Si interrompe la collaborazione tra Disney e Sony e Spider-Man abbandona il Marvel Cinematic Universe!

Spider-Man lascia il Marvel Cinematic Universe. Il mancato accordo tra Marvel e Sony, annunciato da Deadline, implica il ritorno del personaggio nelle sole mani di Sony, che aveva prodotto tutti i cinecomic dell’Arrampicamuri fino al 2014. Marvel e Sony si erano accordate nel 2015 per consentire l’inserimento dell’Uomo Ragno all’interno del Marvel Cinematic Universe: in cambio i Marvel Studios si erano impegnati a produrre i film di Spider-Man, dividendosi gli incassi con la Sony. Secondo alcune indiscrezioni l’accordo prevedeva che i Marvel Studios incassassero il 5% degli incassi di questi cinecomic raggiunti nel primo giorno di programmazione e i diritti esclusivi su tutto il merchandise. Da questa collaborazione erano scaturiti tre lungometraggi dei Marvel Studios con la partecipazione di Spidey (Captain America: Civil War, Avengers: Infinity War ed Avengers: Endgame) e due Spider-movie: Homecoming (2017) ed il recentissimo Far from Home.

Attualmente non si sa ancora molto sui reali motivi che hanno causato il mancato rinnovo dell’accordo, grazie (anche) al quale Endgame è riuscito a guadagnarsi il titolo di film di maggior incasso della storia del cinema e Far From Home ha da poco superato il record di Skyfall diventando il film Sony più redditizio di sempre al botteghino. Pare che all’origine dell’interruzione della collaborazione ci sia stata la proposta da parte dei Marvel Studios, dal 2015 interamente controllati dalla Disney, di una divisione più equa degli incassi e di un minore coinvolgimento di Kevin Feige nella produzione dei cinecomic Sony dedicati all’Uomo Ragno, mantenendo comunque il controllo totale sul merchandise. Sony avrebbe rifiutato la proposta e questo avrebbe portato a far saltare la trattativa. Può anche essere che con la recente acquisizione di Fox della Disney (che implica il futuro ingresso degli X-Men e dei Fantastici 4 nell’Universo Marvel), Feige e compagnia abbiano pensato che per il momento possono pure rinunciare al Tessiragnatele. Quel che è certo è che per ora non vedremo nuovamente Spider-Man in altre pellicole dei Marvel Studios. Tom Holland e Jon Watts, regista degli ultimi due lungometraggi di Spidey, hanno un contratto valido per altri due film, ma per il momento sembra che i prossimi capitoli con Holland correranno su un binario diverso rispetto ai cinecomic prodotti da Feige.

Non si sa se questa inaspettata rottura metterà definitivamente la parola fine alla collaborazione tra i due studi cinematografici. Quel che è certo è che diversi progetti sui quali si vociferava in questi mesi potrebbero non vedere mai la luce, e che sia Disney che Sony potrebbero pentirsi in tempi brevi di non aver trovato un compromesso dal quale avrebbero potuto continuare a beneficiare entrambe.

Questa potrebbe essere la tipica reazione di un fan della Marvel dopo aver letto che “l’amichevole Spider-Man di quartiere” non farà più parte del MCU…

Spider-Man: Far From Home – Analisi Trailer

Il nuovo trailer di Spider-Man: Far From Home è stato rilasciato da poche ore ed è pieno di molti dettagli!

—ATTENZIONE SPOILER!—
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Timeline

Abbiamo la conferma che il film sarà ambientato dopo il termine degli eventi di Avengers: Endgame.

QUI e QUI le nostre recensioni.

Mysterio

Scopriamo che il Mysterio di Far From Home proviene da un universo alternativo e sembra essere una versione buona del nemico classico del nostro amichevole arrampicamuri.

Dal trailer si evince che con lo schiocco di dita, Thanos ha creato una frattura nel tessuto del Multiverso.

