Gotham stagione 5 – Luci ed ombre

Il primo giorno di agosto Netflix ha aggiunto al suo catalogo l’ultima stagione di Gotham, una serie che ha dato l’opportunità ai fan del Cavaliere Oscuro di fare un lungo excurus sul mondo di Batman prima che quest’ultimo decidesse di intraprendere la sua crociata contro il crimine, offrendoci un arco narrativo che mette al centro un giovane James Gordon e un Bruce Wayne appena ragazzo, entrambi circondati da futuri preziosi alleati e letali nemici. La serie si è presa fin dall’inizio più di qualche licenza sulla caratterizzazione e sulle vicende dei vari personaggi, non dimenticandosi però di ispirarsi a celebri saghe a fumetti e a versioni cinematografiche che hanno avuto un ruolo fondamentale nel plasmare la figura di Batman nel ventunesimo secolo. Ne è venuto fuori un prodotto altalenante, capace di stupire con scelte coraggiose ed apprezzabili, ma talvolta in grado anche di scadere nel prevedibile o nell’esagerazione fine a se stessa. Gli autori della serie, terminata la quarta stagione, a causa anche un sensibile calo di ascolti, hanno deciso che era il momento di arrivare ad una conclusione e hanno realizzato questa ultima quinta stagione, che è composta solamente da 12 episodi rispetto ai 22 delle quattro precedenti. Il passo d’addio di Gotham non sfigura rispetto a quanto si è visto finora, dando agli spettatori (quasi) tutto quello che si aspettano di vedere, ma rimane la perenne sensazione di qualcosa di incompiuto, o che comunque avrebbe potuto essere migliore di come è stato.

Essendo la stagione conclusiva, buona parte dei personaggi si avvicina sempre di più a come sarà quando l’alter ego di Bruce Wayne diventerà il peggiore incubo del crimine cittadino. I dodici episodi lasciano in secondo piano o fanno sparire completamente diversi comprimari che avevano avuto un ampio spazio nelle stagioni precedenti e si concentrano quasi esclusivamente su Jim Gordon, Harvey Bullock, Bruce Wayne, il maggiordomo Alfred, Selina Kyle, Barbara Kean, Leslie Thompkins, Pinguino e l’Enigmista. La maggior parte di loro non presentano quasi nulla di nuovo e nel corso delle varie puntate non subiscono nessuna particolare evoluzione, eccezion fatta per il futuro crociato incappucciato, Selina e Barbara. Ma se il cammino di Bruce e Selina è sviluppato in maniera coerente ed in linea con quello che si preparano a diventare, non altrettanto si può dire per l’ex fiamma di Gordon, che sarà protagonista di cambiamenti significativi che risultano abbastanza forzati e non coerenti con il percorso che ha visto Barbara passare da fedele compagna di un coraggioso poliziotto alle prime armi a scaltra affarista criminale proprietaria del nightclub “The Sirens”.
Il “malefico duo” formato da Pinguino e dall’Enigmista si dimostra ancora una volta uno dei punti di forza dell’intera serie, grazie ai loro repentini doppi giochi, improbabili macchinazioni e gradevoli gag umoristiche. Anche questa diabolica coppia non riserva grandi sorprese o novità degne di nota, ma si conferma indispensabile per conferire la giusta dose di humour, violenza e imprevedibilità alla stagione.

La trama principale che si sviluppa in quest’ultima dozzina di episodi si riallaccia all’ultima rocambolesca puntata della quarta stagione e ci presenta una Gotham ancora allo sbando totale dopo il crollo dei ponti causato da Jeremiah Valeska che l’hanno isolata dal resto del mondo: divisa in zone di influenza controllate dalle varie gang rivali, abbandonata dal governo, con i cittadini allo stremo delle forze, le uniche speranze di riunificare la città risiedono negli sforzi di Jim Gordon e Bruce, che lottano strenuamente per evitare il caos e ristabilire l’ordine. Ma dall’esterno una figura misteriosa continua a vanificare i loro sforzi e sta architettando un piano spietato per annientare definitivamente la città.

