THE MANDALORIAN Stagione 2 – Recensione a metà del guado

Dove vado io, va lui.

Se bisognasse scegliere una serie che rappresenti al meglio l’ambizione e le potenzialità di Disney+, quella sarebbe senza ombra di dubbio The Mandalorian. È stata quest’ultima infatti che ha accompagnato a fine marzo il debutto nei paesi europei del nuovo servizio streaming disneyano, e fin dai due primi episodi (dal momento che, eccezion fatta per le prime due, la modalità di distribuzione prevedeva il rilascio di una sola puntata alla settimana), ha raccolto un enorme consenso di pubblico e critica. Qualcuno potrebbe pensare che essendo un prodotto a tema Star Wars il successo fosse pressoché scontato, ma, come dimostra l’ultima trilogia cinematografica, riuscire a raccontare una buona storia non deludendo le aspettative dei numerosissimi fan è un’impresa tutt’altro che semplice quando si tratta dell’universo ideato da George Lucas. Il Mandaloriano però può dire di aver vinto la sfida.

Dopo una prima stagione che ha fatto conoscere agli appassionati della “galassia lontana lontana” nuovi personaggi, nuovi pianeti ed una nuova intrigante vicenda dalle atmosfere western, la seconda stagione era dietro l’angolo ed era già in fase realizzativa mentre venivano trasmessi gli episodi della prima. Così, in un 2020 privato di una moltitudine di film che avrebbero dovuto uscire al cinema, e che ha inevitabilmente portato ad un maggiore peso specifico dei colossi dello streaming che avrà delle importanti conseguenze nel lungo periodo, la Disney si è imposta come uno dei fornitori di servizi più all’avanguardia. Attraverso Disney+ ha offerto, oltre ad un catalogo per forza di cose estremamente competitivo, dei contenuti originali ed esclusivi che l’hanno portata ad affrontare un’annata nella quale, pur dovendo far fronte a causa della pandemia a delle perdite di ricavi consistenti, ha finito per occupare ugualmente un posto predominante tra le piattaforme di film e serie tv. Mettere a disposizione dei suoi abbonati di tutto il mondo, a distanza di sei mesi esatti dal debutto dell’ultimo episodio della prima stagione, la seconda stagione della sua serie di punta è l’ennesima dimostrazione della capacità di non accontentarsi e di continuare ad incrementare il proprio dominio, nonostante una crisi globale che ha inferto un duro colpo a tutto il settore dell’intrattenimento.

Trama:

Nell’ottavo capitolo della stagione del debutto “Mando” era riuscito, in seguito ad una rocambolesca fuga, a fuggire dal pianeta Nevarro ed a sottrarre il Bambino (da tutti ribattezzato ormai “Baby Yoda”) dalle grinfie dell’Imperiale Moff Gideon, che voleva impossessarsene per dei piani ancora ignoti. Ora, per mettere il Bambino al sicuro una volta per tutte, Din Djarin – questo è il nome del cacciatore di taglie che si cela dietro l’elmo –, in accordo con l’Armatrice del suo ordine, decide di riportarlo da quelli della sua specie. Il Mandaloriano si imbarca quindi con il piccolo a bordo della Razor Crest per cercare di rintracciare i simili del suo protetto; per farlo si mette sulle tracce sia di altri mandaloriani come lui sia dei cavalieri Jedi, dei quali Baby Joda possiede i poteri. Tuttavia la loro ricerca si rivelerà fin dal principio ardua, e incontreranno presto nemici e alleati che si metteranno nel loro cammino. Nel frattempo Moff Gideon, sopravvissuto allo scontro con Mando e desideroso di tornare presto in possesso del piccolo, è quanto mai determinato a stanare lui e il suo protettore.