Ebbene sì signore e signori, con Spider-Man: Far From Home viene introdotto il concetto di multiverso, e io spero vivamente che, vista la recente acquisizione della Fox da parte di Disney, il tutto si concluda con questo:

Le SECRET WARS! Per chi non sapesse cosa sono o abbia la memoria un po’ corta vada pure a leggere qui.

Le cose rilevanti da analizzare non sono molte, quindi vi lasciamo al trailer!

Avengers: Endgame – Recensione II

“La fine è parte del viaggio”

Il momento tanto atteso è finalmente arrivato. Dal 24 aprile i fan di tutto il mondo possono vedere una saga epica giungere al termine dopo un decennio abbondante di avventure memorabili e storie strabilianti. Con Avengers: Endgame si chiude non soltanto l’arco narrativo dei Vendicatori, ma pure l’intera serie iniziata con Iron Man nel lontano 2008 e che con quest’ultimo capitolo è arrivata a contare ben ventidue titoli, di cui la maggior parte ha collezionato record di incassi un tempo inimmaginabili. Non siamo assolutamente di fronte alla fine del Marvel Cinematic Universe che, come molti già sapranno, ha un nuovo cinecomic ragnesco pronto per luglio e diverse produzioni in via di sviluppo. Quel che è certo però è che dopo questo quarto lungometraggio dedicato agli Avengers l’universo della Marvel cambierà per sempre: è l’ora di congedarsi da alcuni eroi e di riabbracciarne altri. La vicenda iniziata in Infinity War si chiude in un “finale di partita” che regala sorprese spiazzanti, citazioni da brividi e combattimenti mozzafiato. I fratelli Russo sono riusciti a mettere in scena una conclusione indimenticabile destinata ad entrare nel cuore di chi nel corso degli anni si è affezionato a Tony, Cap, Thor & co. Come tutti i passi di addio che si rispettano non mancano momenti in cui la lacrima può scendere facilmente, ma i due registi sono stati abilissimi nel dosare attentamente divertimento, emozioni e drammaticità.

Trama:

Nel Wakanda lo schiocco di dita di Thanos con il guanto contenente tutte le Gemme dell’Infinito ha portato al tragico esito temuto: metà della popolazione dell’intero universo è stata spazzata via e con essa sono diventati cenere nove eroi. A fare i conti con le conseguenze del folle gesto rimangono Steve Rogers, Tony Stark, Thor, Rocket, Natasha Romanoff, James Rhodes, Bruce Banner e Nebula; al team si aggiunge quasi subito anche la potentissima Captain Marvel, richiamata sulla Terra dalla richiesta di aiuto inviatale da Nick Fury un istante prima di trasformarsi pure lui in cenere. I Vendicatori superstiti non hanno nessuna intenzione di rassegnarsi e metteranno in atto un tentativo audace e disperato per riportare in vita i loro amici e con essi tutti gli esseri viventi cancellati dalla follia del titano.

Recensione:

Nel corso dei dodici mesi che hanno separato l’uscita di Infinity War da quella di Endgame sono state formulate talmente tante suggestioni ed ipotesi sull’attesissimo ultimo atto che potevano portare sia a farsi aspettative irrealistiche sia ad ipotizzare degli sviluppi maggiormente fondati. Fa piacere vedere che la piega che prendono gli eventi non segue alla lettera nessuna delle ricostruzioni più accreditate, sebbene qualche passaggio fosse stato in effetti previsto da diverse teorie. D’altronde, i trailer che sono stati rilasciati da dicembre in poi avevano lanciato diversi indizi, nessuno dei quali per fortuna troppo rivelatore. Se perciò il ritorno di Occhio di Falco e Ant-Man, il ruolo essenziale di Carol Danvers all’interno del team ed un nuovo scontro con Thanos sono tutti elementi prevedibili, ogni singolo avvenimento non riportato nelle-pochissime-immagini trapelate dal set e nel materiale promozionale è ampiamente sorprendente. Anthony e Joe Russo sono stati bravissimi nel mettere a punto un eccellente blockbuster che ricollega ogni capitolo precedente dei Marvel Studios ed offre a ciascun personaggio lo spazio che si merita. Verrebbe quindi spontaneo aspettarsi un viaggio cupo in cui le scene drammatiche si susseguono una dopo l’altra. Se in alcune partì è davvero così, e trattandosi di un episodio conclusivo non potrebbe essere altrimenti, va anche riconosciuto che sono presenti intermezzi comici e di gag, verbali e non, che contribuiscono a mantenere in perfetto equilibrio la tensione per l’intera durata.