Ispirata in parte allo scenario raffigurato nella saga narrativa a fumetti Batman: Terra di nessuno (1999) e a quello presente nel film di Christopher Nolan Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno (2012), la vicenda si fa ancora più tetra e fa debuttare alcuni villain che non erano ancora comparsi, tipo il Ventriloquo, Jane Doe e una sorta di Harley Quinn ante litteram. Ma quello su cui c’erano maggiori aspettative è Bane, che fa la sua apparizione nel decimo episodio; a discapito delle attese si tratta di una versione che fatica assai a reggere il confronto con quelle che l’hanno preceduta – soprattutto con quella interpretata da Tom Hardy – e pure il poco spazio che gli viene concesso non rende certo giustizia ad uno dei cattivi più iconici dell’universo DC.
La storia, suddivisa nelle dodici puntate durante le quali si riscontrano come al solito molteplici rimandi a momenti “batmaniani” topici degli albi a fumetti, coinvolge il giusto e regala qualche sequenza suggestiva, peccato però che persistano spesso e volentieri passaggi troppo affrettati e scelte narrative quantomeno discutibili.

Un discorso a parte merita la dodicesima puntata, intitolata “L’inizio”, che è slegata dalle altre in quanto funge da vero e proprio epilogo della serie, ambientata interamente 10 anni dopo quello che avviene nell’episodio che lo precede. I 40 minuti abbondanti dell’episodio sono pensati appositamente per dare a chi ha seguito l’intera serie fin dal suo debutto l’inevitabile finale: l’arrivo di Batman. Il debutto dell’Uomo pipistrello tuttavia non è nulla di entusiasmante, inserito com’è in una trama conclusiva stracolma di citazioni delle prime stagioni ma che non emoziona fino in fondo né lascia il segno, complice anche i troppi personaggi che vengono appena accennati e che avrebbero meritato un minutaggio superiore, Joker in primis. Ciononostante, va riconosciuto che l’ultima scena è esattamente come ce la si poteva aspettare, e chiude il cerchio in maniera tutto sommato accettabile.

Cala così il sipario su Gotham, una serie tv che era partita molto bene ma che ha finito con l’accartocciarsi un po’ su sé stessa, specialmente a partire dalla terza stagione. Rimane comunque un prodotto imprescindibile per gli appassionati di Batman, che ha avuto il merito di mettere in scena una versione rinnovata e a tratti audace del mondo che circonda il leggendario eroe. Talvolta ha dato l’impressione di voler strafare, altre invece non ha saputo essere all’altezza di trasposizioni televisive del recente passato dell’universo DC (a tal proposito, la serie animata dei primi anni ’90 rimane tuttora il miglior adattamento del Cavaliere Oscuro e del suo mondo per il piccolo schermo). In ogni caso, per chiunque si definisca un vero “Batman fan”, Gotham va assolutamente vista fino alla fine, accettandone pregi e difetti.

Batman di Scott Snyder e Greg Capullo – Prima parte

Il 4 giugno è stata una data storica per tutti gli amanti dei fumetti di supereroi in Italia: da quel giorno, infatti, la casa editrice modenese Panini Comics è divenuta la distributrice ufficiale dei prodotti DC nel Belpaese, guadagnando di fatto il (quasi) completo monopolio sulle pubblicazioni di questo tipo. Per festeggiare l’avvenimento, Panini ha lanciato nuove serie dedicate ai personaggi principali della scuderia DC, che riprendono le pubblicazioni americane in concomitanza dell’inizio di nuovi archi narrativi, lasciando a speciali volumi autoconclusivi il compito di “fare da ponte” tra i nuovi serial e quanto pubblicato dal precedente editore. Inoltre, per offrire ai nuovi lettori una panoramica più possibile ampia sul mondo e sulla mitologia degli eroi, si è deciso di riproporre i più bei story arc del passato recente, come per esempio il ciclo di Batman firmato da Scott Snyder e Greg Capullo. Iniziato nel 2011, nell’ambito dell’iniziativa editoriale “I nuovi 52” (una sorta di reboot “soft” della continuity DC), questo ciclo ha riscosso un enorme successo, riportando il Cavaliere Oscuro in cima alle classifiche di vendita, e viene ora riproposto in un mensile tascabile di cui vado a recensire le prime due uscite.