Recensione:

A differenza della prima stagione, stavolta i personaggi e la struttura degli episodi sono già noti al pubblico che è già al corrente della formula con la quale è stata pensata questa serie ideata da Jon Favreau, e di conseguenza dal primo minuto dell’episodio che apre la stagione sa benissimo cosa lo aspetta: singole puntate con una vicenda autoconclusiva mentre una trama orizzontale fa da raccordo. Nei primi quattro nuovi capitoli di questa seconda stagione entrano in scena diverse new entry, sia nello schieramento dei buoni che in quello dei cattivi, ma tutte perlopiù con uno spazio limitato ad un solo episodio. Mediamente la durata di ciascuno è leggermente superiore ai primi otto, ma ciò non influisce sull’efficacia delle quattro mini storie, anzi: l’azione, la tensione e il divertimento sono sempre equilibrati con attenzione. L’alternarsi di vari registi dietro la macchina da presa, tra i quali oltre lo stesso Favreau spiccano i nomi di Peyton Reed (i due Ant-Man) e Bryce Dallas Howard (la protagonista femminile dei due Jurassic World), non si nota più di tanto. È comunque evidente, fin dalle sequenze iniziali, che il tasso di spettacolarità si è alzato: ogni avventura presenta ambientazioni mai viste prima, creature sorprendenti e scenari suggestivi, il tutto accompagnato da degli effetti speciali visivamente notevoli. Parallelamente a ciò, anche le citazioni ed i riferimenti al cosiddetto “Star Wars Universe” abbondano alla grande nei 30-40 minuti in cui è compresso ciascun capitolo, sebbene coglierli tutti sia materia nella quale sono in grado di addentrarsi solamente i super esperti del franchise.

Dove per il momento difetta questa prima metà di stagione è nella scarsa progressione della trama principale, che di fatto, arrivati al giro di boa, è avanzata di pochissimo. Per quanto le quattro mini avventure del guerriero e di Baby Joda non manchino di pathos e di ritmo, il loro viaggio, e insieme il rapporto tra i due, non subisce dei cambiamenti significativi. Dispiace inoltre che il villain Moff Gideon, interpretato alla perfezione da Giancarlo Esposito, per ora abbia avuto uno spazio assai ridotto.
Si ha insomma la sensazione che il meglio debba ancora venire: non mancheranno quasi sicuramente dei colpi di scena o delle svolte che arricchiranno la trama, e per l’entrata in scena di due iconici personaggi annunciati nel corso delle riprese ogni prossimo capitolo potrebbe essere quello buono.
Non resta quindi che attendere la restante metà degli episodi per vedere dove porterà la “via” che Mando ha imboccato nel momento in cui ha deciso di prendersi cura del piccoletto che era incaricato di catturare. Per adesso il giudizio complessivo su questo secondo atto mandaloriano è indubbiamente positivo.

L’ascesa del mandaloriano

Pochi giorni fa, come ogni 4 maggio, i fan stellari di tutto il mondo hanno celebrato lo Star Wars Day. Per l’occasione la Disney ha pensato di far uscire in dvd e Blu-Ray l’ultimo controverso capitolo della nuova trilogia della saga degli Skywalker, il famigerato Episodio IX che sembra quasi essere riuscito nell’impresa di sollevare più reazioni negative rispetto al tanto criticato Gli ultimi Jedi. Con l’occasione L’ascesa di Skywalker è stato caricato su Disney+, che fortunatamente al suo interno offre anche altri contenuti di assoluto interesse per tutti gli appassionati dell’universo fantascientifico inventato una quarantina di anni fa da George Lucas. Basta citare ad esempio la serie animata The Clone Wars, che sempre il 4 maggio è giunta alla sua definitiva conclusione con l’arrivo nella piattaforma disneyana del dodicesimo episodio della settima stagione. Ma un paio di giorni prima, precisamente venerdì 1 maggio, nel medesimo canale di streaming era stato caricato l’ottavo ed ultimo episodio della prima stagione di una serie destinata a fare breccia nei cuori del fandom di Star Wars: The Mandalorian.

