificato ogni parvenza di un’infanzia normale in nome della foresta pluviale. Organizzava piccoli gruppi di ragazzini per setacciare il territorio in cerca di taglialegna fuorilegge, il tutto all’insaputa dei genitori, visto che l’attività di monitoraggio di taglialegna armati sarebbe stata pericolosa per chiunque, figurarsi per un bambino. Ha fatto conoscere la sua missione di proteggere la foresta a chiunque volesse ascoltarlo e la sua gente lo ha notato. Al compimento dei 15 anni, è stato nominato capo.

Capo Naldo

“Fare il capo è un compito molto duro, perché finisci per vivere la vita degli altri e non la tua. E non è per niente facile. Anche ora che faccio il capo da tanti anni non mi sono ancora abituato.”

– Capo Naldo Tembé

Per i Tembe, vita e foresta sono unite da sempre. Quando i camion distruggono illegalmente la foresta a scopo di profitto, non distruggono soltanto alberi, ma tutta la cultura e il patrimonio dei popoli che vivono lì da secoli.

Mentre il capo Naldo si batteva per difendere il territorio della sua gente, in un villaggio locale Dona Verônica Tembé creava una campagna per aiutare la tribù a rivendicare la propria cultura. Il suo scopo era quello di incoraggiare il popolo tembe a riappropriarsi delle feste tradizionali ed esprimersi nella propria lingua, accanto al portoghese brasiliano. Oggi, alla scuola del villaggio sua nipote Marcelina Kuda insegna la lingua tembe alla nuova generazione, sperando che si faccia portavoce culturale della foresta per chi verrà dopo.

Kuda Tembé che tiene per i suoi alunni una lezione di lingua tembe nativa.

Da 30 anni a questa parte, il capo Naldo e la tribù hanno riconquistato notevoli porzioni di territorio sottraendole agli invasori, ma scovare nuove attività di disboscamento illegale è sempre un’impresa pericolosa. I fautori del disboscamento illegale approfittano del buio per violare il territorio dei Tembe e distruggere indisturbati centinaia di acri di foresta. Gli onnipresenti rumori della foresta pluviale coprono il chiasso di camion e motoseghe, rendendo quasi impossibile monitorare le migliaia di chilometri quadrati della foresta.

I Tembe sono ben organizzati, colti e non hanno paura di usare nuovi strumenti e nuove tecnologie. Sono alla ricerca di collaborazione, non di aiuto.

– Topher White, fondatore di Rainforest Connection

Nel 2014, il capo Naldo si è buttato insieme a Topher White, fondatore della non profit ambientalista Rainforest Connection, nell’ambizioso progetto che li ha visti usare cellulari Android ricondizionati e TensorFlow, il modello di machine learning open source di Google, per rintracciare in tempo reale i rumori della pratica di disboscamento illegale.

Come il machine learning e i cellulari ricondizionati aiutano i Tembe a proteggere la propria terra natale

Telefono Android collegato a un alimentatore a energia solare con microfono esterno. Questi dispositivi, chiamati Guardian, riescono a intercettare i rumori del disboscamento illegale fino a un chilometro di distanza.
I Guardian sono nascosti tra le fronde in cima agli alberi, per ricevere meglio il segnale cellulare e assorbire più luce per l’alimentazione solare. 24 ore su 24, rimangono in ascolto di tutti i rumori della foresta.
Il modello TensorFlow di Rainforest Connection usa la tecnica del machine learning per analizzare l’audio registrato dai Guardian, i “guardiani delle foreste”, e impara a identificare il rumore di motoseghe e camion per il trasporto di tronchi.
Nel giro di qualche minuto dall’individuazione, viene inviato un avviso in tempo reale ai ranger tembe, una forza di sicurezza scelta che può intervenire sull’attività di disboscamento illegale o segnalarla alle autorità.

Rainforest Connection sta diffondendo questo stesso sistema di monitoraggio acustico presso altri partner che lottano contro la deforestazione in altri cinque paesi, tra cui Perù, Ecuador e Romania.