La misteriosa setta della “Corte dei Gufi” è il temibile avversario che Bats si trova ad affrontare nel ciclo di Snyder e Capullo.

Trama:

Le serie appartenenti all’iniziativa “I nuovi 52” si ambientano tutte cinque anni dopo la prima apparizione dei supereroi DC e quella di Batman non fa eccezione. Pochissimo è dato sapere di quanto successo in questi cinque anni, ma comunque l’origine del Cavaliere Oscuro è pressoché identica a quella che tutti conosciamo, con qualche licenza poetica funzionale alla storia. Nel momento di massimo splendore del vigilante di Gotham, convinto ormai di rappresentare totalmente l’oscura metropoli in cui vive, egli porta alla luce l’esistenza di una misteriosa setta segreta, la Corte dei Gufi, che sembra controllare il destino della città da secoli con un potere illimitato. Dopo aver scoperto che la Corte ha sfruttato e persino perseguitato tanto i suoi antenati quanto quelli dei suoi amici più intimi, Bruce Wayne viene prima attaccato da uno spietato killer, l’Artiglio, e poi imprigionato in un sadico labirinto. E’ l’inizio di una lotta senza esclusione di colpi, sia fisica che psicologica, in cui Batman dovrà fare affidamento più che mai sul sostegno di Alfred, dei vari (!) Robin e del resto della Bat-Famiglia.

Giudizio:

Nei primi due volumetti, contenenti i primi otto episodi del ciclo di Snyder/Capullo, colpisce la totale assenza dei villain “classici”, fatta eccezione per un tentativo di evasione di massa nelle prime pagine del primo episodio. Si tratta di una scelta intelligente degli autori, che permette loro non solo di presentare nuovi personaggi espandendo la mitologia di Batman, ma anche di esplorare aspetti finora rimasti oscuri della psicologia dei protagonisti e dei rapporti intercorrenti tra essi. Ad esempio, scopriamo che un giovane Bruce aveva già indagato sulla leggendaria Corte dei Gufi, cercando prove della sua esistenza nel disperato tentativo di dare un senso alla morte dei genitori. Un altro esempio è il legame più profondo tra l’uomo pipistrello ed Alfred, che non è più soltanto un maggiordomo/motivatore, ma diviene un vero e proprio supporto tattico in grado di fornire informazioni preziose mentre l’eroe è sul campo. I pilastri narrativi su cui, da più di 80 anni, si fonda la storia di Batman non vengono ovviamente demoliti, ma rafforzati in modo da risultare interessanti anche per i lettori del nuovo millennio. Bruce è ancora un solitario, traumatizzato dal suo passato al punto da aver paura di intessere qualsivoglia rapporto umano, ma è interessante notare come pian piano anche questo paradigma viene ribaltato: il Cavaliere oscuro nel finale dell’ottavo episodio chiede ad Alfred di chiamare a raccolta la Bat-famiglia perché si rende conto non solo che la situazione gli sta sfuggendo di mano, ma che essa riguarda anche altri abitanti di Gotham ed è quindi giusto coinvolgerli nella battaglia contro la Corte dei Gufi.

Le scene ambientate nel labirinto, in una magistrale alternanza di toni chiari e scuri, ci mostrano tutta la disperazione e la follia del Cavaliere Oscuro

I disegni di Greg Capullo sono perlopiù molto buoni, anche se non amo il modo in cui caratterizza il volto di Bruce (opinione soggettiva, ovviamente..). Di certo, è in grado di rendere bene tanto le emozioni dei personaggi quanto la plasticità delle scene d’azione, pur risultando un pelo confusionario in alcune di esse. Emblematici i due episodi all’interno del labirinto, in cui in un alternanza simbolica di luce ed oscurità, di tinte bianche e nere, compartecipiamo alla rabbia, alla frustrazione e all’ansia di Batman, che lotta senza sosta non solo per liberarsi, ma anche e soprattutto per non arrendersi all’idea che la sua vita, e quella di tutti gli abitanti di Gotham, è nelle mani di misteriose entità che le manipolano come burattinai. Entità di cui, dopo otto episodi, Snyder ci ha rivelato ancora ben poco, ma che risultano estremamente affascinanti ed inquietanti; spero che lo scrittore sia in grado di non banalizzarle nel momento in cui ci rivelerà la verità su di loro.