Le otto parti che compongono la prima esaltante stagione sono un’autentica gioia per gli occhi, in grado di poter essere apprezzata fino in fondo sia da chi conosce a menadito ogni minimo particolare della “galassia lontana lontana”, sia dai neofiti che si avvicinano per la prima volta a questo mondo. Tenendo in considerazione tutti i punti di forza di The Mandalorian e il consenso praticamente unanime di pubblico e di critica il rinnovo per una seconda stagione era praticamente scontato, e le indiscrezioni provenienti dal set riguardanti i nuovi (si fa per dire) personaggi che compariranno e i possibili risvolti che potrebbero esserci nelle vicende dei protagonisti inducono a guardare con ottimismo al prossimo nuovo ciclo di episodi, anche se per ora non ci è dato sapere con certezza quando verranno ultimati e distribuiti.
Eccovi i tre motivi principali per i quali si può considerare The Mandalorian uno dei prodotti più all’avanguardia dello Star Wars Universe:

La storia

Nel corso delle otto puntate la vicenda che si dipana davanti allo spettatore riesce a coinvolgere sin dalle sequenze iniziali. Sembra di ritrovarsi di fronte ad un western di fantascienza in cui sono presenti tutte le caratteristiche tipiche del genere. Il protagonista è un cacciatore di taglie solitario e apparentemente distaccato da tutto e da tutti, dedito soltanto al suo lavoro in cui ha fama di essere uno dei migliori in circolazione. Però quello che doveva essere un incarico come tutti gli altri (ma assai più remunerativo) lo pone di fronte a un bivio cruciale, e una volta scelta la strada da seguire la sua vita cambierà definitivamente. Dopo aver deciso di non “terminare” una strana creatura bambina-l’ormai celebre “Baby Yoda”-per i due inizia una rocambolesca odissea in giro per la galassia che li porterà a cercare rifugio in pianeti ostili, a unirsi a bande poco raccomandabili, a scontrarsi con nemici senza scrupoli, fino a tornare per la resa dei conti finale dove la narrazione ha avuto inizio per la chiusura-momentanea-del cerchio.

Nel corso di questa sensazionale avventura i due impareranno a fidarsi l’uno dell’altro, conosceranno inaspettati alleati e subdoli doppiogiochisti, e il mandaloriano non sarà mai più lo stesso di prima. L’intero racconto ha il merito di essere suddiviso egregiamente in otto parti, ognuna della quali ha una sua organicità interna e, nonostante l’alternanza di vari registi dietro la macchina da presa, il ritmo e la tensione sono sempre distribuiti equamente in tutti gli otto capitoli.

I personaggi

La galleria dei personaggi che ci vengono presentati in questa prima stagione include alcune figure simili ad altre già viste nei vari archi narrativi del franchise ed altre completamente nuove. Il protagonista che dà il titolo alla serie, il misterioso pistolero solitario cresciuto dalla stirpe mandaloriana che scopriremo chiamarsi Din Djarin, è l’eroe indiscusso della storia. Pur avendo la faccia perennemente coperta dall’elmo, dietro al quale si nasconde il volto di Pedro Pascal, si possono intuirne facilmente i suoi sentimenti e si può assistere, di pari passo col lo sviluppo della trama, al suo profondo cambiamento e ad un progressivo disvelamento delle sue origini.

Tuttavia non si sarebbe parlato così tanto di questa prima serie live action di Guerre Stellari se non ci fosse stato l’infante che “Mando” dovrebbe catturare ed invece si ritroverà a proteggere come fosse suo figlio (chi ha già visto le prime puntate saprà benissimo che in realtà si tratta di una creatura cinquantenne ma si sa, il suo illustre omologo Maestro Jedi ha abbandonato le sue spoglie mortali alla veneranda età di 900 anni). Il “Baby-Yoda” di cui tanto si è parlato nei mesi che sono intercorsi tra il debutto americano e quello italiano della serie è il fulcro intorno al quale ruotano tutti gli avvenimenti, ed è incredibile come riesca a suscitare un’immediata empatia grazie ai suoi occhioni fin dalla sua primissima apparizione. Merito del suo enorme successo va attribuito all’accuratezza tecnica che si cela dietro alla sua creazione, che prevede un mix di animazione di burattini e di CGI.

Le altre figure che compaiono nel corso dei primi otto capitoli includono svariati comprimari interpretati da un cast super stellare che comprende nomi altisonanti come Nick Nolte, Werner Herzog, Taika Waititi e Giancarlo Esposito.