Le tre ore complessive di lunghezza della pellicola sono cosparse di continue citazioni e riferimenti agli altri titoli dei Marvel Studios, in particolare quelli aventi per protagonisti le tre colonne portanti Captain America, Iron Man e Thor; va da se pertanto che solo chi ha una discreta conoscenza (e soprattutto una buona memoria) della produzione cinematografica della Marvel potrà cogliere ed apprezzare fino in fondo i numerosissimi omaggi disseminati nello svolgimento della trama. Senza voler svelare contenuti che potrebbero rovinare l’effetto sorpresa, si può anticipare che il fulcro della narrazione ruoterà attorno proprio al magico trio composto dal miliardario playboy filantropo, il super soldato d’America ed il figlio di Odino. I tre attori che per circa una decade li hanno interpretati qui danno il meglio di loro stessi, con una menzione speciale per il mitico Robert Downey Jr.

Volendo cogliere delle imperfezioni le si possono riscontrare in un’eccessiva presenza di sequenze create appositamente per accontentare i fan e che talvolta stridono con il contesto e paiono un po’ forzate. Il cosiddetto “fan service” qui non è esagerato, anche se forse avrebbe potuto essere leggermente ridotto. In secondo luogo il ritmo e la tensione non sono calibrati in maniera impeccabile come in Infinity War, tuttavia i 182 minuti totali scorrono comunque abbastanza velocemente.

Avengers: Endgame è dunque un kolossal destinato a frantumare record al botteghino e ad occupare un posto speciale nel cuore degli appassionati che hanno seguito l’universo Marvel sul grande schermo dagli esordi fino ad oggi. Magari non tutti quanti gradiranno le modalità scelte per concludere il percorso di qualche personaggio, ma in questi casi il rischio di scontentare qualcuno lo si corre sempre.

Davanti ad un film capace di racchiudere il meglio di quanto visto finora e di regalarci un finale sensazionale non si può che dire un enorme GRAZIE ai Marvel Studios, ai registi e agli ideatori di questa fantastica cavalcata cinematografica nel mondo dei supereroi più potenti della Terra. Ovviamente tra i ringraziamenti non può mancare quello a colui che ha creato dal nulla questo universo: l’immenso Stan Lee.

Avengers: Endgame – RECENSIONE

La fine è parte del viaggio.

Ci siamo. La fine di questo arco narrativo, lungo 11 anni e 22 film, è arrivata.

Nonostante Spider-Man: Far From Home, in uscita l’11 luglio nelle sale italiane, sia il film che effettivamente chiude la Fase Tre del Marvel Cinematic Universe possiamo considerare Endgame la conclusione di un ciclo quasi perfetto che indubbiamente ha stabilito nuovi livelli di narrativa nella storia del cinema.

RECENSIONE – Spoiler Free

Il film inizia subito dopo lo schiocco di dita di Thanos: metà degli esseri viventi dell’universo è stata cancellata dall’esistenza e vediamo gli eroi sopravvissuti che cercano di trovare un modo per salvare tutti quelli che sono stati cancellati dal Titano Folle.

Per non farvi spoiler non posso scendere di più nei dettagli, ma posso assicurarvi che gli sceneggiatori sono riusciti ad ordire una trama che, almeno per quello che riguarda il sottoscritto, è impossibile da indovinare, anche solo lontanamente.

Le scene viste nei trailer sono tutte presenti nel film, soprattutto nella prima ora.

Prima ora che serve a raccontarci cosa succede ai sopravvissuti alla Guerra dell’Infinito e che si svolge senza grandi scene d’azione ma con molti dialoghi e colpi di scena, un po’ lenta forse però già nella seconda ora il ritmo accelera: un crescendo fino ad arrivare all’ultima parte del film dove esplode l’azione con la A maiuscola!