In conclusione, mi sento di affermare senza paura di smentita che questo tascabile a cadenza mensile dedicato a Batman è una delle uscite più interessanti del rilancio DC ad opera di Panini Comics. Devo ammettere che mi sono divorato i due volumi sinora usciti e non vedo l’ora di scoprire come procederà la lotta contro la Corte dei Gufi. Forse il formato non è dei più accattivanti e non permette di gustare al meglio le tavole di Capullo, è invece molto concorrenziale il prezzo, visto che per poco meno di 5 euro ci portiamo a casa un volume di 96 pagine a colori! Aldilà di questo, comunque, consiglio vivamente la lettura sia ai fan del Cavaliere Oscuro sia agli amanti dei supereroi in generale, non resterete delusi.

Una visione d’insieme della Bat-caverna.. non chiedetemi perchè diavolo ci sia dentro un dinosauro!

PRO:

  • La pressoché totale assenza dei villain classici permette allo scrittore di espandere la mitologia e la psicologia del Cavaliere Oscuro.
  • I disegni di Greg Capullo riescono a trasmettere le emozioni dei personaggi, divenendo quasi sublimi nelle scene ambientate nel labirinto.
  • Il prezzo dei volumetti è davvero concorrenziale.

CONTRO:

  • Dopo otto episodi, sappiamo ancora troppo poco della Corte dei Gufi.
  • La caratterizzazione del volto di Bruce Wayne non è azzeccatissima, per quanto in linea con l’iconografia del personaggio in altri contesti.
  • Il formato tascabile non esalta al meglio le tavole di Capullo.

The Batman: il cast è quasi al completo ed anche il titolo di lavorazione è stato svelato!

The Batman, l’attesissimo cinecomic che rilancerà la saga del Cavaliere Oscuro sul grande schermo, sta cominciando lentamente a prendere forma. Le riprese del film dovrebbero avere inizio nei primi mesi del 2020, ma nel frattempo il regista e sceneggiatore Matt Reeves (autore degli ultimi due capitoli de Il pianeta delle scimmie), ha annunciato nel corso di queste ultime settimane il cast che ha scelto per la nuova avventura del pipistrello di Gotham City. Si tratta di un mix di attori che, fra volti noti e talentuose promesse, desta fin da subito molta curiosità e che induce ad aspettarsi un adattamento che possa reggere il confronto con la superlativa trilogia firmata da Christopher Nolan. Questi sono i membri del cast annunciati finora:

Robert Pattinson sarà Batman. Il trentenne ex vampiro di Twilight, che nel suo curriculum può vantare collaborazioni con registi del calibro di Cronenberg ed Herzog, raccoglie l’eredità di Christian Bale e di Ben Affleck e avrà il suo bel da fare nel doppio ruolo di crociato incappucciato e di giovane miliardario.

Andy Serkis, noto per aver animato Gollum ne Il Signore degli Anelli ed apparso recentemente in due cinecomic Marvel, sarà Alfred Pennyworth, il fidato maggiordomo di Bruce Wayne nonché principale aiutante del suo alter ego mascherato.

Jeffrey Wright, conosciuto ai più per avere interpretato Felix Leiter in un paio di 007 con Daniel Craig e per il suo ruolo nella serie Westworld, sarà il commissario Jim Gordon, la fedele spalla di Batman nella lotta contro il crimine.

Zoe Kravitz, figlia del celebre cantante Lenny Kravitz apparsa lo scorso anno in Animali Fantastici- I crimini di Grindelwald, sarà Catwoman, ruolo ricoperto in passato da attrici del calibro di Michelle Pfeiffer ed Anne Hathaway.