La resa scenica

Con un budget di oltre 100 milioni di dollari, un esperto di blockbuster ad alto tasso di spettacolarità come Jon Favreau ad ideare e poi a seguire il progetto in ogni sua fase, il risultato finale non poteva che essere eccellente, ed infatti è proprio così. Complice l’ambientazione in un periodo non ancora oggetto di altre trasposizioni cinematografiche, ovvero il caotico interregno tra la caduta dell’Impero e la nascita della Nuova Repubblica, il mondo stellare in cui si muovono i protagonisti è un elegante commistione di riferimenti ai vecchi film della saga e di nuovi luoghi e creature perfettamente in linea con l’estetica di Lucas. Tutto ciò contribuisce a una resa scenica che rasenta la perfezione. La cura per il dettaglio e la scelta di inquadrature visivamente emozionanti la si può notare soprattutto nelle diverse scene d’azione.

Un piccolo esempio dell’abile maestria riscontrabile in ogni aspetto della lavorazione la si può ammirare nelle splendide illustrazioni che accompagnano i titoli di coda.

The Mandalorian – Recensione dei primi tre episodi

In un periodo difficile e complesso come quello che stiamo vivendo in questi giorni, dove la maggior parte di noi sono costretti a rimanere l’intera giornata tra le mura domestiche per evitare il propagarsi del contagio, diventa fondamentale più che mai trovare degli appigli che ci consentano di evadere dalla complicata realtà quotidiana che dobbiamo affrontare. Per uscirne a testa alta, desiderosi di riappropriarsi delle abitudini e delle azioni che al momento siamo impossibilitati a fare, è importante trascorrere questo periodo di isolamento cercando di passare il tempo in maniera-per quanto possibile-leggera e spensierata. A darci una grossa mano nel tentativo di alleggerire il clima pesante dell’attualità ci ha pensato Disney+, la piattaforma di streaming della Casa del Topo che da martedì 24 marzo è accessibile anche nel nostro paese (ad un prezzo, sia mensile che annuale, per il momento davvero competitivo).

Tra gli innumerevoli contenuti di assoluto interesse che vi si possono trovare all’interno, tra serie e grandi classici del passato, non mancano però nemmeno dei contenuti inediti progettati esclusivamente per il lancio del servizio. La maggior parte di questi, specialmente quelli provenienti dai Marvel Studios, arriveranno nei prossimi mesi, ma uno, forse il più atteso di tutti, è disponibile fin da adesso: si tratta ovviamente di The Mandalorian, la serie spinoff di Star Wars che è stata pensata appositamente per lanciare in pompa magna la nuova trovata disneyana, e di cui è già stata annunciata una seconda stagione. I più attenti potrebbero aver visto la prima puntata trasmessa in anteprima su Italia 1 domenica 22 poco prima di mezzanotte, moltissimi ne avranno sentito parlare a causa delle immagini di “Baby Yoda” che hanno invaso i social network ancora mesi fa, ma la serie è molto più di quello che potrebbe apparire ad un primo sguardo. La sorpresa parzialmente negativa che coglierà l’utente appena iscritto a Disney+ è che non troverà tutte le puntate della prima stagione pronte per essere guardate, magari con un bel binge watching: è stato purtroppo deciso di mettere a disposizione al debutto solo le prime due puntate, per poi caricare le successive sei con cadenza settimanale ogni venerdì. Per ora dunque si possono visionare soltanto tre capitoli, che tuttavia bastano e avanzano per farsi un’idea abbastanza definita su The Mandalorian. Eccovi una breve recensione, senza spoiler che ve ne rovinino la visione, dei primi tre episodi di un racconto che ci riporta in quella galassia lontana lontana che ormai da 40 anni è entrata nel nostro immaginario collettivo.

