Artemis Fowl – Recensione

Come tutti hanno ormai avuto modo di accorgersi, la pandemia ha stravolto i piani delle principali case di produzione, che si sono viste costrette a rinviare di mesi o addirittura a data da destinarsi l’uscita di diversi titoli la cui distribuzione nelle sale era prevista durante i mesi primaverili. La Disney naturalmente non fa eccezione, ma il colosso di Topolino & co. può contare, a differenza di quasi tutti gli altri, su un asso nella manica da non sottovalutare: una piattaforma di streaming di sua proprietà, che in Italia ha debuttato a fine marzo contribuendo a rendere il lockdown nelle case di molti un po’ meno pesante. Tuttavia i vertici disneyani hanno deciso di evitare di bypassare l’uscita nelle sale delle loro produzioni di maggiore richiamo (tipo Black Widow e il live action Mulan, solo per citare le più attese) per metterle direttamente a disposizione degli utenti della loro neonata piattaforma, optando invece per posticiparne il rilascio sul mercato cinematografico. Un film si è però sottratto a questa strategia, e invece di essere distribuito nei nostri cinema il 27 maggio è stato inserito nel catalogo di Disney+ a partire dal 12 giugno. Si tratta di Artemis Fowl, l’atteso adattamento dei famosi romanzi di Eoin Colfer. Frutto di una gestazione produttiva che si trascinava dai primi anni duemila, inizialmente programmato per uscire nell’estate 2019 e poi rimandato di un anno, il fantasy che porta sullo schermo le avventure dell’astuto dodicenne irlandese suscitava curiosità e alte aspettative fin dalle prime foto di scena e dal trailer. Leggere il nome di un regista esperto e di successo come Sir Kenneth Branagh dietro la macchina da presa, insieme ad un cast che comprende un paio di celebri star inglesi, non faceva che rafforzare le già ottime premesse. Col senno di poi la decisione di sottrarlo alla prova del botteghino e di lanciarlo soltanto in streaming doveva suonare come un sinistro campanello di allarme, e difatti il risultato finale è altamente al di sotto di quanto era lecito aspettarsi.

La trama:

Il geniale dodicenne Artemis Fowl Jr. discende da una stirpe di brillanti menti criminali. Rimasto orfano di madre in tenera età, quando suo padre viene rapito da un misterioso nemico durante una delle sue scorribande in giro per il mondo, Artemis decide di fare il possibile per liberarlo. Il rapitore gli fa presto sapere che se vuole riavere suo padre il ragazzo dovrà portargli entro tre giorni l’Aculos, un potentissimo e ambito oggetto magico. Nel corso della sua ricerca il giovane entrerà in contatto con un’antica civiltà di creature fatate che vive nel profondo della Terra, e ingaggerà con essa una rischiosa sfida fatta di astuzie e di colpi d’ingegno per aggiudicarsi il prezioso artificio. Ad aiutarlo nella sua missione ci saranno la fedele guardia del corpo Leale e sua nipote Juliet, la coraggiosa fata Spinella Tappo, e Bombarda Sterro, un nano sovradimensionato abilissimo a rubare qualunque cosa gli capiti a tiro.

Recensione:

Tra i principali punti deboli di questo fantasy d’azione, che dovrebbe avere l’obiettivo di conquistare gli spettatori presentandogli un nuovo universo in cui coesistono magia ed avanguardie tecnologiche, vi è la durata: i 95 minuti scarsi che intercorrono tra l’inizio e i titoli di coda sono decisamente troppo pochi per sviluppare in maniera adeguata il primo romanzo di una serie letteraria di grande successo. Scegliere di concentrare un’avventura di esordio in appena un’ora e mezza comporta in questo caso personaggi scarsamente caratterizzati e monodimensionali, trama costellata di riferimenti non spiegati o lasciati in sospeso, ritmo eccessivamente veloce e una conclusione che lascia con più dubbi che risposte. Perfino le partecipazioni straordinarie di Judi Dench nel ruolo del comandante dell’esercito dei fatati e di Colin Farrell in quello del padre di Artemis sembrano pensate più per attirare interesse nei confronti della pellicola che per contribuire a dare un autentico valore aggiunto al film, ed infatti entrambi sembrano limitarsi a metterci quel minimo di impegno per offrire un’interpretazione passabile.

Anche la mano di un regista non certo di secondo piano come Branagh stenta a vedersi. È strano che un cineasta del suo calibro non sia riuscito a mettere a punto una trasposizione alternativa e di alto livello di quello che può – o poteva – essere il primo capitolo un potenziale nuovo franchise, dal momento che nell’ultimo decennio dirigendo Thor (2011) e il live action Cenerentola (2015) aveva dimostrato di saperci fare con i blockbuster adatti sia per bambini che per gli adulti.
Bisogna riconoscere che sequenze d’azione sono pregevoli e gli effetti speciali nel loro insieme convincono, ma la narrazione manca totalmente di respiro epico e di pàthos. Il vero punto debole del lungometraggio è proprio questo: non emoziona e non coinvolge. Perfino lo stesso Arthemis, che sulla carta dovrebbe essere un protagonista politicamente scorretto (pur essendo ovviamente dalla parte dei buoni) lontano dallo stereotipo dell’eroe ragazzino, qui stenta parecchio a brillare di luce propria e a suscitare l’interesse di chi non ha letto i libri. A tal proposito, è pure probabile che i lettori della saga creata da Olfer abbiano molto da ridire su questo adattamento.

Arthemis Fowl rimane un prodotto di intrattenimento accettabile per chiunque voglia distrarsi per meno di due ore con una storia ricca di azione e popolata da creature appartenenti alla mitologia irlandese, però difficilmente chi al di sopra dei 14-15 anni di età sceglierà di vederlo ne rimarrà entusiasta.
Attualmente qualunque ipotesi relativa ad un eventuale futuro sequel sarebbe azzardata. Forse il baby genio del crimine e i suoi amici meriterebbero una seconda chanche, ma bisogna vedere se la Disney sarà di questo avviso o preferirà accantonare il progetto per dedicarsi ad altro.

Dunkirk – Recensione

“Il nemico si avvicina di ora in ora”

Se siete dell’idea che il cinema di guerra, in particolar modo quello riguardante la Seconda Guerra Mondiale, abbia già espresso buona parte del suo potenziale e non possa riservare ormai grandi sorprese, con Dunkirk dovrete per forza ricredervi. Christopher Nolan si conferma ancora una volta un regista dalla straordinaria capacità di spettacolarizzare la messa in scena e di coinvolgere totalmente il pubblico seduto in sala. Avanti, leggimi!