Paul Dano, interprete trentacinquenne già apprezzato in diverse pellicole d’autore come Il Petroliere e 12 anni schiavo, sarà l’Enigmista. L’antagonista dell’uomo Pipistrello in passato aveva avuto il volto di Jim Carrey nel non certo impeccabile Batman Forever (1995).

Jon Turturro sarà Carmine Falcone, il boss della malavita acerrimo nemico di Bruce Wayne. L’esperto attore e regista italoamericano sembra adattissimo a calarsi in un ruolo nel quale sembra poter dare il meglio di sé.

Peter Sarsgaard è stato annunciato pochi giorni fa dallo stesso Reeves come new entry nel cast, ma ancora non si sa quale personaggio andrà ad interpretare. Alcuni rumors suggeriscono però che andrà ad impersonare l’iconico villain Due Facce.

Per quanto riguarda le scelte di casting non ancora ufficiali, sembra che Colin Farrell sia vicinissimo ad ottenere la parte del Pinguino, mentre Dave Bautista, l’ex wrestler diventato celebre grazie a I Guardiani della Galassia, potrebbe essere scritturato per indossare la maschera di Bane.

Il titolo di lavorazione del lungometraggio di Matt Reeves, rivelato di recente dal magazine Production Weekly, sarà Revenge (Vendetta).

L’imponente galleria di antagonisti ci suggerisce che il Cavaliere Oscuro dovrà vedersela con parecchi cattivi. Anche per questo sembra che la storia di riferimento per la sceneggiatura potrebbe essere Il Lungo Halloween, la saga a fumetti pubblicata nel 1996 scritta da Jeph Loeb e disegnata da Tim Sale. Finora non ci è dato sapere tanto altro, se non che la vicenda si concentrerà sulle doti investigative del protagonista e sarà ambientata all’inizio della sua crociata contro il crimine di Gotham City.

Le riprese dovrebbero avere inizio a Londra nelle prime settimane del 2020. The Batman verrà distribuito nelle sale americane soltanto a partire dal 25 giugno 2021, ma si potrà avere qualche notizia in più in merito al film quando le riprese saranno ufficialmente cominciate.

Joker – Recensione

Ho sempre pensato alla mia vita come a una tragedia, adesso vedo che è una commedia”

Di solito gli appassionati di cinecomic non guardano con molto interesse alla Mostra del cinema di Venezia, dal momento che è rarissimo che transitino per il Lido alcuni dei lungometraggi tratti dai fumetti che da oltre un decennio fanno a gara per frantumare record d’incassi uno dopo l’altro. Quest’anno tuttavia a molti non sarà sfuggito che in concorso alla settantaseiesima edizione della mostra figurasse il tanto atteso Joker, e tanto meno sarà passata inosservata l’inaspettata vittoria del Leone d’oro di quest’ultimo. Di questa riproposizione sul grande schermo del celebre antagonista di Batman si era in grado di sapere abbastanza fin dall’annuncio della sua realizzazione: un attore poliedrico come Joaquin Phoenix nel ruolo del protagonista, dietro la macchina da presa un regista quasi cinquantenne con alle spalle solo commedie commerciali, trama e personaggi slegati dalle ultime pellicole targate DC. Proprio i recenti insuccessi di pubblico della casa di produzione rivale dei Marvel Studios potevano giustificare un certo scetticismo iniziale intorno a questo nuovo progetto, che però fin dalle prime foto di scena e dal primo trailer appariva in netta controtendenza rispetto allo stile a cui ci aveva abituato la DC Films da un po’ di tempo a questa parte. E adesso che il tanto atteso debutto nelle sale è arrivato, non si può fare a meno di riconoscere la straordinarietà di questa rilettura delle origini di un villain leggendario e affascinante come pochi.

Parlare di capolavoro potrebbe risultare eccessivo, ma indubbiamente si tratta di un film unico, che attinge direttamente a grandi classici del passato e che riesce a trascinare lo spettatore nel graduale percorso che porterà un solitario aspirante comico con dei disturbi psichici a diventare il criminale più temibile di Gotham City, puntando l’attenzione sul lento germogliare del seme della follia in un individuo abbandonato a sé stesso da una società cinica ed indifferente verso il prossimo.

