Joker – Recensione

Ho sempre pensato alla mia vita come a una tragedia, adesso vedo che è una commedia”

Di solito gli appassionati di cinecomic non guardano con molto interesse alla Mostra del cinema di Venezia, dal momento che è rarissimo che transitino per il Lido alcuni dei lungometraggi tratti dai fumetti che da oltre un decennio fanno a gara per frantumare record d’incassi uno dopo l’altro. Quest’anno tuttavia a molti non sarà sfuggito che in concorso alla settantaseiesima edizione della mostra figurasse il tanto atteso Joker, e tanto meno sarà passata inosservata l’inaspettata vittoria del Leone d’oro di quest’ultimo. Di questa riproposizione sul grande schermo del celebre antagonista di Batman si era in grado di sapere abbastanza fin dall’annuncio della sua realizzazione: un attore poliedrico come Joaquin Phoenix nel ruolo del protagonista, dietro la macchina da presa un regista quasi cinquantenne con alle spalle solo commedie commerciali, trama e personaggi slegati dalle ultime pellicole targate DC. Proprio i recenti insuccessi di pubblico della casa di produzione rivale dei Marvel Studios potevano giustificare un certo scetticismo iniziale intorno a questo nuovo progetto, che però fin dalle prime foto di scena e dal primo trailer appariva in netta controtendenza rispetto allo stile a cui ci aveva abituato la DC Films da un po’ di tempo a questa parte. E adesso che il tanto atteso debutto nelle sale è arrivato, non si può fare a meno di riconoscere la straordinarietà di questa rilettura delle origini di un villain leggendario e affascinante come pochi.

Parlare di capolavoro potrebbe risultare eccessivo, ma indubbiamente si tratta di un film unico, che attinge direttamente a grandi classici del passato e che riesce a trascinare lo spettatore nel graduale percorso che porterà un solitario aspirante comico con dei disturbi psichici a diventare il criminale più temibile di Gotham City, puntando l’attenzione sul lento germogliare del seme della follia in un individuo abbandonato a sé stesso da una società cinica ed indifferente verso il prossimo.

Trama:

In una Gotham City degli anni ’80 sporca e corrotta, Arthur Fleck è un emarginato che sogna di diventare un comico televisivo. Vive in un piccolo appartamento in un palazzo fatiscente con l’anziana madre e si guadagna da vivere pubblicizzando prodotti in strada vestito da clown. Arthur ha una patologia che lo porta a scoppiare a ridere in maniera incontrollata quando si trova sotto stress e che gli impedisce di rapportarsi normalmente con le persone che lo circondano. Dopo aver subito l’ennesimo sopruso, mentre si trova nella metropolitana in abiti di pagliaccio, reagisce ad un pestaggio uccidendo i suoi aggressori. Quello che avrebbe dovuto essere un evento traumatizzante finisce per liberare, attraverso l’uso della violenza, tutto il disagio represso in un’esistenza segnata da traumi e sopraffazioni. Alcuni abitanti intanto vedono nell’omicidio compiuto da Fleck un simbolo di ribellione contro i ricchi della città-tra i quali spicca il miliardario Thomas Wayne-, accusati di pensare solo ad incrementare i propri guadagni sulle spalle della povera gente. Nelle strade iniziano quindi a diffondersi parecchie maschere da clown in omaggio al misterioso killer vestito da pagliaccio a cui la polizia non riesce a dare un’identità.

Recensione:

Fin dalle prime sequenze è evidente che la pellicola si pone in aperto contrasto con i canoni tipici delle trasposizioni dei racconti a fumetti sul grande schermo. A onor del vero, il famigerato supercriminale nemico del Cavaliere Oscuro, apparso per la prima volta in un albo nel 1940 e che da allora ha avuto diversi attori che gli hanno prestato il volto nei vari bat-movie (alcuni convincenti, altri meno), qui è assai diverso dalle sue innumerevoli versioni alternatesi finora sia su carta stampata sia al cinema. Todd Philips ha messo in scena una origin story che prende spunto dall’antagonista di Batman e dalle numerose storie che lo riguardano per narrare una vicenda del tutto diversa e personale. Se qualcuno si illude di ritrovarsi davanti un Joker del tutto simile a quello che ormai è impresso nell’immaginario collettivo rischia di uscire dalla sala deluso. In realtà il regista ha voluto proporre una sorta di dramma psicologico che si focalizza sull’inesorabile incedere della pazzia su una persona che non riesce a farsi comprendere dagli altri, non certo la genesi di un criminale pazzoide. Le principali fonti d’ispirazione di Philips sono le prime opere di Martin Scorsese, in particolare due: Taxi driver (1976) e Re per una notte (1983). Da questi due sono prese pure le tematiche sulle quali ruota l’intero sviluppo della trama: malattia mentale, solitudine, ruolo dei mass media, contesto sociale ostile, violenza improvvisa ed istintiva. Ciò spiega anche la scelta di ambientare la narrazione negli anni ’80, in una Gotham che ricorda moltissimo la New York dove si muovevano i protagonisti dei due capolavori di Scorsese, in entrambi i casi interpretati da Robert De Niro, che qui ha un ruolo che ricalca in pieno quello del suo coprotagonista Jerry Lewis in Re per una notte.