Oggi, il capo Naldo e la tribù stanno setacciando il territorio, si arrampicano sugli alberi per installare e gestire i dispositivi Guardian e rispondono alle segnalazioni di disboscamenti che ricevono. Armati di questa nuova tecnologia, i Tembe possono salvaguardare non solo la foresta, ma in generale la propria esistenza.

Capo Naldo Tembé

“Era il grande sogno di mio nonno, poi dei miei genitori e oggi è il sogno della mia vita: lasciare ai miei figli e ai miei nipoti l’eredità di un futuro migliore. Nutro grandi speranze riguardo al futuro.”

– Capo Naldo Tembé

Giovani tembe che rendono omaggio alla propria cultura indossando i tradizionali copricapo con il volto dipinto.

Guarda il filmato qui sotto per scoprire in che modo i Tembe e Rainforest Connection collaborano alla realizzazione di questo piano ambizioso.

 

Fonti: Google

Marvel Legacy – #LunedìLegacy

Per questo #LunedìLegacy vi darò in omaggio una doppia dose di “legacy“! Infatti oggi parleremo dell’evento, della casa delle idee, più atteso dell’anno: il Marvel Legacy!

Attenzione: contiene spoiler sull’attuale Multiverso Marvel.

 

Che cos’è?

Il Marvel Legacy è un evento che coinvolgerà praticamente tutte le testate Marvel e servirà da ennesimo reboot del multiverso, per quel che ne sappiamo.
Uscirà negli Stati Uniti a partire da Novembre, ciò significa che in Italia dovrebbe arrivare più o meno verso Marzo 2018.
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Il Cavaliere Oscuro sul grande schermo – #BatmanWeek

In occasione del Batman Day è opportuno ripercorrere velocemente tutte le apparizioni dell’uomo pipistrello al cinema, dalla prima comparsa di oltre mezzo secolo fa all’ultimissima versione incarnata da Ben Affleck. Proviamo a vedere quali sono state le realizzazioni meglio riuscite, quelle discrete, e i flop assoluti.
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CCA e l’era del proibizionismo dei fumetti

Un numero di Captain America prima e dopo il CCA

Settembre 1954

La Comics Magazine Association of America (CMAA per semplificarci la vita) annuncia un codice per i fumetti con il quale garantisce l’assenza di violenza dalle storie pubblicate: il Comics Code Authority (o CCA). È così che comincia quello che possiamo definire l’era del proibizionismo dei fumetti. Avanti, leggimi!

Foggy Nelson: l’Eroe camuffato #LunedìLegacy

Foggy Nelson… Da sempre grande amico di Matt Murdock aka Daredevil (Devil nell’edizione italiana fin dalla fine di Daredevil vol 4), è il principale deuteragonista della sua testata (se non sapete il significato di deuteragonista usate il dizionario).

Questo personaggio, apparentemente inutile, in verità è colui che tiene Matt Murdock coi piedi per terra e il pilastro fondamentale dei fumetti, a tal punto che nonostante sia qualcuno caro a Devil non è ancora morto (o almeno non definitivamente). Bene, parliamone. Avanti, leggimi!

Wolverine: La morte e il dopo – #LunedìLegacy

Le origini

Logan, James Howlett, Weapon X. Wolverine ha avuto molti nomi durante la sua lunga vita. Nato nel 1883 circa, la sua prima apparizione rissale al 1974 come personaggio secondario in Incredible Hulk vol 1 180; l’allora sceneggiatore Len Wein non sapeva che quel personaggio sarebbe diventato presto uno dei supereroi più iconici della storia fumettistica americana.
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Il lascito di un eroe – #LunedìLegacy

Legacy, ovvero eredità,  di un eroe super o di tutti i giorni.

La nuova rubrica legata al lunedì, il #LunedìLegacy, è intesa a mostrare quanto gli eroi ispirino il bene negli altri e diano loro la spinta per fare del bene. Avanti, leggimi!