Trama:

In una Gotham City degli anni ’80 sporca e corrotta, Arthur Fleck è un emarginato che sogna di diventare un comico televisivo. Vive in un piccolo appartamento in un palazzo fatiscente con l’anziana madre e si guadagna da vivere pubblicizzando prodotti in strada vestito da clown. Arthur ha una patologia che lo porta a scoppiare a ridere in maniera incontrollata quando si trova sotto stress e che gli impedisce di rapportarsi normalmente con le persone che lo circondano. Dopo aver subito l’ennesimo sopruso, mentre si trova nella metropolitana in abiti di pagliaccio, reagisce ad un pestaggio uccidendo i suoi aggressori. Quello che avrebbe dovuto essere un evento traumatizzante finisce per liberare, attraverso l’uso della violenza, tutto il disagio represso in un’esistenza segnata da traumi e sopraffazioni. Alcuni abitanti intanto vedono nell’omicidio compiuto da Fleck un simbolo di ribellione contro i ricchi della città-tra i quali spicca il miliardario Thomas Wayne-, accusati di pensare solo ad incrementare i propri guadagni sulle spalle della povera gente. Nelle strade iniziano quindi a diffondersi parecchie maschere da clown in omaggio al misterioso killer vestito da pagliaccio a cui la polizia non riesce a dare un’identità.

Recensione:

Fin dalle prime sequenze è evidente che la pellicola si pone in aperto contrasto con i canoni tipici delle trasposizioni dei racconti a fumetti sul grande schermo. A onor del vero, il famigerato supercriminale nemico del Cavaliere Oscuro, apparso per la prima volta in un albo nel 1940 e che da allora ha avuto diversi attori che gli hanno prestato il volto nei vari bat-movie (alcuni convincenti, altri meno), qui è assai diverso dalle sue innumerevoli versioni alternatesi finora sia su carta stampata sia al cinema. Todd Philips ha messo in scena una origin story che prende spunto dall’antagonista di Batman e dalle numerose storie che lo riguardano per narrare una vicenda del tutto diversa e personale. Se qualcuno si illude di ritrovarsi davanti un Joker del tutto simile a quello che ormai è impresso nell’immaginario collettivo rischia di uscire dalla sala deluso. In realtà il regista ha voluto proporre una sorta di dramma psicologico che si focalizza sull’inesorabile incedere della pazzia su una persona che non riesce a farsi comprendere dagli altri, non certo la genesi di un criminale pazzoide. Le principali fonti d’ispirazione di Philips sono le prime opere di Martin Scorsese, in particolare due: Taxi driver (1976) e Re per una notte (1983). Da questi due sono prese pure le tematiche sulle quali ruota l’intero sviluppo della trama: malattia mentale, solitudine, ruolo dei mass media, contesto sociale ostile, violenza improvvisa ed istintiva. Ciò spiega anche la scelta di ambientare la narrazione negli anni ’80, in una Gotham che ricorda moltissimo la New York dove si muovevano i protagonisti dei due capolavori di Scorsese, in entrambi i casi interpretati da Robert De Niro, che qui ha un ruolo che ricalca in pieno quello del suo coprotagonista Jerry Lewis in Re per una notte.

Joaquin Phoenix merita un discorso a sé. La sua bravura nell’immergersi in una parte che avrebbe suscitato inevitabili paragoni scomodi con gli illustri precedenti (Heath Ledger in primis), arrivando perfino a modificare il proprio fisico perdendo circa 25 kg in modo da rendere con ancora maggiore credibilità il disagio esistenziale del suo Arthur Fleck, è semplicemente impressionante. Nella sua performance attoriale ogni minimo tic, sguardo, movimento è studiato alla perfezione e riesce a comunicare il profondo disagio mentale di un pagliaccio infelice che non riesce a far ridere nessuno. Basta pensare alla risata patologica che scaturisce dalla sua bocca per apprezzare l’incredibile lavoro di Phoenix per dare vita ad un’interpretazione che, al di là dei premi ufficiali che potrebbero-o sarebbe meglio dire dovrebbero-attribuirgli, entra di diritto negli annali della settima arte.