Joaquin Phoenix merita un discorso a sé. La sua bravura nell’immergersi in una parte che avrebbe suscitato inevitabili paragoni scomodi con gli illustri precedenti (Heath Ledger in primis), arrivando perfino a modificare il proprio fisico perdendo circa 25 kg in modo da rendere con ancora maggiore credibilità il disagio esistenziale del suo Arthur Fleck, è semplicemente impressionante. Nella sua performance attoriale ogni minimo tic, sguardo, movimento è studiato alla perfezione e riesce a comunicare il profondo disagio mentale di un pagliaccio infelice che non riesce a far ridere nessuno. Basta pensare alla risata patologica che scaturisce dalla sua bocca per apprezzare l’incredibile lavoro di Phoenix per dare vita ad un’interpretazione che, al di là dei premi ufficiali che potrebbero-o sarebbe meglio dire dovrebbero-attribuirgli, entra di diritto negli annali della settima arte.

Sebbene non abbia praticamente nulla del tradizionale adattamento dai fumetti, è oggettivamente difficile trovare dei difetti a Joker. Si spera che grazie a questo autentico virtuosismo frutto del connubio vincente Todd Philips-Joaquin Phoenix, che la DC abbia finalmente trovato il coraggio di percorrere una strada differente rispetto ai concorrenti storici della Marvel, provando come in questo caso ad offrire un prodotto in merito al quale per forza di cose il colosso recentemente assorbito dalla Disney non è in grado di competere. Probabilmente non potranno arrivare sempre successi stratosferici al botteghino, ma la lezione che ci arriva dal sorriso inquientante del clown di Phoenix è chiara e semplice: cinema d’autore e cinecomic possono coesistere. Parola di Joker.

The Batman: Ben Affleck lascia il ruolo, film in arrivo nel 2021


Ben Affleck su Twitter fa gli auguri al regista Matt Reeves e contemporaneamente conferma che non interpreterà Bruce Wayne in The Batman, che la Warner Bros presenterà nell’estate del 2021. Rigirando la news che conferma la sua uscita dal progetto, Affleck mette un punto fermo sulla sua interpretazione o meno del Crociato Incappucciato.


Affleck ha avuto un ruolo nello sviluppo della storia (aveva scritto una sceneggiatura con il fumettista Geoff Johns), ma poi ha capito di non essere adatto alla nuova direzione che intende percorrere il regista e ha quindi deciso di mollare il costume del Pipistrello di Gotham, che ha indossato in due film: “Batman v Superman: Dawn of Justice” e “Justice League”, entrambi diretti da Zack Snyder.


The Batman sarà slegato dal DC Extended Universe, così come Joker di Todd Phillips con Joaquin Phoenix, che vedremo a ottobre. Stando ad alcune voci, il film si concentrerebbe su un Batman più giovane, alle prese con alcuni nemici storici (con Josh Gad che ultimamente suggerisce di essere molto interessato al Pinguino, come anche al Gobbo di Notre Dame).

Chi potrebbe essere in lizza per interpretare il giovane Bruce Wayne?

Batman The Enemy Within : “The Enigma” – Recensione

Dopo il successo della stagione precedente, uscita sul mercato esattamente un anno fa, era praticamente scontato che Telltale avrebbe ripreso in mano la licenza di Batman per narrare altre avventure in quel di Gotham, con la classica struttura episodica della software house californiana. Riusciranno a superarsi anche questa volta? Avanti, leggimi!