Vi sono molte scene che celebrano i momenti topici dei precedenti film sugli eroi più grandi della Terra, in mezzo alle quali la tensione viene spezzata da gag ben piazzate e non troppo invadenti. Ovviamente qualcuno morirà e non è detto che sia chi pensate, io non me l’aspettavo, ma devo comunque dire che è stata una morte degna e gloriosa.

CONCLUSIONI

In questo film una cosa è certa: i fratelli Anthony e Joe Russo hanno voluto concludere un arco narrativo composto di ben 22 (leggasi VENTIDUE) film, Endgame compreso, mettendo un punto fermo nella storia decennale del Marvel Cinematic Universe.

Assisteremo al passaggio di un testimone che è un simbolo di speranza per tutta l’umanità, con la consapevolezza che la vita va avanti nonostante le perdite subite.

Grazie per averci fatto sognare in questo viaggio lungo undici anni.

P.S.: L’unico spoiler che vi facciamo è sulle Post Credit Scene: non ce ne sono, nemmeno una. Ma vale la pena veder scorrere i titoli di coda per vedere il tributo alla formazione originale degli Avengers e agli interpreti degli stessi.

Netflix cancella The Punisher e Jessica Jones

La voce circolava già da alcune settimane, ma adesso la notizia è ufficiale: Netflix ha deciso di cancellare sia The Punisher che Jessica Jones. Dopo la cancellazione, nell’ordine, di Iron Fist, Luke Cage e Daredevil, ora dunque tocca anche alle ultime due serie Marvel superstiti nella piattaforma streaming. L’ufficialità è arrivata direttamente da Netflix che ha rilasciato a Deadline un comunicato nel quale annuncia la decisione di non rinnovare The Punisher per una terza stagione e che la prossima stagione di Jessica Jones – la terza – che uscirà nei prossimi mesi sarà l’ultima. Con l’occasione sono stati ringraziati gli attori che hanno interpretato i due personaggi, gli sceneggiatori e tutto il cast e la crew che hanno preso parte alle due serie.
Cala così il sipario sulla collaborazione tra Netflix e Marvel. La piattaforma di streaming della Disney che debutterà entro quest’anno sarà il nuovo contenitore delle serie targate Marvel, ma al momento è difficile immaginare che le serie dei quattro Defenders e di Punisher possano proseguire all’interno di Disney+. Una piccola speranza l’ha accesa Hulu, servizio alternativo a Netflix negli USA, che si è reso disponibile a far continuare le serie dei supereroi recentemente interrotte. Nei prossimi mesi ne sapremo sicuramente di più.

PS: Poche ore fa Jon Bernthal, l’interprete di Frank Castle, si è congedato dal suo personaggio ringraziando tutti i fan con questo post:

A tutti quelli che hanno servito. A tutti quelli che conoscono la perdita. A tutti quelli che amano e capiscono Frank e il suo dolore. È stato un onore vestire i suoi panni. Sono infinitamente grato ai fan del fumetto e agli uomini e donne dei Servizi Armati e alla comunità delle forze dell’ordine per i quali Frank significa davvero tanto. Grazie all’USMC e a tutti i meravigliosi soldati che mi hanno allenato. Dateci dentro. Statemi bene.

Ma il ringraziamento più grande va a lui, che ha saputo regalarci una versione del Punitore praticamente perfetta.

Il film sulla Vedova Nera potrebbe essere il primo del MCU vietato ai minori!

Ai Marvel Studios è sempre stato criticato di “giocare in sicurezza” proponendo film con classificazione PG-13 (classificazione americana) mentre altre case produttrici, come FOX con il franchise degli X-Men e anche la DC, negli anni hanno proposto film vietati ai minori (Deadpool, Logan, Watchmen).

Potrebbe essere che, in effetti, la Marvel stia per entrare nel mondo dei più grandi con una delle sue prossime produzioni e sembra che sia proprio il film sulla Vedova Nera!