Sebbene non abbia praticamente nulla del tradizionale adattamento dai fumetti, è oggettivamente difficile trovare dei difetti a Joker. Si spera che grazie a questo autentico virtuosismo frutto del connubio vincente Todd Philips-Joaquin Phoenix, che la DC abbia finalmente trovato il coraggio di percorrere una strada differente rispetto ai concorrenti storici della Marvel, provando come in questo caso ad offrire un prodotto in merito al quale per forza di cose il colosso recentemente assorbito dalla Disney non è in grado di competere. Probabilmente non potranno arrivare sempre successi stratosferici al botteghino, ma la lezione che ci arriva dal sorriso inquientante del clown di Phoenix è chiara e semplice: cinema d’autore e cinecomic possono coesistere. Parola di Joker.

Justice League – Recensione

I tried” (“ci ho provato”) è la scritta che si nota ai piedi di un mendicante nella sequenza di apertura della tanto attesa risposta della DC ai record di incassi della Marvel realizzati con gli Avengers e i vari cinecomics collegati. Quella frase potrebbe essere perfetta per sintetizzare l’esito dell’ultima fatica di Zack Snyder, che cambia decisamente registro tentando di adeguare il suo stile ai canoni del Marvel Cinematic Universe senza riuscirvi del tutto. Ne esce fuori un film gradevole e a tratti genuinamente divertente, ma con una sensazione di incompiutezza e approssimazione che fa pensare che si avrebbe potuto fare di meglio.
Avanti, leggimi!

Il Cavaliere Oscuro sul grande schermo – #BatmanWeek

In occasione del Batman Day è opportuno ripercorrere velocemente tutte le apparizioni dell’uomo pipistrello al cinema, dalla prima comparsa di oltre mezzo secolo fa all’ultimissima versione incarnata da Ben Affleck. Proviamo a vedere quali sono state le realizzazioni meglio riuscite, quelle discrete, e i flop assoluti.
Avanti, leggimi!

Gli aiutanti di Batman – #BatmanWeek

Chi non ha mai sentito parlare di Robin?

Non intendo quella di How I Met Your Mother, ma l’aiutante di Batman!

Negli anni sono stati vari i ragazzi e le ragazze che hanno aiutato Batman nella sua crociata contro i criminali, chi con il nome di Robin, chi con il nome di Batgirl Batwoman.

Ma andiamo con ordine e parliamo dei Robin, a partire dal primo della storia:
Avanti, leggimi!

Batman: i primi fumetti da leggere – #BatmanWeek

Insomma, la timeline della DC Comics non è molto semplice, principalmente per gli appassionati della Marvel come me, e spesso ciò comporta il non capire da dove iniziare a leggere una determinata serie. Bene: oggi vi illustrerò quelli che secondo me sono storie essenziali da leggere per conoscere Batman!


Avanti, leggimi!

Tutte le macchine del capo – #BatmanWeek

Continuiamo questa settimana a tema Batman con un articolo sulle Batmobili più belle prodotte dai fumetti, serie tv, film e videogiochi!

Ma cos’è, innanzitutto, la Batmobile?

La Batmobile è il mezzo che usa Batman per spostarsi per le strade di Gotham CIty, viene tenuta nella Batcaverna, a cui si accede attraverso alcune entrate segrete, è un veicolo pieno di strumenti e oggetti utili per le svariate attività di Batman. Avanti, leggimi!

Le principali armature di Batman – #BatmanWeek

Diciamoci la verità: senza la sua Bat-armatura non penso che qualcuno avrebbe paura di Batman e lui difficilmente potrebbe svolgere il suo compito di vigilare su Gotham City.

Piena di gadget che contraddistinguono il Cavaliere Oscuro, la Bat-armatura svolge principalmente due funzioni:

  • la prima quella di difendere l’identità segreta di Bruce Wayne e di non farlo perire sotto i colpi altrimenti mortali dei criminali;
  • la seconda di incutere terrore nei criminali che incrociano la sua via, poichè il Crociato Incappucciato ha fama di non essere per nulla tenero con i malviventi. Avanti, leggimi!