La trama:

Dopo il crollo dell’Impero e prima della nascita del Primo Ordine, nell’anno 9 ABY (dopo la battaglia di Yavin), nella galassia regna una situazione complessivamente tranquilla, ma dietro una calma apparente agiscono ancora dei malvagi senza scrupoli fedeli alle decadute istituzioni imperiali. In questo contesto si muove un cacciatore di taglie mandaloriano: è un misterioso guerriero solitario originario del pianeta Mandalore, il ché implica anche la sua appartenenza ad un rigoroso codice etico al quale deve sempre attenersi: una delle sue regole principali, ad esempio, è quella di non togliersi mai l’elmo metallico che indossa. “Mando” (così viene soprannominato dal leader della sua Gilda) è uno dei più bravi nel suo lavoro, che svolge in maniera impeccabile e senza porsi alcun dilemma morale. Cercando una taglia più remunerativa rispetto alle ultime che aveva raccolto, viene messo in contatto con un sinistro committente che gli affida un compito promettendogli un’eccellente remunerazione: dovrà individuare e consegnargli, possibilmente vivo, un soggetto di 50 anni. Non sapendo nient’altro se non l’età dell’obiettivo e la sua posizione, Mando accetta e parte per la sua nuova missione. Quando, superate diverse peripezie, si ritroverà davanti all’individuo in questione, scoprirà che l’incarico era più difficile del previsto, e sarà costretto a compiere delle scelte che rischieranno di cambiare radicalmente la sua vita.

Recensione:

La prima impressione, terminata la visione del terzo episodio, è che questo innovativo spinoff live action sia riuscito ad attingere al meglio dell’universo di Star Wars e che abbia tutte le carte in regola per soddisfare la gran parte degli appassionati del franchise, evitando le polemiche e le proteste che l’ultima trilogia cinematografica si è attirata. Sebbene la vicenda sia ambientata cronologicamente tra fine della prima e il principio dell’ultima trilogia-i fatti si svolgono infatti tra Il ritorno dello Jedi e Il risveglio della Forza-non è presente nessun personaggio già noto: il protagonista ricorda sotto parecchi aspetti il famoso Boba Fett, ma sia lui che ciascuno dei comprimari compaiono qui per la prima volta.

La storia ha svariati richiami alla tradizione dei western, da cui vengono estrapolati alcuni stilemi del genere per essere collocati efficacemente nel contesto fantascientifico della galassia inventata da George Lucas. Paesaggi desolati, cittadine degradate, mercenari spietati e creature minacciose sono una costante nell’arco dei primi 90 minuti suddivisi nelle tre parti finora distribuite. Oltre a ciò non mancano nemmeno quelle caratteristiche che hanno fatto la fortuna della saga stellare: umorismo ben dosato e mai esagerato, pianeti e ambientazioni suggestivi, citazioni e riferimenti agli episodi canonici, sequenze d’azione coinvolgenti e spettacolari.

All’ottima resa scenica danno un contributo essenziale gli effetti speciali, che rendono estremamente dettagliata e curata ogni singola inquadratura in un modo talmente sofisticato che è assai raro riscontrare in una produzione televisiva. Il merito di aver messo a punto un progetto così ben funzionante va senza dubbio all’ideatore che ha pure supervisionato ogni fase della lavorazione, cioè a Jon Favreau, che ha messo in campo tutta la sua competenza e maestria nell’uso delle tecniche digitali.

In un mondo popolato da droidi, alieni ed eroi corazzati dalla testa ai piedi può non essere semplice riconoscere gli attori chiamati a dare il volto-o in certi casi solo la voce-ai vari personaggi. Ciononostante, soffermandosi sui titoli di coda, si potranno individuare i nomi che concorrono a formare un cast superlativo: sotto l’armatura del mandaloriano si nasconde Pedro Pascal, che dopo Game of Thrones e Narcos interpreta qui un altro ruolo iconico che potrebbe consacrarlo definitivamente nel panorama hollywoodiano. In parti secondarie spiccano celebrità del calibro di Nick Nolte, Taika Waititi , e c’è spazio perfino per un cameo del celebre Werner Herzog.

Per quanto riguarda i capitoli successivi è lecito insomma aspettarsi un proseguimento degno di quanto visto fino ad adesso. Ci sarà probabilmente un “Baby Yoda” più presente, anche se si potrebbe ipotizzare che sarà una presenza più dosata e misurata rispetto a quella che avrà nel merchandising. Va detto che allo stato attuale latita la componente femminile, ma da qui alla conclusione quasi sicuramente saprà farsi valere. Non ci resta perciò che attendere il prosieguo delle vicende di quello che, ad oggi, si candida ad essere uno dei migliori prodotti di Lucasfilm degli ultimi vent’anni.