La super spia interpretata da Scarlett Johansson sta infatti per avere il suo personalissimo film nel 2020 ed è quindi possibile che con il background oscuro di Natasha Romanoff e le sue scene d’azione il film venga classificato Vietato ai minori.

Kevin Feige, presidente della Marvel, e Bob Iger, CEO Disney, hanno entrambi confermato che la questione film Vietato ai minori non è fuori discussione, nonostante sia comune pensare che la Disney produca solamente film per famiglie.

FONTE

Ricordando Stan Lee

Lunedì 12 novembre 2018 è una data che la maggior parte degli appassionati di fumetti non dimenticherà tanto facilmente: in quella serata è stata annunciata la dipartita del grande Stan Lee, il fondatore della Marvel per come la conosciamo oggi e creatore di numerosissimi supereroi entrati ormai nell’immaginario collettivo. Per tanti Lee era conosciuto principalmente a causa delle sue immancabili, brevi e spesso esilaranti apparizioni nelle pellicole dedicate ai personaggi nati dalla sua fantasia. Ma Stan Lee era assai più di questo. È stato un instancabile innovatore, un formidabile creativo che ha dato vita a un’infinità di super-umani che hanno suscitato fin da subito l’entusiasmo del pubblico. In un’epoca in cui il fautore delle gesta eroiche era un essere quasi invincibile dotato di poteri alieni o un miliardario che combatteva il crimine grazie ad un’attrezzatura altamente tecnologica, Lee ha avuto l’intuizione (e la sfrontatezza) di proporre una versione dell’eroe più vicina alla gente comune Spesso e volentieri questi non era altro che una persona ritrovatasi suo malgrado ad avere abilità fuori dal normale, e da quel momento in poi lottava costantemente per trovare un equilibrio tra una vita normale e la responsabilità di usare i suoi poteri a fin di bene. L’approccio rivoluzionario di Lee al mondo superoistico ha fatto sì che chiunque potesse immedesimarsi nelle sue creature, proponendo un nuovo modello di narrare le storie eroiche che ancora adesso si dimostra vincente, sia sulla carta stampata che sul grande schermo. Ma chi era davvero Stan Lee e quali sono le origini dietro la creazione del suo meraviglioso mondo di fumetti?

Stanley Martin Lieber nasce a New York il 28 dicembre 1922. I suoi genitori sono una coppia di immigrati romeni ebrei che vivono in un piccolo appartamento nel Bronx. Le difficili condizioni familiari portano il piccolo Stan a cercare uno svago andando al cinema e leggendo molto, da H. G. Wells a Shakespeare. Si appassiona in particolare anche ai pulp magazine, delle riviste a basso prezzo di racconti fantastici e popolari. Fin da giovane inizia a mostrare subito il suo carattere esuberante e fuori da ogni schema; basti pensare che a 17 anni scrisse sul soffitto di una scuola “Stan Lee is god”, coniando così lo pseudonimo che lo accompagnerà per tutta la vita. Sul finire degli anni ’30 viene assunto grazie al fratello di sua mamma in una casa editrice di fumetti, la Timely Publications, dove deve occuparsi di svariate mansioni. La paga è misera ma lui non si scoraggia e nel giro di pochi giorni propone già a Simon e Kirby, autori della testata principale della Timely Captain America Comics, un racconto completamente nuovo, che verrà pubblicato il 5 agosto 1941. Lee viene presto nominato direttore editoriale, carica che ricoprirà solo pochi mesi prima di venire arruolato nei Signal Corps, i corpi di comunicazione dell’esercito americano. Terminato il conflitto, sembra che le cose per lui non possano andare meglio: la Timely sotto la sua direzione riscuote un successo crescente, nel 1947 sposa una modella inglese e nel 1950 diventa papà di Celia. Tuttavia, la campagna sociale e mediatica che si scatena contro i fumetti nei primi anni ’50 porta ad un drastico calo delle vendite e ad un ridimensionamento generale del settore; il Comics Code Authority, un codice di autoregolamentazione interno, non fa che peggiorare le cose. La prima a capire che è il momento di cambiare è la DC Comics, che ripropone i suoi pezzi forti in maniera più leggera e meno violenta. Stan si mette sulla stessa lunghezza d’onda, ma con un’intuizione che si rivelerà rivoluzionaria: per la creazione delle storie si fa affiancare dagli stessi disegnatori, che diventano parte integrante del processo creativo. Nasce il cosiddetto “Metodo Marvel”, dal quale escono racconti estremamente innovativi, con un mix di vari generi che coinvolge il lettore come mai era successo finora. Va riconosciuto che buona parte del merito della riuscita di questa innovazione va ai due disegnatori che collaborarono con il baffone sorridente, ovvero Steve Ditko e Jack Kirby, senza i quali nulla di ciò che è venuto dopo sarebbe stato possibile. A sancire il debutto della nuova Era dei comics è il n°1 di Fantastic Four, uscito nel novembre 1961.

Da sinistra Stan Lee, Jack Kirby e Steve Ditko negli anni ’60
La copertina di Fantastic Four n°1

Da allora la Timely viene rinominata Marvel. Il trio sembra inarrestabile e sforna eroi in rapida successione: entro il 1965 esordiscono l’Uomo Ragno (per capire meglio le origini dell’Arrampicamuri leggetevi questo articolo), Thor, Iron Man, Hulk, Daredevil, I Vendicatori, Ant-Man, Dottor Strange, Nick Fury e gli X-Men.
Dal 1972 Stan Lee diventa editore della Marvel. Durante il ventennio che ne segue intraprende iniziative che puntano a sviluppare ulteriormente il suo marchio in altri ambiti come il cinema, senza però raggiungere risultati apprezzabili. Non mancano i momenti di difficoltà: basti pensare, solo per citarne alcuni, alla crisi di vendita al principio della sua carriera da editore o alla bancarotta della sua casa editrice nel 1996. Ciononostante “The Smiling” (uno dei suoi innumerevoli soprannomi) ha sempre saputo uscirne a testa alta, cercando continuamente di adeguarsi ai mutamenti della società e ai desideri dei lettori. I risultati sono sotto i nostri occhi di tutti ancora oggi. Adesso la Casa delle Idee è un’industria verticale che gestisce molteplici aspetti dell’intrattenimento, e i cui personaggi oramai sono dei veri e propri brand. Se si è arrivati ad un simile traguardo è soprattutto grazie a quel simpatico vecchietto sorridente che appare per una manciata di secondi in ogni cinecomic della Marvel.

Ci sarebbero moltissimi altri episodi della vita di Stan Lee che meriterebbero quantomeno di essere citati, e ugualmente sarebbe interessante riflettere su come sia riuscito a mantenere per interi decenni lo status di uomo immagine della sua casa editrice oscurando parecchi suoi collaboratori. Al di là di ogni considerazione, è comunque innegabile che chiunque abbia mai sfogliato un suo albo o visto un film in cui lui compariva gli è in qualche modo debitore. Alla fine si può dire che la sua stessa vita sia stata una storia avvincente degna di essere raccontata in un fumetto e, perché no, pure in un adattamento cinematografico.
“Excelsior!”

Morto Stan Lee

Oggi è morto Stan Lee, il leggendario creatore dei supereroi Marvel, aveva 95 anni.

Creatore di personaggi indimenticabili come Spider-Man, X-Men, Black Panther e I Fantastici Quattro, editore e direttore di Marvel Comics aveva fatto la fortuna della Casa delle Idee.

Addio Stan, vogliamo ricordarti sorridente come in ogni tuo cameo.

EXCELSIOR!

Stan Lee

Daredevil – Stagione 3 – Recensione

Le prime immagini della terza stagione della serie dedicata al diavolo di Hell’s Kitchen erano state inserite al termine dei titoli di coda dell’ultima puntata della seconda stagione di Iron Fist, e pochi giorni dopo l’uscita di quest’ultima sono state diffuse in un teaser a sé stante: si tratta di pochi secondi durante i quali si vedeva il protagonista all’interno di un confessionale, sofferente ma risoluto, dire:”Preferisco morire come il Diavolo che vivere come Matt Murdock”. Queste parole riescono a rendere molto bene i presupposti alla base della terza stagione di Daredevil, disponibile in streaming su Netflix dal 19 ottobre. Le nuove puntate arrivano a oltre un anno di distanza dall’ultima apparizione dell’avvocato cieco nel crossover Defenders (2017), e dimostrano che la lunga attesa non è stata vana. Il terzo capitolo delle avventure del diavolo custode è un oscuro viaggio che ridisegna il percorso dell’eroe, uno scontro senza esclusione di colpi tra bene e male, una ricerca disperata della giustizia ostacolata dal ripresentarsi di fantasmi del passato. Man mano che si procede con gli episodi si ha la conferma di essere davanti al miglior prodotto del binomio Marvel-Netflix, che ha saputo offrire al pubblico una trasposizione autentica e al tempo stesso coraggiosamente innovativa di uno degli eroi più affascinanti della casa editrice di fumetti fondata oltre mezzo secolo fa da Stan Lee.

Trama

Al termine della battaglia combattuta insieme ai Defenders Matt Murdock era stato dato per morto, poiché il suo alter ego vestito di rosso si era sacrificato per salvare i suoi compagni ed era rimasto all’interno di un edificio crollatogli addosso. Ora si scopre che Matt è miracolosamente sopravvissuto, ma riporta numerose ferite, sia interne che esterne. A prendersi cura di lui ci pensano padre Lanthom e suor Maggie, che l’aveva accolto in orfanotrofio quando era rimasto orfano. Murdock comincia lentamente a guarire. Decide poi di riprendere la sua missione con metodi più estremi, tenendo lontane le persone a lui care. Karen e Foggy intanto hanno preso strade differenti: lei continua a fare la giornalista al New York Bullettin ed è convinta che il suo amico con la doppia vita non sia morto, lui invece sembra essersi rassegnato e continua la sua carriera di avvocato. Nel frattempo Wilson Fisk dal carcere stringe un accordo con l’FBI e riesce a farsi trasferire in un appartamento privato sorvegliato dai federali notte e giorno; da lì ricomincia a tessere le fila della sua potentissima rete criminale. Venutolo a sapere, Matt si attiva subito per trovare un modo per fermarlo. Tuttavia si renderà presto conto che è una battaglia troppo grande per un uomo solo, e tonerà a collaborare con i suoi due amici. Fisk naturalmente non rimarrà a guardare e risponderà mettendo ai suoi ordini un sicario con una mira formidabile.
La storia è liberamente ispirata al ciclo Born Again di Frank Miller (1986).

Recensione

L’intera stagione può essere vista come una sorta di ritorno alle origini. I trascorsi accaduti nella seconda stagione appaiono molto distanti e vengono a malapena citati, mentre i fatti di Defenders vengono ripresi, per ovvie ragioni, soltanto nelle puntate iniziali. Ed è proprio guardando i primi episodi che si ha la sensazione di osservare il protagonista ripartire da un nuovo Anno zero e deciso, in seguito alle troppe delusioni, a ripensare il suo ruolo di guerriero mascherato. Il filo si riallaccia così alla prima stagione, dalla quale riemergono diversi volti. Il simbolo emblematico di questa specie di rinascita è rappresentato dal ritorno della tuta nera con la quale Matt aveva mosso i primi passi nella sua lotta al crimine (non aspettatevi quindi di rivederlo con il tradizionale costume rosso con le corna, che sarà sì presente, ma non indossato dal suo legittimo proprietario).


Mentre “l’uomo senza paura” riparte da capo, parallelamente un grande cattivo prepara un piano che mira a farlo tornare a dominare sulla città, travolgendo tutti quelli che gli si oppongono. Lo scontro, quasi sempre a distanza, tra i due è il vero punto di forza di questo terzo arco narrativo. Merito sicuramente delle performance dei due attori, ma specialmente di Vincent D’Onofrio, che impersona il suo Wilson Fisk facendone trasparire tutta la follia e perfidia anche con il solo sguardo. Ad accrescere il livello della tensione ci pensa un altro antagonista, che irrompe prepotentemente fin da subito e ben presto si rivelerà essere un avversario dalle abilità straordinarie. A stupire in positivo è l’efficacia con cui viene inserito un villain del genere, ricco di sfaccettature e complessità, in un contesto che non rinuncia mai a mettere in scena ogni figura, sia nuova che vecchia, mettendone in luce le contraddizioni e le fragilità. La cornice realistica che fa da sfondo agli eventi è la solita Hell’s Kitchen, un quartiere-città che si mostra fragile e incline alla corruzione, similmente alla Gotham del Cavaliere Oscuro di Nolan.
Arrivata al terzo ciclo a quattro anni dal debutto, la serie mostra la sua netta superiorità rispetto alle altre della Marvel presenti su Netflix sotto molteplici aspetti, non da ultimo la qualità della regia e di alcune sequenze d’azione. Oltre ad un discreto uso delle luci e delle ombre, spiccano gli effetti sonori che stimolano il coinvolgimento dello spettatore e il ricorso a parecchi flashback inseriti con eleganza e di estrema importanza per comprendere fino in fondo un determinato momento. Ai combattimenti invece va riservato un discorso a parte: ne sono presenti almeno tre o quattro che garantiscono un alto indice di spettacolarità e di intrattenimento, grazie a dei piani sequenza che di rado vengono utilizzati così bene in un prodotto televisivo (per chi conosce bene le due stagioni precedenti non si tratta certo di una novità, e se ne avrà la conferma quando ammireranno la lotta di Matt in un corridoio pieno zeppo di carcerati intenzionati a non farlo uscire vivo dalla prigione).

Per quanto riguarda i difetti non è affatto semplice trovarne. Probabilmente la presenza di tante sottotrame non agevola la concentrazione sul plot principale, che talvolta risulta un po’ dilatato. Ciò è riconducibile al solito format di tredici puntate di durata variabile dai 45 ai 60 minuti, che spesso e volentieri costringe gli sceneggiatori a mettere troppa carne al fuoco.

La terza stagione di Daredevil si presenta dunque unendo il meglio delle due che l’hanno preceduta. Vista la recente cancellazione, dopo appena un paio di stagioni, di Luke Cage ed Iron Fist, l’intero futuro della collaborazione tra Marvel e Netflix è una gigantesca incognita. Visto l’ottimo risultato finora ottenuto, conviene sperare che il Diavolo riesca a non farsi trascinare a picco e torni a vigilare nell’ombra sul suo quartiere una quarta volta.

Marvel’s Luke Cage: cancellato il rinnovo dopo due stagioni

Una settimana dopo la cancellazione di Marvel’s Iron Fist, tocca anche Marvel’s Luke Cage chiudere definitivamente con la seconda stagione.

Ecco il comunicato stampa di Marvel e Netflix:

“Sfortunatamente, Marvel’s Luke Cage non tornerà per una terza stagione. Tutti a Marvel Television e Netflix sono grati allo showrunner, al cast e alla crew che ha portato in vita l’eroe di Harlem in queste due stagioni e tutti i fan che hanno supportato la serie.”

Questo potrebbe essere un’ulteriore segnale della chiusura dei rapporti tra Marvel e Netflix, con solo Daredevil, Jessica Jones e The Punisher rimaste al servizio di streaming, quest’ultima ancora senza data di uscita.

Il mancato rinnovo è stato una sorpresa dato che lo showrunner, Cheo Hodari Coker aveva già iniziato a mettere insieme gli autori per la terza stagione dedicata all’eroe di Harlem.

La terza stagione di Daredevil ha appena debuttato sulla piattaforma, The Punisher ha terminato recentemente le riprese della stagione 2 e la produzione della terza stagione di Jessica Jones inizierà a breve.

Speriamo soltanto che anche queste produzioni non subiscano il colpo d’ascia di Luke Cage e Iron Fist!